Il dilemma della caloria: essere o non essere?

La verità completa e definitiva che risponde alla domanda "Una caloria è una caloria?"

Il dilemma della caloria: essere o non essere?

Questa domanda risuona in ogni discorso in Dietetica e Nutrizione: non c’è argomento in cui non si tocchi il concetto “Una caloria è una caloria?”. Volete scoprire tutta la verità, una volta per tutte? Allora prestatemi qualche minuto del vostro tempo: promesso, vi ridarò ogni secondo.

Una caloria è una caloria?

Andiamo dritti al sodo: una caloria è una caloria? Così come un tavolo da ping pong è un tavolo da ping pong, un’arancia è un’arancia, una tazzina da caffè è una tazzina da caffè, parimenti una caloria è una caloria e, ovviamente, non è tutte le cose su citate: non è un tavolo da ping pong, non è un’arancia, non è una tazzina da caffè.

Tutti d’accordo? Io dico proprio di sì: è Italiano, puro e semplice. Sono pochi gli individui che potrebbero essere in disaccordo e dire “No, una tazzina da caffè non è una tazzina da caffè”, affetti da disturbi neurologici. Ma è certo che voi non rientrate in quei casi, semplicemente perché altrimenti non sareste qui a leggere queste parole.

Fermi un attimo: se siamo tutti d’accordo, perché mai quello de “Una caloria è una caloria?” è uno degli argomenti più controversi in Dietetica e Nutrizione? La risposta è semplice, e dovrete seguirmi ancora qualche minuto: come promesso, vi restituirò questo tempo.

La “storia” che ha portato a questo grande dilemma (una caloria è o non è una caloria?) si articola in queste fasi:

  • Nascita del modello Energia IN vs Energia OUT
  • Confusione di Bilancio energetico e Bilancio calorico
  • Distorsione del modello: nascita di Calorie IN vs Calorie OUT
  • Il moto perpetuo: il caos genera caos

Non spaventatevi, vi spiegherò punto per punto cosa è successo e come, da un più o meno piccolo errore (decidete voi l’entità del danno), si sia generata tanta confusione e, ad oggi, ancora ci si chieda “Ma una caloria è una caloria?”.

Nascita del modello Energia IN vs Energia OUT

C’è da parlare di questo? Soltanto brevemente: Energia IN vs Energia OUT ce lo siamo presi dalla Termodinamica. Chiaro e tondo (e sempre vero): in un sistema chiuso, ciò che esce è uguale a ciò che entra; se registriamo un delta in uscita, allora ci sarà un delta di massa da qualche parte nel sistema.

In sostanza: se in un sistema entra una quantità di energia pari a X, e questa non la ritroviamo in uscita, qualcosa è successo nel sistema e questo qualcosa è un aumento di massa. In Nutrizione e Dietetica si parla di “Surplus di energia che si trasforma in peso (o in grasso)”: ecco, descrive proprio quanto appena letto. Butta in un sistema più energia di quella che vedevi uscire, e avrai un aumento di massa; buttane meno, e vedrai una diminuzione di massa.

Confusione di bilancio energetico e bilancio calorico

Il mondo occidentale è arrivato a un livello di specializzazione professionale molto elevato; questo è un bene, finché si parla di fare, un male diabolico quando si tratta di sapere (e non farsi fregare). Insomma: se non sapete un’acca di Statistica e Probabilità, come fate a riconoscere se chi vi sta parlando della Dieta X o l’Integratore Y con “dati alla mano” non stia provando a fregarvi proprio con quei dati?

Non si tratta di prendere una laurea in Modellistica matematico-fisica per l'ingegneria, ma qualche base di ragionamento astratto e analitico non guasta mai. Nel caso de “Una caloria è una caloria?” ciò che bisogna sapere è ancora più basilare. La confusione tra bilancio energetico e bilancio calorico nasce dalla confusione delle definizioni di Energia e Caloria: la prima è una grandezza, la seconda una sua unità di misura.

Proprio come metro e lunghezza. Voi chiedete al falegname “Quanto è lungo questo tavolo?” e non “Quanto è metro questo tavolo?”. Qualcuno potrebbe obiettare... “Be’, potrei chiedere ‘Quanti metri è questo tavolo?’ !”. Bingo! È proprio questo il punto: confondere parole uguali che esprimono concetti diversi a seconda di come vengano usate.

Ecco qualche esempio:

  • Wanda chiede “Hai letto le mie lettere?”
  • Vincenzo, gran pigrone, risponde “Certo, tutte e 20!”

La cara Wanda sta lottando contro un guerriero oscuro e usato in maniera disonesta: Vincenzo, pigro e pure pignolo, risponde di aver letto tutte e 20 le lettere, riferendosi a quelle lettere come lettere dell’alfabeto utilizzate per formulare la domanda “Hai letto le mie lettere?”. Secondo lui, Wanda avrebbe dovuto chiedere “Hai letto le mie lettere, intendendo per lettere quelle cose di carta su cui si scrive e che si imbustano per inviarle via posta?”

Distorsione del modello: nascita di Calorie IN vs Calorie OUT

Qualcuno dice che non esistono coincidenze, e sono d’accordo. Proprio mentre sto scrivendo questo paragrafo, passa in sottofondo la canzone I’m only human. È una canzone che ricorda a tutti che, dopo tutto, siamo esseri umani, commettiamo errori, ma non dovremmo sentirci sempre in colpa per questo: spesso commettiamo quegli errori perché, a monte, abbiamo accettato di seguire un certo percorso ammettendo una certa probabilità di errore.

Il punto non è intraprendere un percorso ammettendo una certa probabilità di errore, ma non riconoscere più - mentre lo si percorre - che tale percorso non sia infallibile. Con le calorie è successo proprio questo: abbiamo accettato di utilizzare un certo modello, il Modello Calorie IN vs Calorie OUT (CICO, se volete), e poi ci siamo dimenticati della sua falsificabilità (o fallibilità).

Popper diceva: la differenza tra Scienza e Pseudoscienza è la capacità della prima di ammettere la sua falsificabilità. Una teoria scientifica è falsificabile (vale a dire: ci sono casi in cui...), una teoria pseudoscientifica non lo è. La definizione può estendersi ai modelli: noi utilizziamo il modello CICO ammettendo che sia scientifico, e ammettendo questo ammettiamo la probabilità che possa fallire (cioè essere falsificato in certi casi).

Ecco perché dire “Il modello CICO spiega sempre tutto” è Pseudoscienza per antonomasia: stiamo affermando che quel modello non soffre (mai, in nessun caso!) di falsificabilità, quindi che è Pseudoscientifico. Tra l’altro, siamo anche incoerenti: se l’abbiamo accettato come Scientifico, non possiamo accettarlo come non falsificabile, cioè Pseudoscientifico.

Il modello CICO è un modello per spiegare come il corpo risponde a una certa assunzione di alimenti e nutrienti; per definizione, un modello è uno strumento per semplificare la rappresentazione della realtà. In questo modello, si assume che le calorie in ingresso rappresentino energia in ingresso e che questa a sua volta sia rappresentata dal potenziale calorico riferito a un alimento o un nutriente; si assume inoltre che le calorie in uscita rappresentino energia in uscita e che questa a sua volta sia rappresentata dallo scambio calorico del corpo con un “oggetto” (il metabolimetro è un oggetto fisico che assorbe calore del corpo umano, misura questo calore, e ci restituisce un numero che lo rappresenti).

Vi chiedo umilmente scusa per lo smodato uso di corsivi: ma è stato fondamentale usarli per farvi concentrare proprio su quelle parole, in particolare: rappresentazione. Noi con le calorie (in ingresso o in uscita) non misuriamo, ma rappresentiamo. Quelle che consideriamo calorie in ingresso rappresentano il potenziale calorico di un alimento o nutriente (quanto calore ottenete facendo letteralmente il fuoco con questo alimento o nutriente), quelle che consideriamo calorie in uscita rappresentano il calore scambiato dal corpo con l’esterno (o con un oggetto, ad esempio uno strumento quale il calorimetro).

Prendendo in esame le rappresentazioni e non i loro modelli, capiamo pure che accettando il modello CICO accettiamo anche che il corpo trasformi tout court il potenziale calorico in energia, ovvero ammettiamo del corpo la capacità di essere una macchina termica perfetta, oppure accettiamo una buona approssimazione sul suo rendimento (il rendimento di una macchina termica non perfetta è diverso da 1, ma col modello CICO assumiamo che lo sia). Se non ammettiamo una delle due condizioni, commettiamo un grossolano errore: cioè paragonare elementi che non possono essere paragonati, perché non sullo stesso piano.

Quindi, decidiamoci: se ammettiamo il modello CICO, di conseguenza dobbiamo ammettere o che il corpo sia una macchina termica perfetta, oppure che ce ne freghiamo del suo rendimento e approssimiamo così: “Un alimento, inserito nel corpo umano, fornisce energia come a seguito della sua combustione completa in un fornellino”. Dal momento che il modello CICO è definito proprio da una delle due condizioni, se non ne ammettiamo una delle due, allora non ammettiamo il modello CICO.

Il modello Calorie IN vs Calorie OUT, essendo per definizione un modello, è una semplificazione che rappresenta la realtà. Quindi, ammettendo il modello CICO, ammettiamo i rischi che questo comporta e tutte le conseguenze: avete il coraggio di ammettere questi rischi, e dire “In alcuni casi le calorie contano; in altri occorre usare altri modelli”? E, se avete questo coraggio, e l’intelligenza di capire che un modello rappresenta la realtà e non è esso stesso la realtà, probabilmente ora capite perché non si può dire “Tutto ciò che conta è il bilancio calorico”.

Il moto perpetuo: il caos genera caos

Immagino che tutto questo sia adesso chiaro per tutti. Insomma, credo di non aver detto nulla di nuovo, al massimo è impacchettato diversamente in modo da “pulire dalla confusione”. In fondo, il motto qui lo conoscete: Non perderti nel caos.

Ma allora, che diamine è successo perché questo caos fosse perpetuato, nonostante sia chiaro quale fosse l’errore di fondo, cioè considerare le Calorie non come modello di rappresentazione bensì come identificativo della realtà? La risposta a questa domanda è molto semplice.

Quando basi un’intera azienda/attività/professione in ambito Dieta e Nutrizione sul concetto che “Calorie IN vs Calorie OUT è tutto ciò che conta”, la stai basando non su princìpi immodificabili ma su modelli che in certi casi funzionano, in certi altri no. Quindi, hai due strade:

  • o ammetti la falsificabilità (fallibilità) del modello;
  • o fai una disamina delle casistiche (dove funziona e dove no).

Questo è quello che vorremmo vedere in un mondo ideale ma, come ben potete osservare altrove: chi usa questa onestà intellettuale? Molto meno dispendioso far credere che il modello utilizzato sia infallibile, facendo vedere tutti i casi in cui è valido e nascondendo quelli in cui non lo è.

Sarebbe invece opportuno basare il proprio operato su princìpi immodificabili, quelli della Fisiologia (a tutto tondo): come il corpo risponde a determinati stimoli, e ragionando a partire da questo. In poche parole: partire dalle basi, poi individuare i corretti modelli e non il contrario, cioè partire da un modello e cercare alla carlona di far rientrare tutto sotto di esso.

Ecco quindi cosa è successo: il modello Calorie IN vs Calorie OUT è stato applicato con successo in una innumerevole quantità di casi, quindi è stato assunto che “Se funziona in tutti questi casi funziona sempre”. E i casi in cui non poteva essere applicato? Archiviati come:

  • o il paziente/l’utente mente: mangia di più o si muove di meno di quanto dice
  • o la Dieta X / l’Integratore X / l’Allenamento Z non fanno altro che influire sul bilancio calorico (commettendo quindi errore di non falsificabilità: tutto ricade nel bilancio calorico, che è infallibile - ecco a voi Pseudoscienza).

Per quanto detto, il modello CICO funziona nella maggior parte dei casi, allora perché sembra che il numero di chi combatte per quel modello e contro quel modello sia simile? Anche la risposta a questa domanda è semplice.

Prendete 200 soggetti a caso della vostra città, fateli dimagrire utilizzando per le vostre diete il modello CICO, cioè facendo loro contare le calorie per 5-7 giorni e poi dicendo loro “Adesso inizia ad assumerne 500 in meno”. Che scelgano una dieta ricca di carboidrati, una dieta povera di carboidrati, una dieta vegana, una dieta paleo, il risultato non cambierà: perderanno peso (lasciamo stare, in questa sede, la composizione corporea).

Adesso facciamo un giochino differente: prendete 200 soggetti dal vostro database/portfolio clienti/utenti e provate a fare la stessa cosa. Tornate tra due mesi con i dati: probabilmente otterrete risultati eterogenei e differenziati. Perché? Perché la maggior parte di chi si rivolge a voi non migliora semplicemente con un “Mangia meno e muoviti di più”, anzi: probabilmente ha già adottato questa soluzione diverse volte, prima con e poi senza successo.

Ecco che:

  • colui che parla rivolgendosi a una popolazione ampia e non avendo mai sbattuto il muso su determinate problematiche, vede il successo del modello CICO sulla quasi totalità delle persone - che ha visto lui - (e taglia la testa al toro trovando altre spiegazioni per quei casi in cui non si può applicare);
  • colui che parla rivolgendosi a una popolazione più specifica, proprio quella che ha effettivamente più bisogno di strategie avanzate, vede la fallibilità del modello CICO sulla quasi totalità delle persone - che ha visto lui - (e confonde la fallibilità del modello con la sua utilità, per lo meno in certi contesti).

Non hanno ragione i primi, non hanno ragione i secondi, non hanno torto i primi, non hanno torto i secondi: ognuno dei due parla sui dati (presunti o reali) estrapolati dalla propria utenza, che corrisponde a un campione di popolazione con certe caratteristiche comuni e non eterogenee. Un campione, quindi, sul quale non si possono trarre conclusioni generalizzate valide per tutti.

Più precisamente: i primi hanno ragione “per la massa”, i secondi hanno ragione “per la nicchia”. Fortuna (o peccato, decidete voi) vuole che il “Mangia meno e muoviti di più” sia ormai un concetto che tutti sanno applicare (o per lo meno di dover applicare) e, per questo motivo, la quasi totalità di chi si rivolge a un professionista ha bisogno di strategie più sofisticate, mentre chi parlotta sul web fa parte e/o interagisce con la grande massa su cui il modello CICO si può applicare.

Risvolti pratici: caloria più, caloria meno

Sembra strano che un contenuto così teorico, con cenni alla Filosofia della Scienza, alla Matematica e alla Statistica, possa avere implicazioni pratiche, invece… Lo premetto: sono brevi e semplici, ma non per questo poco importanti, anzi, proprio la loro semplicità fa sì che siano l’elemento chiave della vostra (prossima) strategia dietetica e nutrizionale.

Quando usare Calorie IN vs Calorie OUT

Vi presento l’indicazione citandovi un caso reale. Un atleta che seguo, è uno di quelli che potremmo definire fisicamente ideale per applicare il modello CICO. Su di lui ogni incremento o decremento delle “calorie in ingresso” corrisponde a un incremento o decremento della massa corporea.

Questo in quanto le “calorie in uscita” si modificano poco in base alla dieta. Sappiamo bene quanto velocemente il corpo si adatti a un deficit calorico in moltissime altre persone (“Mangio meno ma non perdo peso”). Ecco, questo è l’esatto opposto, come tutti quelli che fanno invidia perché per perdere grasso corporeo non devono far altro che... “Mangiare un po’ di meno e muoversi un po’ di più”.

Persone di questo tipo rispondono bene alle applicazioni del modello CICO in quanto le approssimazioni del modello, in questo caso, sono trascurabili: il corpo ricava energia in maniera efficiente dagli alimenti, fornendone prontamente quando c’è bisogno; se “manca” qualcosa in termini energetici, la massa corporea diminuirà. In particolare, il corpo di questi soggetti, come detto, è ideale, quindi valgono le seguenti approssimazioni (che sono proprie del modello CICO: se si ammette il modello, si ammettono queste approssimazioni):

  • Con deficit (o incremento) calorico assegnato: a intervalli di tempo uguali corrispondono perdite (o aumenti) di peso uguali; esempio: tolgo 500 Kcal e ottengo -1 Kg in un mese e -2 Kg in due mesi.
  • Con intervallo di tempo assegnato: a deficit (o incrementi) calorici uguali corrispondono perdite (o aumenti) di peso uguali; esempio: in un tempo di 1 mese, tolgo 250 Kcal e ottengo -0,5 Kg; tolgo 500 Kcal e ottengo -1 Kg.

Possiamo riassumere il concetto in un grafico (o meglio, due: uno per deficit assegnato; l’altro per tempo assegnato):

Grafico peso-calorie a deficit calorico assegnato

Grafico peso-calorie a intervallo di tempo assegnato

Quando non usare Calorie IN vs Calorie OUT

Be’, credo lo abbiate capito e ve lo hanno già detto i grafici:

  • Man mano che stringete la vite sul deficit calorico (o la allargate sull’incremento, in casi di aumenti di peso), l’effetto sulla variazione di peso (sia in discesa che in salita) si fa sempre più lieve, fino a raggiungere un asintoto in cui il modello viene falsificato (perché non sono più vere le circostanze su esposte).
  • Man mano che prolungate il vostro intervento sulle calorie, l’effetto della variazione di peso si fa sempre più lieve, fino a raggiungere un asintoto in cui il modello viene falsificato.

Se siete professionisti nel campo già da un po’, forse i vostri Utenti si trovano nella maggior parte dei casi già vicini all’asintoto, perché hanno già provato il “Mangia meno e muoviti di più” o proprio perché voi, nel caso di Utenti in cui il modello CICO funziona, avete assegnato loro uno schema alimentare molto basilare, per lo più orientato a tenere traccia delle Calorie, iniziando a fare capire l’importanza della qualità alimentare.

Un modello migliore: dinamico-flessibile

Qualcuno di voi si sarà chiesto a questo punto: “Esiste un modello migliore?”. Più che migliore parlerei di modello che, essendo dinamico e ammettendo una certa flessibilità, in automatico tiene conto di diversi fattori che il modello CICO non considera. Insegnare a un nuovo Utente ad alimentarsi secondo il modello Calorie IN vs Calorie OUT potrebbe far correre il rischio di insegnargli che quello è tutto ciò che conta, con la conseguenza che inizierà a scegliere cibi light, zero zuccheri, zero grassi, di scarsa qualità, pur di abbassare l’introito calorico globale… Avviandosi verso un nuovo stile di vita insostenibile, e quindi mantenibile solo in maniera temporanea.

Esiste qualcosa che può portare l’Utente in un percorso di miglioramento della dieta a lungo termine? Se pensiamo a “cosa non va” del modello CICO ci accorgiamo subito che si focalizza troppo sull’aspetto calorico, tralasciando tutte le altre interazioni che avvengono dentro e fuori dal corpo. Dallo studio della PNEI, a quello del microbiota, dalla psicologia alla metabolomica, sappiamo che i fattori che entrano nell’equazione sono troppi da poter essere considerati solo da una formula che mette in relazione il calore di un alimento che brucia con l’ipotetico calore scambiato dal corpo con l’ambiente, dopo aver introdotto quell’alimento.

Mentre un neo appassionato o novizio del campo può, per cominciare, basarsi solo sulle Calorie in ingresso VS Calorie in uscita per elaborare la sua dieta (a patto che inizi già a spostarsi verso approcci più avanzati e sicuramente tenga d’occhio la qualità alimentare), un Professionista quei fattori deve tenerli in considerazione, deve sapere - ad esempio - che anche il modo in cui comunica al suo Utente o lo stato psichico in cui lo predispone può modificare la risposta dell’organismo a un determinato stimolo (no, non solo perché così “segue meglio la dieta”).

Non stiamo dicendo di non contare le calorie; farlo può essere utile per una quantificazione ben associata in termini volumetrici alla Dieta (è nell’immaginario collettivo che 1000 Kcal significhi mangiare poco e 5000 Kcal significhi mangiare veramente tanto). Stiamo dicendo di comprendere il corpo per quello che è, non un sistema che scambia energia e basta ma un sistema biologico che risponde agli stimoli. La dieta, l’allenamento, l’integratore, la psicoterapia, l’assunzione di acqua, un’emozione positiva, sono stimoli che determinano concorrentemente la risposta del corpo.

Nella Dieta, un passo avanti è quello di considerare l’assunzione di macronutrienti dal loro punto di vista funzionale… Cosa succede quando si assumono carboidrati? Quando si assumono grassi? Quando si assumono proteine? Cosa succede non solo a livello metabolico ma anche a livello psiconeuroendocrinoimmunologico? Ovvero: la dieta ideale che avete stilato per stimolare l’organismo a [mettete qui qualsiasi meccanismo biologico vogliate andare a toccare], è integrabile nella vita del vostro Utente? È a lungo tempo sostenibile? È educativa?

Abbiamo ampliato il tema parlando del nostro concetto di Conteggio calorico intelligente per una dieta flessibile, qui vi basti capire che non potete (più) applicare indiscriminatamente un modello senza riconoscerne i suoi limiti. Così facendo, rischiereste di essere pseudoscientifici e, soprattutto, di incaponirvi a fare qualcosa che non solo non porta più i suoi frutti ma che, applicata a un contesto non appropriato (pensate, ad esempio, al modello CICO quando si raggiunge quell’asintoto in termini di variazione di peso), rischia di far allontanare voi e il vostro Utente dall’obiettivo: migliorare (dimagrire, se volete) sul lungo termine, e non fintantoché le condizioni permettono che un modello di semplificazione della realtà funzioni.

Il consiglio è quindi utilizzare un modello che di per sé si adatta dinamicamente ai cambiamenti, in quanto tiene già conto del fatto che gli errori sono trascurabili nel grande schema delle cose. Quando si va sul dettaglio, 10-20 g di macronutrienti in più o in meno possono sembrare tanti, ma se si considera il corpo in senso di vista globale… Cosa comporta oggi assumere - esempio - 20 g di proteine in più sull'assunzione di macronutrienti di domani/dopodomani? Anche se la Dietetica odierna fa sembrare come se “oggi è oggi, domani è un altro giorno”, in realtè in termini dietetici i vari giorni sono concatenati (7).

Questo vuol dire che ammettere un certo “errore” non serve solo a tenere conto di quello che uno potrebbe fare nel pesare gli alimenti o mangiarne una certa quantità piuttosto che un'altra, ma ne tiene conto anche a livello comportamentale: un giorno un giorno si assumono più proteine, quindi il giorno dopo si tende ad assumerne meno, e così via… Le indicazioni per l'utilizzo di un modello di questo tipo sono nell'articolo sul timing dei pasti per un approccio flessibile alla dieta.

Manteniamo le promesse: vi restituisco i vostri minuti

Ricordate? Vi avevo promesso che vi avrei restituito i minuti spesi a leggere questo articolo. Lo so, sembra improbabile riuscire a fare una cosa del genere, ma se guardate la cosa da un punto di vista differente… Vi dico questo: (così, “a occhio”, ma sono convinto confermerete il dato) oltre il 90% delle diatribe sulle calorie sono discorsi senza senso che sarebbe meglio evitare visto che le parti coinvolte quasi mai pongono delle definizioni comuni. Senza definizioni comuni, come si può parlare? Immaginate:

  • Moglie: “Tesoro, oggi ho ordinato un tavolo.”
  • Marito: “Ah, che bello, finalmente posso rilassarmi.”
  • Moglie: “Rilassarti perché, scusa?”
  • Marito: “Be’, posso invitare gli amici per una serata.”
  • Moglie: “Tu e i tuoi amici perditempo, non posso comprare una cosa che subito la vuoi imbrattare?”

bla bla bla; senza che nessuno abbia specificato a che tavolo si stesse riferendo: la moglie a un nuovo tavolo per la cucina, il marito a un tavolo da biliardo.

Paradossale e ridicolo? Già: ma è proprio il paradosso e il ridicolo di cui vi renderete conto osservando quei discorsi sulle calorie, ora che avete compreso che prima di affrontarli, bisognerebbe porre delle definizioni di base comuni:

  • cosa si intende per “Calorie IN” e cosa per “Calorie OUT”?

e

  • fin dove si è disposti ad accettare la validità di queste definizioni?

Ecco che la mia promessa è mantenuta. Non vi restituisco solo qualche minuto, ma molte ore (se non proprio giorni): evitando tutti i discorsi che non iniziano gettando quelle basi, risparmierete molto più tempo di quanto possiate ora immaginare.

Riferimenti

  1. Feinman RD, Fine EJ. “A calorie is a calorie” violates the second law of thermodynamics. Nutr J. 2004.
  2. Hall KD et al. Quantification of the effect of energy imbalance on bodyweight. Lancet. 2011.
  3. Boselli PM. Fenomenologia della Nutrizione. Raffaello Cortina Editore. 2011.
  4. Forbes GB. Body fat content influences the body composition response to nutrition and exercise. Ann N Y Acad Sci. 2000.
  5. Manore MM et al. Dynamic Energy Balance: An Integrated Framework for Discussing Diet and Physical Activity in Obesity Prevention - Is it More than Eating Less and Exercising More?. Nutrients. 2017.
  6. Muoio DM. Metabolic inflexibility: when mitochondrial indecision leads to metabolic gridlock. Cell. 2014.
  7. de Castro JM. Prior day's intake has macronutrient-specific delayed negative feedback effects on the spontaneous food intake of free-living humans. J Nutr. 1998.

Articoli correlati

Sull'Autore

Vincenzo Tortora

Vincenzo Tortora

Punto sempre alla massima semplificazione (diverso da “semplicismo”). Questo si traduce in analizi minuziosa e osservazione profonda per trovare in ogni contesto il “punto critico” di miglioramento. Dimagrimento, ricomposizione corporea e metabolismo sono il mio cibo quotidiano.

Commenti (2)

  • Marco nuzzolillo

    Marco nuzzolillo

    16 Aprile 2018 at 17:29 | #

    E doc,la risposta cos'è? Ove Cico non funziona cosa applico ?

    Rispondi

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Potrebbero interessarti:

Scorri facendo clic sulle frecce di lato o swipe destra/sinistra.





Scopri anche:

Risorse Scaricabili Gratis

Informazioni essenziali in slide/infografiche comode intuitive.


Scoprile tutte

Logo Oukside