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Non siamo fatti per mangiare carne...

... Ma animali di piccola, media e grossa taglia
Di Editor Oukside , 22 Marzo 2017

Non siamo fatti per mangiare carne...

L'uomo è fatto per mangiare carne? O non siamo fatti per mangiare animali? La dieta vegana è migliore per la salute e la perdita di peso? Domande molto dibattute, alle quali risponderemo in questo articolo!

Alimentazione veg(etari)ana e salute

Molte persone che abbracciano lo stile di vita/alimentare veg(etari)ano lo fanno per motivi di carattere etico, ammettendo che effettivamente escludere una intera categoria alimentare non sia molto proficuo in termini salutistici. Altri sono così convinti del loro stile alimentare che lo difendono a spada tratta con motivazioni assurde o nascondendosi dietro nomi importanti, senza mettere un minimo di logica, buon senso e scientificità in ciò che dicono.

Per quanto riguarda gli effetti su salute peso corporeo, i veg(etari)ani spesso fanno riferimento alle popolazioni che vivono ancora in un ambiente di tipo ancestrale, mangiando solo tuberi, radici, bacche e semi, asserendo che, dal momento che in queste popolazioni il sovrappeso è praticamente inesistente, allora sia la dieta vegetariana la soluzione ai problemi di peso della società industrializzata.

In realtà, basare le proprie tesi su delle osservazioni correlazionali è una strategia perdente in partenza. Analizzando i trial randomizzati controllati (i "veri" esperimenti, e non quelli osservazionali), scopriamo che, per la perdita di peso, le diete basate sui vegetali effettivamente funzionano. Ecco due studi, con i titoli tradotti in maniera letterale:

  • "Un trial controllato randomizzato su 2 anni per la perdita di peso paragonando una dieta vegana ad una dieta low-fat più moderata" (1);
  • "Una dieta low-fat vegana ed una dieta convenzionale per il diabete nel trattamento del diabete di tipo 2: un trial clinico, randomizzato, controllato, di 74 settimane" (2).

Se avete del tempo, leggeteli; se volete risparmiare, dicono che hanno vinto le diete basate sui vegetali. Ma ecco altri due trial randomizzati e controllati, questa volta relativi a uno stile alimentare opposto: la Paleo. Di seguito i titoli, di nuovo tradotti letteralmente:

  • "Una dieta Paleolitica è più saziante caloria per caloria rispetto ad una dieta di tipo Mediterraneo nei pazienti con malattia ischemica cardiaca” (3) [ndt: il titolo sembra avere poco senso per noi, ma guardando le conclusioni si nota la "vittoria" della Paleo rispetto alla Dieta Mediterranea];
  • "Una dieta Paleolitica migliora la tolleranza al glucosio più di una dieta di tipo Mediterraneo negli individui con malattia ischemica cardiaca" (4).

Benissimo: abbiamo, dunque, due trial controllati a favore della veg(etari)ana e due a favore della Paleo. Perché sia la Dieta vegana/vegetariana che la Dieta Paleo funzionano per la perdita di peso e il miglioramento dei parametri metabolici? Perché si basano su alimenti poco palatabili, scarsa varietà alimentare, scarsa densità energetica. Tutte caratteristiche che inducono a mangiare di meno.

Quando i veg(etari)ani mettono in mezzo la salute e la longevità di popolazioni che basano la loro dieta esclusivamente sui prodotti vegetali (come i !Kung della Botswana, gli abitanti della Melanesia o dell’isola di Kitava, o ancora della Nuova Guinea) per giustificare che il loro stile è correlato a minore incidenza di malattie, dovrebbero mettere in mezzo anche la salute e la longevità di altre popolazioni, come gli Aché o i Masai. Questi anche godono di ottima salute, hanno bassissimo rischio di incidenza di qualsiasi malattia riusciate a nominare (5, 6), eppure basano la loro dieta su carne, latte, frattaglie e sangue di mucca.

Alimentazione veg(etari)ana e rischio di tumore

Qui la questione è un gran guazzabuglio. E, anche qui, le inesatte conclusioni basate su osservazioni correlazionali prendono il sopravvento. Infine, anche qui, pare che qualsiasi modifica dietetica apporti benefici: che sia veg(etari)ana (7), che sia chetogenica (8), che sia una modifica nutrizionale verso un approccio dietetico “normale” (9), si ha sempre un beneficio. Infatti, non è la dieta in sé ad apportare benefici, ma la restrizione calorica in generale (10).

Nell'ultimo articolo riportato (10) si parla dei meccanismi biochimici e molecolari alla base dell’insorgenza dei tumori e di come la restrizione calorica possa apportare benefici. Sapete una cosa? La carne non viene affatto citata!

Non siamo fatti per mangiare carne…

Il veg(etari)ano medio fa strani riferimenti all’evoluzione dell’uomo per far credere che l’essere umano sia fatto per mangiare vegetali: mani prensili, occhi distanziati, dentatura predisposta alla frantumazione e non alla lacerazione e, soprattutto, intestino perfettamente compatibile con una alimentazione vegetariana e assolutamente non propenso a digerire la carne, che invece darebbe vita a fenomeni di macerazione e putrefazione. Mettendo queste caratteristiche in relazione con i mammiferi predatori carnivori e i mammiferi non predatori erbivori, il veg(etari)ano medio conclude che l’uomo rientra tra gli erbivori ed è molto più vicino a loro che ai predatori carnivori.

L'uomo, però, potrebbe essere paragonato a un altro tipo di animale, sempre tra i mammiferi, con caratteristiche praticamente identiche: occhi distanziati, dentatura predisposta a triturare e non lacerare; mancano solo le mani prensili, ma anche l’intestino è molto simile. Eccolo qui, accanto a quello di un essere umano:

Paragone intestino dei suini vs degli umani

A parte il diverso "avviluppamento", dovuto alla diversa logistica in un corpo sviluppato in orizzontale rispetto ad uno sviluppato in verticale, sono praticamente uguali. Se vi state ancora chiedendo di che animale si tratta, l’intestino sulla sinistra appartiene a un maiale e l’animale che qui usiamo per il paragone in pieno stile veg è il cinghiale, molto simile al maiale.

…ma animali di piccola, media e grossa taglia

Cosa mangiano naturalmente i cinghiali? "Tutto ciò che può entrare nelle loro bocche", come si può leggere nell’articolo dedicato ai cinghiali selvatici. Mangiano, sì, alimenti vegetali, ma non rifiutano certo qualsiasi altro alimento possa dare loro i nutrienti di cui hanno bisogno: uova, roditori, rettili.

La considerazione "evoluzionistico-antropologica", semplicemente, non ha senso così come spiegata dai veg(etari)ani. Anche se lo avesse, andiamo a vedere la composizione e l’attività batterica all’interno del nostro colon. Nel colon, il numero di batteri presenti è pari a 10 milioni di volte il numero dei batteri presenti nell’intestino tenue (11). Se nel tenue sono presenti 10 milioni di batteri, nel colon ce ne sono 100 mila miliardi, vale a dire, rispettivamente, lo 0,00001% e il 99,99999% dei batteri totali che vivono nel nostro intestino.

Nonostante questa disproporzione esagerata, quel “piccolo” 0,00001% si fa carico del 97% dell’attività proteolitica globale, mentre il restante 99,99999% di batteri fa registrare una attività proteolitica del 3% (12): in poche parole, il colon non ha a che fare con la digestione proteica, che viene praticamente completata prima di esso, nel tenue. Se ci fossero “pezzi di carne” a fermentare e marcire, l’attività di degradazione proteica registrata dovrebbe essere ampiamente maggiore.

Oltre a questo, segnaliamo il bellissimo report di un paziente con digiunostomia (13), vale a dire che, nel suo caso, l’intestino inizia col digiuno (parte dell’intestino tenue) e finisce con esso in un foro sull’addome (stoma) attraverso cui fluisce, in un sacchetto, il contenuto gastrico semidigerito.

Rimandando alla lettura dell’articolo suddetto, sottolineiamo qui le cose essenziali, sostanzialmente due:

  • La prima è che questo soggetto ha osservato che le “uscite” attraverso il suo stoma non erano mai costituite di pezzi di carne o materiale grasso, bensì di alimenti fibrosi, vegetali.
  • La seconda è ancora più interessante. Incuriosito dal fatto che non trovasse mai pezzi di carne nel sacchetto all’uscita dello stoma, ha ingoiato senza masticare il più grosso pezzo di carne che riuscisse a mandare giù. Risultato? Nessuna traccia di carne in uscita: acidi e pepsina gastrici avevano fatto il loro lavoro e, se ci fosse stata la restante parte dell’intestino, consentito ad essa di completare la degradazione proteica e l’assorbimento aminoacidico.

Non siamo fatti per mangiare (primariamente) vegetali

Facciamo un ragionamento più sensato: se l’uomo si è evoluto in un ambiente in cui era difficile reperire fonti energetiche, se i nostri sistemi ancestrali che ci motivano a cercare cibo danno priorità ad alimenti ad alta densità energetica (ed è per questo che oggi tendiamo a sovralimentarci), se i nostri circuiti di reward/gratificazione rispondono ad alimenti ricchi di energia e sono inibiti dal gusto acido/amaro (per non spingerci a consumare potenziali alimenti nocivi), perché dovremmo essere fatti per mangiare quasi solo alimenti vegetali? Sono, sì, ricchi di micronutrienti, ma poveri di energia, di aminoacidi e grassi essenziali e dotati di gusti verso i quali non siamo “ancestralmente” spinti (amaro, acido, non dolce, etc.).

Proprio per questi motivi utilizziamo alimenti come le verdure, nelle nostre diete: aumentare il volume e abbassare la densità energetica globale, diminuire il contributo energetico del pasto fornendo molti micronutrienti in poche calorie, diminuire la “dipendenza da cibo” e aumentare il contenuto di fibre globale; fibre, sostanze che non siamo in grado di digerire. Le verdure sono, di fatto, alimenti “dietetici”, ma l’uomo non è nato per fare diete, non è nato per alimentarsi primariamente a base di vegetali.

Non dimentichiamo, inoltre, che mentre la carne di molti animali è tranquillamente consumabile cruda (oggi la cuociamo per altri motivi, come l’annullamento della carica batterica o consentire una migliore masticazione), molti vegetali sono non solo non edibili se consumati crudi, ma addirittura tossici (solanine delle patate; fitoemagglutinine dei legumi).

Considerazioni finali

Chi vuol abbracciare uno stile di vita veg(etari)ano, che lo faccia, ma non giustifichi la sua scelta tirando in ballo correlazioni non esatte o casuali (da non confondere con “causali”) o strane nozioni di Fisiologia. Ritengo che, a suggerire uno stile di vita vet(etari)ano siano motivazioni di carattere etico, ed è bello e lodevole ammettere che siano queste e non i presunti vantaggi salutistici la base della scelta.

Riferimenti

  1. Turner-McGrievy GM et al. A two-year randomized weight loss trial comparing a vegan diet to a more moderate low-fat diet. Obesity (Silver Spring). 2007.
  2. Barnard ND. A low-fat vegan diet and a conventional diabetes diet in the treatment of type 2 diabetes: a randomized, controlled, 74-wk clinical trial. Am J Clin Nutr. 2009.
  3. Jönsson T. A paleolithic diet is more satiating per calorie than a mediterranean-like diet in individuals with ischemic heart disease. Nutr Metab (Lond). 2010.
  4. Lindeberg S. A Palaeolithic diet improves glucose tolerance more than a Mediterranean-like diet in individuals with ischaemic heart disease. Diabetologia. 2007.
  5. Mann GV et al. Cardiovascular disease in the masai. J Atheroscler Res. 1964.
  6. Mann GV et al. Atherosclerosis in the Masai. Am J Epidemiol. 1972.
  7. Lanou AJ, Svenson B. Reduced cancer risk in vegetarians: an analysis of recent reports. Cancer Management Res. 2011.
  8. Klement RJ, Champ CE. Calories, carbohydrates, and cancer therapy with radiation: exploiting the five R’s through dietary manipulation. Cancer Metastasis Rev. 2014.
  9. Palmer S. Diet, nutrition, and cancer. Prog Food Nutr Sciem>. 1985.
  10. Longo VD, Fontana L. Calorie restriction and cancer prevention: metabolic and molecular mechanisms. Trends Pharmacol Sci. 2010.
  11. Macfarlane GT et al. Contribution of the microflora to proteolysis in the human large intestine. J Appl Bacteriol. 1988.
  12. Gibson SA et al. Significance of microflora in proteolysis in the colon. Appl Environ Microbiol. 1989.
  13. La strada di Wolverine: http://roarofwolverine.com/archives/412.
  14. Approfondimento sulle solanine.
  15. Approfondimento sulle fitoemoagglutinine.

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