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Di demonizzare i grassi saturi, ne abbiamo gli attributi... Saturi!

I grassi saturi non fanno male: ecco tutta la verità
Di Editor Oukside , 07 Agosto 2017

Di demonizzare i grassi saturi, ne abbiamo gli attributi... Saturi!

Le Autorità Mediche da molto tempo asseriscono che il consumo di grassi saturi sia deleterio per la salute e che possa portare a malattia cardiovascolare (CVD). Una volta per tutte: non è così, e cerchiamo di capire il perché.

La Lipid Hypothesis e la sua diffusione tra media, governo, ed enti di promozione della salute

Tutto ebbe inizio dalla Lipid Hypothesis, secondo la quale il colesterolo dietetico aumenta il rischio di malattia cardiovascolare. Secondo questa teoria i grassi saturi eleverebbero i livelli di LDL plasmatiche causando aterosclerosi.

La Lipid Hypothesis influenzò fortemente gli enti di promozione della salute di tutto il mondo e il mercato globale.

L’inizio della fine: l’introduzione sul mercato degli oli vegetali industriali

Nel 1911, Procter and Gamble creò l'olio Crisco (CRYstalized Cottonseed Oil - Olio di semi di cotone cristallizzato). Inizialmente fu ideato per utilizzarlo nelle lampade ad olio, ma con la progressiva diffusione dell’elettricità e la riduzione dell’uso delle vecchie lampade, P&G decise di commercializzare l'olio come "alternativa più salutare rispetto ai grassi animali".

A quei tempi negli USA si cucinava con grasso di maiale (lardo o strutto), sego di bue e burro. La P&G pubblicò un libro con oltre 600 ricette che richiedevano l'uso di Crisco, sostituendo così quei grassi animali.

Contemporaneamente, a sostituire i grassi animali entrarono in commercio i grassi trans (grassi vegetali modificati chimicamente), come "sostituti più salutari di quelli animali".

Evidenze a supporto della Lipid Hypothesis

A supporto della Lipidi Hypothesis ci fu il primo studio pubblicato in merito, nel 1913, che mostrava come alte dosi di colesterolo facessero aumentare le LDL plasmatiche causando aterosclerosi… Nei conigli da laboratorio.

Da annoverare il Framinghan Heart Study, un imponente studio iniziato nel 1948, su migliaia di persone seguite per diversi anni, che osservò una associazione tra elevati livello di colesterolo e malattia cardiovascolare.

6 anni dopo l’American Heart Association l’inizio dello studio cominciò a promuovere l’utilizzi di olio di mais, margarina e pollame piuttosto che burro, lardo, carne e uova.

E poi venne…

Ancel Keys e i suoi studi dei “6 Paesi” e dei “7 Paesi”

Nei suoi studi "Six Countries" e "Seven Countries" Ancel Keys trovò correlazione tra una dieta basata molto sui grassi e malattia cardiovascolare.

Il Six Countries prima e il Seven Countries poi fortificarono l'idea che i grassi (in particolare i saturi) fossero peggiorativi sulla salute cardiovascolare.

Il report McGovern e altre posizioni a favore della Lipid Hypothesis

Nel 1977, sotto il governo McGovern, negli USA furono rilasciati dei “target nutrizionali per gli Stati Uniti”, con l’intento di abbassare l’introito dietetico di grassi nella popolazione.

Il Center for Science in the Public Interests nel 1984 costrinse varie catene di Fast Food, tra i quali McDonald’s, a non friggere più con oli animali (come il sego di bue) e tropicali (anch’essi ricchi di acidi grassi saturi - cocco, palma -) ma con oli vegetali parzialmente idrogenati e grassi trans.

La USDA Food Pyramid

Nel 1992, alla luce della Lipid Hypothesis e della lotta agli acidi grassi saturi, fu pubblicata la prima piramide alimentare che palesava che i grassi facessero male (inseriti al vertice) e i carboidrati facessero bene (alla base).

La piramide alimentare USDA

Venivano proposte 6-11 porzioni al giorno tra pasta, pane, riso, cereali, addirittura il triplo rispetto alla frutta, presente in ragione di 2-4 porzioni al giorno.

Grassi e alimenti contenenti grassi invece dovevano essere usati raramente.

Le linee guida dietetiche per gli Americani dal 1980

Ogni 5 anni dal 1980 il Dipartimento dell'Agricoltura e il Dipartimento per la Salute e i Servizi Umani hanno pubblicato le Linee Guida Dietetiche per gli Americani. Nella pubblicazione del 2015 (l'ultima) veniva consigliato di abbassare l'introito degli acidi grassi saturi a meno del 10% dell'introito calorico.

Secondo queste linee guida i grassi "cattivi" sono i Trans e i Saturi, quelli buoni i Polinsaturi ed i Monoinsaturi.

I cattivi grassi saturi

Le evidenze contro la Lipid Hypothesis

Lo studio sui coniglietti fu ampiamente messo in discussione: i conigli sono erbivori, era ovvio che a dare loro colesterolo, si sarebbero infarciti di questa sostanza in ogni parte del corpo, vasi sanguigni compresi.

Ma le più grandi menzogne derivano dall’insabbiamento di Keys e dei suoi ritrovamenti, e la corruzione e le manipolazioni del governo McGovern.

Gli altri 16 Paesi oltre ai Six e Seven Countries

Ci sono tanti altri paesi oltre a quelli indicati da Keys, che consumano elevati livelli di acidi grassi saturi ma non mostrano rischio elevato di malattia cardiaca.

In sostanza, nei suoi Six Countries Study, Ancel Keys “ignorò” i dati di altri 16 paesi che non erano in linea con le associazioni da lui osservate.

Nell'immagine sottostante:

  • Sulla destra i paesi osservati da Keys, con associazione positiva tra consumo di acidi grassi saturi e CVD;
  • In basso, altri 12 paesi in cui la correlazione è inversa rispetto a quella osservata da Keys: a sinistra in maniera non molto forte, a destra fortissima! L’assunzione di una quantità maggiore di acidi grassi saturi si associava a minore rischio di CVD.

I 22 Paesi di Keys

Cosa sarebbe successo se fossero stati inclusi tutti i 22 Paesi? Un pastrocchio a livello statistico. Ancora peggio aggiungendo le popolazioni con il più alto consumo di grassi saturi: Maasai, Inuit, Rendille, Todelau.

La dieta delle popolazioni dei 22 Paesi di Keys

Le popolazioni con diete ricche di acidi grassi saturi: Maasai, Inuit, Rendile, Todelau

In questa tabella sono riportati gli alimenti principalmente consumati e il contributo dei grassi saturi in termini calorici, nelle diete delle popolazioni indicate sulla sinistra:

Popolazione

Alimenti prevalenti

% grassi saturi nella dieta

Maasai

Carne, latte intero, sangue

66%

Eschimesi (Inuit)

Carne, pesce, grasso animale

75%

Rendille

Latte e carne di cammello, “Bangjo” (latte+sangue di cammello)

63%

Tokelau

Cocco, pesce

60%

Perché tutta questa paura per i grassi saturi?

Questa domanda trova risposta nel video seguente, che sintetizza anche quanto finora detto (a seguire il trascritto - piccole parti sono state riadattate per una migliore comprensione):

Se potessimo impacchettare tutta la storia umana in un solo anno, avremmo introdotto l'agricoltura e iniziato a mangiare grano più o meno ieri.

Che è quando saremmo iniziati a diventare più bassi e più grassi.

Avremmo iniziato a consumare olio vegetale circa 10 minuti fa, in concomitanza con i problemi cardiovascolari che sarebbero diventati il nostro killer numero 1.

Quindi, esaminando tutta questa storia dell'uomo, gli esperti sono arrivati alla "ovvia" conclusione che…

Avremmo dovuto mangiare molto più grano e molto più olio vegetale.

E così ci hanno convinto che la salute umana dipendesse da cibi che non abbiamo mangiato per più del 99% della nostra intera esistenza.

Com'è successo questo?

Nel 1950 un Biochimico di nome Ancel Keys pubblicò uno studio che mise a paragone malattia cardiovascolare con consumo di grassi in 6 paesi.

Più grassi assunti, maggiore incidenza di malattia cardiovascolare.

La linea era ineccepibile.

C'era solo un piccolo problema.

Keys tenne fuori Paesi in cui la gente mangiava tantissimi grassi ma aveva pochissimi problemi cardiovascolari, come l'Olanda e la Norvegia.

Lasciò anche fuori Paesi dove le persone non consumavano così tanti grassi eppure avevano problemi cardiovascolari, come il Cile.

Keys aveva dati attendibili da ben 22 Paesi, e i risultati sarebbero stati molto variegati.

Ma avrebbe fatto un grande "splash" nella comunità scientifica presentando un grafico a Zig-Zag.

Così fece quello che ogni appassionato Ricercatore avrebbe fatto: cestinò i dati che cozzavano con quello che voleva dimostrare e pubblicò i risultati.

La sua "punizione" per queste macchinazioni scientifiche fu la pubblicazione della sua foto sulla copertina del giornale Time.

Così divenne noto come il padre della Lipid Hypothesis: mangiare grassi saturi eleva il colesterolo nel tuo sangue e il colesterolo elevato nel tuo sangue ostruisce le tue arterie e causa problemi cardiaci.

[Intervista 1]

"L'ipotesi che se tu mangi tanti grassi che quindi producono alti livelli di colesterolo e il colesterolo produce problemi cardiovascolari è sbagliata in ognuno di questi collegamenti."

[Intervista 2]

"L'intera idea che i grassi alimentari causino problemi di colesterolo è una sorta di mito; l'intera idea che il colesterolo porti a problemi cardiovascolari è un mito."

[Intervista 2]

"La teoria è completamente e totalmente sbagliata."

[Intervista 3]

"L'espressione "grassi che ostruiscono le arterie" è scorretta."

[Intervista 4]

"Diventa parte di un immaginario collettivo: tutti sanno che i grassi saturi fanno male. Ma quando fai un passo indietro e inizi a guardare la letteratura scientifica e torni indietro a cercare da dove questa idea sia nata, capisci quanto sia contraffatta."

Cosa ci dice lo studio di Framingham dopo 30 anni?

Nel 1987 i Ricercatori del Framingham pubblicarono sul JAMA i risultati delle loro analisi, che furono:

  1. Non c'è differenza di mortalità a 50 anni tra alti e bassi livelli di colesterolo plasmatico;
  2. Nelle persone in cui i livelli di colesterolo si sono abbassati, per ogni abbassamento di 1% mg/dl c'è stato un aumento dell'11% del rischio di mortalità (1).

Nel 1992, nel giornale Archives of Internal Medicine, Caselli (uno dei Ricercatori del primo studio) riportò che:

"Più grassi saturi uno assumeva, più colesterolo uno assumeva, più calorie assumeva, meno colesterolo plasmatico aveva. Abbiamo trovato che le persone che assumevano più colesterolo, assumevano più grassi saturi, assumevano più calorie, erano quelle che pesavano meno ed erano le più attive fisicamente" (2) (l’enfasi è originale).

Le politiche dietro il governo McGovern

In questo video le menzogne e la corruzione dietro le linee guida USDA (a seguire il trascritto - piccole parti sono state riadattate per una migliore comprensione):

Il report originale del comitato sollecita gli Americani a ridurre il loro rischio di attacco cardiaco riducendo il loro introito di colesterolo ad un equivalente di un uovo al giorno.

[Intervista 1]

C'erano eminenti scienziati a quel tempo che dicevano che questo era senza senso, che non c'erano valide evidenze scientifiche che i grassi o il colesterolo fossero la causa dei problemi cardiovascolari.

[Intervista 2]

Dissi al Professore con cui stavo lavorando: "Questo non è corretto, i grassi animali non stanno causando questo, e non è ciò che i dati indicano."

Ricercatore:

"Ho supplicato nei miei report e lo sto facendo ora a voce, che occorrono più ricerche prima di fare un annuncio al pubblico americano."

Risposta di McGovern:

"Voglio solo dire che i senatori non hanno la fortuna di un ricercatore scientifico che può permettersi di aspettare finché ogni ultimo pezzo di evidenza non sarà incluso".

--

Il report del comitato McGovern fu scritto da un giovane membro dello staff che sembra fosse vegetariano e non aveva background in Ricerca di Medicina o Salute.

Il comitato suggerì una dieta con bassi grassi e basso colesterolo, per tutti, e offrì qualche idea che poteva uscire solo dalla testa di un politico: il Senatore Schweiker della Pennsylvania consigliò che invece di screditare il report del comitato, gli "eggman" avrebbero dovuto far crescere galline che avrebbero fatto uova con meno colesterolo.

Presto, dopo il report McGovern, fu rilasciato l'USDA. Carol Tucker Foreman, segretario assistente, a quel tempo credeva nella teoria della dieta low fat e volle rilasciare le linee guida ufficiali USDA per dire a tutti come mangiare.

Per essere sicura che fossero basate su evidenze scientifiche solide, si consultò con Philip Handler, a capo della National Academy of Sciences.

Ci fu solo un piccolo problema.

Handler disse che il report del comitato McGover era senza senso. Così la Foreman fece quello che ogni appassionato ufficiale governativo dovrebbe fare: ignorò lui e cercò uno scienziato che concordava con lei.

Quindi rilasciò le linee guida.

Grazie ad alcuni politici senza competenze in Medicina, i benefici cardiovascolari della dieta low fat divennero le linee guida governative ufficiali.

E gli Scienziati veri ricevettero il messaggio forte e chiaro: “Promuovete ciò in cui noi crediamo altrimenti potrete dire addio al vostro lucrativo fondo governativo.”

Mary Enig (intervistata nel video) era l'unica ad avvertire circa i nefasti effetti sulla salute degli acidi grassi trans, che interferivano con importanti enzimi del metabolismo.

Il Governo e le Autorità Mediche ignorarono questo per 25 anni, finché finalmente nel 2003 la FDA annunciò che dal 2006 l'industria alimentare avrebbe dovuto mostrare il contenuto di acidi grassi trans nell'etichetta dei prodotti alimentari.

Nel 2005 le linee guida dichiaravano semplicemente di "ridurre" il consumo di acidi grassi trans. Nel 2006 New York fu la prima città a bandire i grassi trans dai ristoranti.

Correlazione tra acidi grassi saturi e malattia cardiovascolare

Quello che mancava nel 1980 sulla correlazione tra grassi saturi e colesterolo arrivò 25 anni dopo (3):

Statistiche europee CVD 2005

Queste statistiche mostrano una correlazione inversa tra consumo di grassi saturi e CVD. I paesi col minor consumo di grassi saturi hanno il più alto tasso di incidenza di malattia cardiaca. Georgia, Tajikistan, Azerbaijan, Moldova, Croatia, Macedonia, e Ucraina consumano meno del 7.5% delle calorie da grassi saturi (così come raccomandato dalle linee guida USDA e l'American Heart Association), ma il tasso di mortalità per CVD è elevato.

Austria, Finlandia, Belgio, Islanda, Paesi Bassi, Svizzera e Francia, invece, consumano elevati livelli di grassi saturi e hanno basso rischio di CVD. La Francia è l'esempio più eclatante.

Perché i grassi saturi fanno bene o almeno non fanno male e non vanno demonizzati

L’importanza biologica e dietetica dei grassi saturi

Le membrane cellulari hanno bisogno di acidi grassi saturi per funzionare bene e non diventare lasse. Il cuore preferisce, rispetto agli zuccheri, acidi grassi a catena lunga, saturi, come il palmitico (16 atomi di carbonio) e lo stearico (18 atomi di carbonio).

Le ossa hanno bisogno degli acidi grassi saturi per funzionare correttamente. Gli acidi grassi saturi proteggono il fegato dal metabolismo di alcuni farmaci (come il Paracetamolo).

Il surfattante polmonare è composto interamente di acido palmitico a 16 atomi di carbonio.

I saturi servono come messaggi di segnalazione per la produzione ormonale e giocano un ruolo importante nella funzione del sistema immunitario ordinando ai globuli bianchi di distruggere i batteri, i virus e i funghi, e combattere i tumori.

L'acido laurico (12 atomi di carbonio - principalmente contenuto nel grasso del cocco) e il miristico (14 atomi di carbonio - principalmente contenuto nel burro) uccidono batteri e funghi (azione antifungina).

E, infine, gli acidi grassi saturi danno maggiore senso di sazietà.

Il crollo del muro della correlazione colesterolo, dieta, e malattia cardiovascolare

L'American Journal of Clinical Nutrition difendeva la Lipid Hypothesis. Ma una grossa meta analisi ha screditato la teoria secondo cui più grassi saturi si assumono maggiore è il rischio di CVD (4). Mentre un'altra ha mostrato che sostituire i grassi saturi con carboidrati ad alto indice glicemico aumenta considerevolmente il rischio di infarto miocardico (5).

Il ruolo del colesterolo: protettivo e non dannoso

Proprio come i grassi saturi, il colesterolo non è il demonio. Ma è fondamentale per la salute. Diversi studi hanno evidenziato che la popolazione anziana con livelli di colesterolo più elevati vive di più (7).

Il colesterolo ha diverse funzioni (ampiamente trattate nell'articolo Lode all'inviolabile): da substrato per la produzione degli ormoni del surrene e delle gonadi, a sostanza convertita in sali biliari per la produzione di acidi biliari necessari all'assorbimento di grassi e vitamine liposolubili (A, D, E, K), fino a fattore fondamentale per la produzione di vitamina D da parte della pelle esposta ai raggi solari e UVB.

Il colesterolo protegge inoltre dai danni dei radicali liberi e dell'infiammazione ed è fondamentale nella costituzione delle membrane cellulari.

A livello cerebrale, inoltre, il colesterolo aiuta il cervello a costruire nuove sinapsi, migliorando la funzione cognitiva, l’apprendimento e la memoria.

Se non sono i grassi saturi, e non è il colesterolo, cosa causa i problemi cardiovascolari?

L'aterosclerosi è un processo infiammatorio causato da una moltitudine di fattori. Tra questi, il colesterolo non è il responsabile: anzi, è protettivo!

Un eccesso di omega-6, il consumo di carboidrati raffinati, lo stress, uno stile di vita sregolato e una scarsa igiene del sonno: questi (e ancora molti altri) sono i fattori che andrebbero osservati.

I cambiamenti di assunzione di grassi nel corso del tempo

Negli ultimi cento anni, il consumo di burro è diminuito da 18 g al giorno per persona a meno di 5 g al giorno. Il consumo di grasso di maiale è anch'esso diminuito fortemente.

Sono invece aumentati i consumi di margarina e acidi grassi trans, di oltre 5 volte, e degli olii vegetali in generale, di oltre 15 volte!

L’obesità dal 1950 ad oggi

Ironico: il tasso di obesità è aumentato da quando sono state introdotte le prime linee guida dietetiche per gli Americani, nel 1980.

Prevalenza dell'obesità nel corso del tempo

Intorno al 1900 gli obesi negli USA erano 1 su 150; nel 1950 15 su 100. Oggi oltre 2/3 della popolazione è sovrappeso e oltre 1/3 obesa.

Il ruolo dei carboidrati

Questo grafico è interessante:

Consumo di zuccheri nel corso del tempo

Nonostante la curva non sia di correlazione causale, è curioso metterla di fianco a quella relativa al trend del consumo di burro nel corso del tempo:

Consumo di burro e incidenza CVD nel corso del tempo

Un piccolo ragionamento

Anche se le curve non possono ovviamente essere di correlazione causale, insieme possono farci ragionare in questo modo:

  1. Abbiamo abbassato il consumo di grassi nella dieta;
  2. Poiché i grassi danno gusto e sazietà, abbiamo dovuto compensare con carboidrati e zuccheri raffinati;
  3. Carboidrati e zuccheri raffinati ci fanno perdere il controllo sulla dieta.

Quindi… Ingrassiamo, ci becchiamo i tumori e le malattie cardiovascolari.

I saturi non nascono tutti uguali

Non è questa la sede per parlare di qualità alimentare (su cui stressiamo continuamente), ma bisogna inserire questa nota per far capire che "consumo di acidi grassi saturi" non significa mangiare liberamente strutto assumendolo dalla focaccia.

Non significa neppure assumere uova, burro, altri tipi di grassi animali allevati questi ultimi in condizioni pessime negli allevamenti intensivi.

Cerchiamo di capirci.

Occorre fare differenza tra queste due cose:

Allevamento mucche intensivo vs organico

che a livello di "prodotto" si traduce in questa differenza:

Burro da allevamento organivo vs intensivo

e a livello nutritivo in questa:

Contenuto vitaminico del burro da allevamento organivo vs intensivo

Parimenti:

Pollame in allevamento intensivo vs organico

che a livello di "prodotto" si traduce in:

Uova da galline ruspanti vs allevate

Il trend dell’opinione pubblica sul consumo dei grassi saturi e del colesterolo

Sebbene ne parliamo da mesi, anni… Ogni tanto i media ricalcano le cose sbagliate e, ovviamente, il nostro lavoro va a farsi benedire di fronte a colossi dell’"informazione" (mala informazione) e comunicazione.

Ma dei cambiamenti ci sono stati. Da questo:

Time Magazine sul colesterolo nel 1984

a questo:

Time Magazine sul burro nel 2014

E, ultimamente (in Italia) questo:

http://www.raiplay.it/video/2017/05/Petrolio-656109e4-693d-485e-9cfc-9fea1bebcba2.html (durata 1:15:48)

Ma perché è così difficile cambiare l’opinione pubblica in merito ai grassi saturi?

Perché l’influenza delle organizzazioni della salute e della medicina è molto forte. Cosa può un singolo Ricercatore contro la potenza mediatica della WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) o dell’AHA (American Healt Association)?

Non vogliamo fare i complottisti, ma i governi spingono verso il consumo di carboidrati e grani, in quanto c'è un esubero di questi e generano molto più profitto come "prodotto finito".

Ad esempio, 30 Kg di soia costano circa 10 € all'origine; in un litro di latte di soia sono contenuti 4-5 centesimi di € di soia, ma viene venduto per 3-4 €. L'aumento è di circa 50 volte il prezzo iniziale.

Alimenti come le uova o la carne, invece, subiscono molte meno trasformazioni e l'aumento del prezzo e margine di profitto è molto più basso… Questo perlomeno se ci si affida a fonti animali grass fed o da allevamenti non intensivi.

La superficialità di chi è al potere

Molto spesso, inoltre, chi è "ai piani alti" non ha tempo di approfondire determinati studi e ricerche, e tende ad essere superficiale. Nell'articolo del Time è riportato:

"Quando sostituisci i grassi saturi con i polinsaturi e monoinsaturi, abbassi il colesterolo LDL", dice il Dr. Robert Eckel, il passato presidente dell'American Heart Association e co-autore delle linee guida recenti di quel gruppo. "È tutto ciò che mi serve sapere."

Un personaggio a capo dell'AHA, invece, non può permettersi di fermarsi a quell'assunto. Infatti, è noto che per quanto riguarda i problemi cardiovascolari, il fattore da prendere in considerazione non è dato dai livelli plasmatici di LDL ma dal rapporto tra trigliceridi e HDL (TG/HDL), come fatto osservare in uno studio su Circulation del 1997 (8).

Inoltre, la relazione tra malattia coronarica e quantità di colesterolo presente nelle LDL non è significativa (9): in sostanza, i livelli di colesterolo LDL non si associano con l'aumento del rischio di malattia coronarica.

Evitare tranelli e congetture

Purtroppo anche mondi che dovrebbero servire il consumatore in maniera onesta e pulita, come quello della Ricerca, non sono scevri di interessi commerciali e di vendita.

L’unico modo per “non farsi fregare” è ragionare con la propria testa e unire i puntini senza seguire le mode. Capire come funziona il corpo, come reagisce agli stimoli, permette di avere in mano le chiavi per comprendere che un grasso saturo non può essere inferiore a un olio vegetale lavorato.

Non occorre fare i complottisti, basta riconoscere ciò che funziona o non funziona per il nostro corpo in maniera profonda, avendo in mano i princìpi che regolano l’organismo, non fatto di numeri e dati né calcoli statistici. Un corpo vivente e intelligente.

La domanda è: per quale motivo un alimento come un uovo, da galline ruspanti, dovrebbe “fare male” all’organismo?

Non serve fare assurdi calcoli, non serve seguire le % date da organizzazioni che se non mettono il profitto al primo posto, comunque non hanno una visione chiara e lucida del mondo attorno ad esse.

Concludiamo rispondendo a questa domanda: quanto è la percentuale di acidi grassi che deve essere presente nella dieta?

Non c’è una risposta univoca. Non c’è un minimo, e non c’è un massimo. I fattori che entrano in gioco in quella che definiamo “salute” sono molto maggiori e ben più ampi di un semplice numero che non tiene conto degli innumerevoli stressor ai quali il nostro organismo è sottoposto giorno per giorno.

Qualche consiglio pratico

Grassi saturi e colesterolo non devono essere assolutamente demonizzati. Come abbiamo visto, l’inizio di questa demonizzazione si è diffusa per opera di lavori di ricerca mal fatti e enti governativi superficiali e a volte corrotti.

Che non debbano essere demonizzati non significa che possono essere aggiunti tout court a qualsiasi tipo di alimentazione.

Chi “mangia male”, non è accorto in generale a ciò che mette in tavola, non migliorerà (anzi, potrebbe peggiorare) il suo stato di “fitness” e salute elevando il contenuto di grassi nella sua dieta.

Questo innalzamento deve essere accompagnato da un abbassamento dei carboidrati dietetici. In linea di massima, una “buona dieta” per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva) è rappresentata numericamente dall’introduzione di questi macronutrienti:

  • 0.8 - 1 g/kg di grassi;
  • 1.5 - 1.8 g/kg di proteine (variabili in base ad attività, stato fisico, e altri fattori);
  • carboidrati variabili in base a tipo corporeo e livelli di attività, preferenzialmente temporizzati in base ad essa.

Questo si traduce, generalmente, in una riduzione del rischio cardiovascolare (10, 11, 12) in quanto il moderato apporto di carboidrati e l’elevato apporto di grassi influenzano positivamente il rapporto TG/HDL (che, come abbiamo visto, è maggiormente predittivo del rischio di CVD).

Quei numeri derivano dall'osservazione diretta dell'approccio più sostenibile: inutile partire con approcci molto low-fat sperando di tenerli per sempre; meglio partire con approcci che siano loro stessi delle strategie per il lungo termine.

Quanti grassi saturi assumere? Molto spesso in Nutrizione/Medicina ci si concentra su dettagli poco controllabili, così poco controllabili che spesso il buon senso supera qualsiasi "schema". Se pure dicessimo a una persona di mangiare quanti grassi saturi vuoli, questa non mangerà mai 7 giorni su 7 formaggio (a parte che non riuscirebbe a raggiungere le quote proteiche indicate; per riuscirci, dovrebbe sforare con i grassi).

Stabilire quindi dei range di macronutrienti può portare a una sorta di "autoconsapevolezza": se bisogna assumere una certa quota di proteine e di grassi, va da sé che si dovrà trovare un buon compromesso.

Perciò, state tranquilli: non servono indicazioni precise sui grassi saturi, basta dare a monte delle indicazioni sui macronutrienti. In "automatico" il Cliente, per raggiungere quei macronutrienti o voi nel costruire la dieta con quei macronutrienti, vi troverete a fare un'alimentazione che non abbia eccessi di particolari micronutrienti.

Qualità del cibo, variabilità alimentare, consapevolezza, sostenibilità/praticità: puntate a consolidare questi aspetti e otterrette dimagrimento e salute a lungo termine. Concentrarvi sui piccoli dettagli vi farà perdere vi sista il quadro globale, creando più caos di quello che vorreste risolvere.

Riferimenti

  1. Anderson KM et al. Cholesterol and mortality. 30 years of follow-up from the Framingham study. JAMA. 1987.
  2. Neaton JD et al. Serum cholesterol level and mortality findings for men screened in the Multiple Risk Factor Intervention Trial. Multiple Risk Factor Intervention Trial Research Group. Arch Intern Med. 1992.
  3. Sophie Petersen S et al. European cardiovascular disease statistics. 2005 edition. Ministerio de Sanidad, Servicios Sociales e Igualdad. 2005.
  4. Siri-Tarino PW et al. Meta-analysis of prospective cohort studies evaluating the association of saturated fat with cardiovascular disease. Am J Clin Nutr. 2010.
  5. Jakobsen MU et al. Intake of carbohydrates compared with intake of saturated fatty acids and risk of myocardial infarction: importance of the glycemic index. Am J Clin Nutr. 2010.
  6. Assunção ML et al. Effects of dietary coconut oil on the biochemical and anthropometric profiles of women presenting abdominal obesity. Lipids. 2009.
  7. Ramsden CE et al. Re-evaluation of the traditional diet-heart hypothesis: analysis of recovered data from Minnesota Coronary Experiment (1968-73). BMJ. 2016.
  8. Gaziano JM et al. Fasting triglycerides, high-density lipoprotein, and risk of myocardial infarction. Circulation. 1997.
  9. da Luz PL et al. High ratio of triglycerides to HDL-cholesterol predicts extensive coronary disease. Clinics (Sao Paulo). 2008.
  10. Bazzano LA et al. Effects of low-carbohydrate and low-fat diets: a randomized trial. Ann Intern Med. 2014.
  11. Nordmann AJ et al. Effects of low-carbohydrate vs low-fat diets on weight loss and cardiovascular risk factors: a meta-analysis of randomized controlled trials. Arch Intern Med. 2006.
  12. Schwingshackl L, Hoffmann G. Comparison of effects of long-term low-fat vs high-fat diets on blood lipid levels in overweight or obese patients: a systematic review and meta-analysis. J Acad Nutr Diet. 2013.

Gli spunti principali per la stesura di questo articolo, le immagini e le tabelle, sono stati tratti da Enjoy saturated fats, they're good for you (Gusta i grassi saturi, sono buoni per te), di Donald W. Miller, Jr., MD.

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Commenti (10)

  • Rino

    Rino

    30 Agosto 2017 at 17:21 | #

    Mettiamo che l'uomo qualunque (75kg) mediamente attivo e con bf media (10-15%) abbia un fabbisogno di 2000Kcal.

    Il 50% delle Kcal dai grassi; ---> 110gr
    Il 30% delle Kcal dalle proteine; ---> 150gr
    Il 20% delle Kcal dai carboidrati. ---> 100gr

    Il carburante elettivo e preferenziale per cervello, SNC, muscoli etc è dato dal glucosio (pulito e senza prodotti di scarto), guarda caso intorno ai 200gr/die per l'uomo medio di cui sopra.

    40% carbo ---> 200gr
    30% proteine ---> 150gr
    30% grassi ---> 65gr

    Trovo più sensata equilibrata e sostenibile una soluzione del genere per l'uomo medio: carboidrati che variano in base al livello di attività ed al dispendio calorico, proteine nei range noti per persone attive, e grassi quanto basta per sostenere il sistema ormonale senza inutili estremismi e complicate strategie dietetiche (per compensare gli inevitabili squilibri ormonali relativi a resistenza insulina, leptina, tiroidei, gonadi etc) che non possono stressare ulteriormente l'approccio dietetico dell'ipotetico uomo medio preso come esempio. keep it simple.

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    30 Agosto 2017 at 17:53 | #

    Ciao Rino,

    senza argomentare più di tanto, possiamo provare a stilare una dieta con le proporzioni da te stabilite e capire come regge nel lungo termine.

    150 g di yogurt intero
    40 g di frutta secca
    20 g di olio
    fonti proteiche di qualità

    e a 100 g di grassi si è già arrivati.

    Per limarli occorre un impegno cognitivo vero e proprio, un doversi trattenere, un dover utilizzare "autocontrollo".

    E l'autocontrollo è il preludio al fallimento, in qualsiasi contesto di miglioramento del proprio stato di forma e salute.

    "Simple, but not simpler"

    La semplicità non deve sfociare nella superficialità.

    Considerare i fattori teorici e matematici senza guardare l'individuo nella sua complessità, dall'andare a prendere i figli a scuola, al tornare stanco dal lavoro e poi metterci anche l'allenamento, non si adatta alla realtà pratica.

    Metti un individuo in modalità "free running" e sceglierà mediamente una dieta con le proporzioni consigliate nell'articolo più facilmente che una dieta con " 65 g di grassi ".

    -

    P.S. Questa

    "Il carburante elettivo e preferenziale per cervello, SNC, muscoli etc è dato dal glucosio (pulito e senza prodotti di scarto), guarda caso intorno ai 200gr/die per l'uomo medio di cui sopra."

    è sbagliata in 5 punti.

    1. Il carburante glucosio è elettivo QUANDO PRESENTE IN CERTE QUANTITÀ. Non parlerei comunque di "elezione" bensì di massimo risparmio. Il corpo non fa una scelta vera e propria. È come se tu devi comprarti l'auto e non scegli la Lamborghini, anche se la preferisci, ma l'Alfa, perché il tuo budget è quello.

    2. muscoli -> Utilizzano acidi grassi.

    3. Etc. -> arbitrario.

    4. (pulito e senza prodotti di scarto) -> Pulito da cosa? Lo scarto di cosa? Il corpo lavora, i "prodotti di scarto" del metabolismo sono prodotti del metabolismo. "Scarto" non vuol dire "dannoso", vuol dire che non gli serve, finito un processo metabolico.

    L'Alfa di prima utilizza il carburante e poi fa uscire i fumi. I fumi escono per un processo fisiologico dell'auto, non la stanno danneggiando o ne stanno accelerando il normale invecchiamento.

    5. 200 g/die: da dove è stato ricavato questo numero?

    -

    Grazie ancora del confronto. :)

    Rispondi

  • Rino

    Rino

    01 Settembre 2017 at 12:04 | #

    Ciao, prima una precisazione.
    Stimo il tuo lavoro e professionalità, apprezzo la qualità dei contenuti che pubblichi e la tua opera di divulgatore, ammiro il tuo percoso dagli anni "spot86" fino ad oggi, Ho letto la quasi totalità dei contenuti che hai scritto in articoli, ebook, libri (project nutrition, da cui il dato ˜200gr carbo/die che risponde ai 5 punti del tuo ps, per chi desiderasse approfondire perchè nella realtà pratica/sportiva i carbo battono i grassi sotto ogni aspetto come carburante).

    Ecco perchè secondo me una "buona dieta" non ricade nei macro suggeriti nell'articolo, e perchè le proporzioni consigliate non si realizzano nella pratica quotidiana della real life di un individuo free running.

    Considerando l'esempio che proponi e aiutandoci con MyFitPal:
    - 150 g di yogurt intero = 5gr grassi
    - 40 g di frutta secca (mandorle) = 20gr grassi
    - 20 g di olio (evo) = 20gr grassi
    e siamo a circa 45gr di grassi

    Ora, come si raggiungono i 110gr di grassi includendo "fonti proteiche di qualità"?
    mi auguro non con salumi affettati "di qualità" :-D
    diciamo invece che per i 3 pasti principali dell'uomo qualunque con moglie/figli mancano all'appello :
    200gr vitello = 10gr grassi
    30gr whey iso = 0gr grassi
    4 uova intere = 15gr grassi

    e siamo guarda un pò a ˜70gr di grassi,

    Ritengo che la vera forzatura per "Average Joe" sia tirare fuori dal cilindro altri 40gr di grassi senza inziare la danza dei condimenti con burro irlandese, olio di cocco, sugna o avventurarsi nel reame del quinto quarto con fegato, trippa, animelle rognone e via dicendo (tra l'altro adoro la coratella d'agnello),
    Cose che il padre di famiglia free running tendenzialmente gestisce male.

    Ecco che saremmo vicini al range della quota proteica raccomandata (1,5gr-2gr/kg), e al totale calorico ipotizzato.
    Il tutto potrebbe concludersi agevolmente e in scioltezza distribuendo solo 200gr di carbo ("di qualità") scegliendo fonti che contengano sia protidi che glucidi.

    E invece no, Troppo elementare, si scade nel semplice e superficiale così.
    Meglio scolarsi un vasetto di alici sott'olio gustandosi la preziosa marinatura con una cannuccia :-D

    L'Uomo Qualunque si è convinto che mezza busta di frutta secca al giorno non sia abbastanza, che i grassi saturi non siano aterogeni, che il burro e gli oli (cocco-evo-etc) grazie al loro processo di raffinazione non necessitino di impegno cognitivo e autocontrollo per non eccedere ritrovandoseli così nell'adipe senza passare dal via, che il palmitico e il laurico non generino infiammazione e conducano a resistenza insulinica, che guarda caso sono direttamente correlate alla CHD (1).

    Poi ha letto "un piccolo ragionamento",
    I grassi danno danno gusto e sazietà, ok per il fattore palatabilità, ma chiunque abbia assaggiato una striscetta da 25gr di burro o un cucchiaio d'olio si è reso conto del potere saziante evanescente in millesecondi dei suddetti "cibi". Questo senza scomodare studi inerenti la fullness factor e satiety index dei cibi per scoprire chi è proprio all'ultimo posto della fila. (2) (3) (4)
    Poi il ragionamento distorto passa a demonizzare tutti i carboidrati accomunandoli per qualità, effetti e caratteristiche ai carboidrati raffinati e allo zucchero raffinato.
    Quindi si procede con i carboidrati (tutti) e gli zuccheri raffinati ci fanno perdere la testa, il controllo e ci trasformano in esseri deboli e malaticci preda dei governi corrotti e le multinazionali.
    Quindi si traggono le conclusioni rivelando con un falso sillogismo cosa davvero ci fa ingrassare, sviluppare metastasi e CVD.





    (1) ( http://agingfree.org/Portals/0/xBlog/uploads/2017/5/1/Saturated%20fat%20does%20not%20clog%20the%20arteriesl.pdf)
    (2) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7498104
    (3) http://www.colorado.edu/intphys/Class/IPHY3700_Greene/pdfs/atkins/hunger_satiety/blundell1997.pdf
    (4) https://i0.wp.com/gastricbypassjournals.com/wp-content/uploads/2015/01/fullness_factor.jpg

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    01 Settembre 2017 at 14:12 | #

    Ciao Rino,

    Il primo e più importante errore del tuo messaggio è la confusione circa le persone a cui ci si rivolge.

    Un "Average Joe" non è affatto una persona che ricerca la forma fisica e si impegna nel mangiare bene, allenarsi costantemente, prestare accortezza a come conduce la sua vita.

    È più un tipo da casa-divano-lavoro e sacchetto di patatine.

    Il secondo e importante problema è la confusione tra teoria e pratica. Ecco perché passare troppo tempo su PubMed o sui libri senza prendersi un attimo per riflettere e guardare il tutto da un punto di vista globale, può essere letale.

    Mi prendo appositamente il tempo per analizzare questo messaggio perché altrimenti chi legge potrebbe essere fuorviato, in quanto alcune cose riportate sono superficiali.

    La differenza tra i messaggi nei tuoi commenti e quanto scritto nell'articolo, è che l'articolo (e posso dirtelo come Co-Autore) è stato iniziato circa 2 anni e mezzo fa, ci hanno messo mani e occhi più professionisti che hanno analizzato diversi dati filtrandoli, in uno step successivo, nella realtà pratica (ma non voglio annoiare nessuno sui processi che portano un articolo ad essere pubblicato).

    Andiamo per punti:

    1) La dieta totale da te completata risulterebbe:
    150 g di yogurt intero = 5gr grassi
    40 g di frutta secca (mandorle) = 20gr grassi
    20 g di olio (evo) = 20gr grassi
    200gr vitello = 10gr grassi
    30gr whey iso = 0gr grassi
    4 uova intere = 15gr grassi

    Ok: assegnala a 100 persone e facci sapere i risultati. Non dopo un mese, non dopo due, neppure dopo 6. Ma dopo 2 anni. Almeno.

    Se volessimo aggiungere dei semi? Degli spuntini quando si ha fame? E quel taglio di vitello, sarà sicuramente filetto. 200 g al giorno, x 5-6 giorni = 1.2 Kg a settimana. Ma stiamo bassi, 1 Kg.

    Dammi il modo per spiegare agli utenti che devono spendere 30-40 € solo di quella fonte a settimana e all'unisono ti facciamo la Ola e diamo un premio. :)

    2) Hai un problema a livello semantico, e mi piacerebbe che qui si fosse più precisi.

    "Elementare" è diverso da "superficiale" che è diverso da "semplice".

    Tu sei stato superficiale (come argomentato sopra), e da questa complessità hai proposto qualcosa di molto meno semplice: una persona che mangia "normalmente", facendo attenzione alla qualità del cibo e soddisfacendosi sul piano del gusto e dell'appagamento (dopo parliamo di "fullness" e "satiety", che hai confuso), per stare a 65-70 g di grassi dovrebbe controllarsi per tutta la vita.

    Non sei neppure stato "elementare": non hai scomposto l'argomento nei suoi livelli base, come è stato fatto prima da noi e poi da me qui nei commenti, presentandoti non solo la "teoria biochimica" da tenere presente, ma gli effetti a lungo termine dell'applicazione di una dieta sulla vita di una persona.

    3) Questo

    "L'Uomo Qualunque si è convinto che mezza busta di frutta secca al giorno non sia abbastanza, che i grassi saturi non siano aterogeni, che il burro e gli oli (cocco-evo-etc) grazie al loro processo di raffinazione non necessitino di impegno cognitivo e autocontrollo per non eccedere ritrovandoseli così nell'adipe senza passare dal via, che il palmitico e il laurico non generino infiammazione e conducano a resistenza insulinica, che guarda caso sono direttamente correlate alla CHD (1)."

    non trova contesto nel discorso e infatti non ho compreso.

    Ne estrapolo però l'atteggiamento per far comprendere che NON DEVE ESSERE SEGUITO a chi leggerà dopo di noi.

    Ammettere, ad esempio, il burro nella dieta, non significa "sfondarsi" di burro e reputo troppo disinformativo da parte tua cercare di argomentare con questa presa di posizione infantile.

    Il gioco che hai fatto è questo

    Oukside: "Potete mangiare il burro, non dovete evitarlo, così come i grassi saturi"

    Rino: "Ah quindi l'uomo medio si può sfondare di grassi saturi sperando di farla franca?"

    4) "Questo senza scomodare studi inerenti la fullness factor e satiety index dei cibi per scoprire chi è proprio all'ultimo posto della fila. (2) (3) (4)"

    Questo è il motivo per cui mettere strumenti più o meno potenti nelle mani sbagliate sia - di nuovo - letale.

    Leggiamo questa: https://i0.wp.com/gastricbypassjournals.com/wp-content/uploads/2015/01/fullness_factor.jpg

    e:

    1. Si parla di "fullness". Il più fesso tra noi si accorge che un alimento più grasso rispetto a uno più magro, non riempie di più, ma dopo qualche ora e concatenandosi nel corso dei giorni, dona più sazietà.

    Il problema di concentrarsi su questi pochi e singoli studi piuttosto che attendere e raccoglierne diversi con diverse conclusioni, prima di cercare di argomentare, è quello di perdere - appunto - la visione globale.

    I tuoi messaggi avrebbe certamente validità differente se fossero pubblicati di qui a qualche settimana o mese, e non solo qualche ora, perché puoi essere un mago della gestione del tempo ma in poche ore non puoi avere analizzato decine di studi o aver ricevuto feedback e report da decine di persone accanto a te.

    5) Rileggiamo il piccolo ragionamento:

    "Anche se le curve non possono ovviamente essere di correlazione causale, insieme possono farci ragionare in questo modo:

    - Abbiamo abbassato il consumo di grassi nella dieta;
    - Poiché i grassi danno gusto e sazietà, abbiamo dovuto compensare con carboidrati e zuccheri raffinati;
    - Carboidrati e zuccheri raffinati ci fanno perdere il controllo sulla dieta.
    Quindi… Ingrassiamo, ci becchiamo i tumori e le malattie cardiovascolari."

    "LE CURVE NON POSSONO OVVIAMENTE ESSERE DI CORRELAZIONE CAUSALE"

    Abbassamento del consumo dei grassi ---->

    ABBASSAMENTO DELLA PALATABILITÀ

    ----> Dover ricorrere a carboidrati e zuccheri raffinati (entrambi) per ricercare quella palatabilità.

    È sempre nel contesto dell'articolo, che viene fatto il ragionamento.

    Lo yogurt intero ha tendenzialmente un sapore acido ma non così come quello scremato.

    Togliere i grassi ha reso il prodotto molto acido.

    Per compensare, abbiamo introdotto lo zucchero. Questo livello globale; ma questo lo fa anche chi sceglie il low fat... Molti "fitness enthusiast", ad esempio, che utilizzano alimenti low fat (prendi il greco 0%) dicono "BUONISSIMO" (che ci può stare, a me personalmente piace così com'è; così come ad altri) e poi aggiungono "Sì sì, se ci metti un po' di cacao, cannella, 20 gocce di dolcificante acalorico, è buonissimo".

    -

    Grazie per il confronto

    Rispondi

  • Rino

    Rino

    06 Settembre 2017 at 11:44 | #

    Ciao, tiriamo le fila del discorso.

    Ti ho dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che la "buona dieta" per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva) NON è rappresentata numericamente dall’introduzione dei macronutrienti consigliati in conclusione all'articolo.

    Questo è stato possibile prendendo in esame l'esempio dietetico tipo che tu stesso hai stilato, dimostrando con una banale somma che si è lontani e di molto dai 110gr di grassi che hai erroneamente stimato come quantitativo totale giornaliero (e da cui poi nascono le successive elucubrazioni mentali), questo nonostante siano state aggiunte da parte mia le da te suggerite "fonti proteiche di qualità", che ho volontariamente scelto tendenzialmente grasse, nel vano tentativo di dare maggior validità alla tua ipotesi (già in partenza sbagliata).

    Dopo aver smantellato l'assunto iniziale, e mi auguro essendoti reso conto dell'insussistenza del tuo ragionamento, hai sviato il discorso spostando l'attenzione su altri aspetti, commettendo però un'ulteriore doppio errore:
    - hai spostato il discorso sulla sostenibilità settimanale quando era palese dall'inizio che si trattava di un mero esempio giornaliero.
    - ti sei contraddetto, da una parte affermi che "stressiamo continuamente" sulla qualità alimentare delle fonti proteiche/alimentari, dall'altra però sembri scoprire improvvisamente che la qualità costa e: mo' come lo spiego all'utente che è insostenibile? veicoli due messaggi completamente in antitesi.
    Allora queste famigerate fonti proteiche di qualità che mancano all'appello per raggiungere la quota di grassi le inseriamo o no? Questi vitelli che ruminano pascoli d'alpeggio, questo prosciutto di maiale allevato allo stato brado, questi polli biologici che razzolano in un grande prato verde dove nascono speranze li mettiamo sul piatto o no? e tutto questo ha un costo? li compriamo o mettiamo su una fattoria e andiamo a vivere nella casa nella prateria allevandoceli da soli? :-D
    Ti faccio la Ola e l'applauso se riesci a spiegare queste evidenti contraddizioni.

    Altre inesattezze:
    - Dici: "facci sapere i risultati dopo almeno 2 anni".
    Intendi i risultati di una “buona dieta per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva)"?
    Intendi i risultati di una dieta come invano suggerita fin dal primo messaggio ovvero moderata in carboidrati, proteine e grassi e quindi senza inutili estremismi ed eccessi per evitare poi complicate strategie compensatorie per scongiurare gli squilibri che inevitabilmente comportano?
    Per caso una dieta che si è visto ricadere nei range carboidrati intorno al 50% - proteine intorno al 30% - grassi intorno al 30%? (intorno significa +- 5%, prima che mi accusi di avere problemi oltre che a livello semantico anche aritmetico :-D )
    Ironicamente sono proprio le conclusioni del PURE study presentato pochi giorni fa al Congresso Europeo di Cardiologia che molti compreso te hanno rilanciato, ma a quanto sembra anche incompreso o malinterpretato o travisato.
    Ti lascio il link alla fonte originale della McMaster University, quando si tenta di fare informazione è sempre meglio andare all'origine piuttosto che affidarsi a riviste generaliste che abusano di titoli sensazionalistici.
    International study shows moderate consumption of fats and carbohydrates best for health: https://fhs.mcmaster.ca/main/news/news_2017/moderate_consumption_of_fats_and_carbohydrates_best_for_health.html

    - Dici che l'articolo è valido, molti professionisti, 2 anni e mezzo di lavoro. Concordo.
    Sono le conclusioni a livello percentuale dei macro ad essere sballate e fuori contesto, come pacificamente dimostrato e ampiamente documentato.

    - Dici che ho un problema a livello semantico.
    Ancora sposti l'attenzione su aspetti inesistenti. Stiamo parlando dall'inizio di una persona mediamente attiva, chiamalo Tizio, Caio o Pinco Pallino. Chiamalo Average Joe o Mario Rossi. Inutile aggrapparsi sugli specchi portando esempi campati per aria. Per inciso Average Joe è l'uomo medio, mediamente attivo e mediamente in salute. Per chiarirlo sarebbe bastato un semplice dizionario (anche on-line) invece che sprecare tempo a disquisire su cose lapalissiane. Prima di dare lezioni di semantica o tacciare qualcuno di confondere un termine per un altro sarebbe il caso di informarsi, e nel caso si voglia descrivere "un tipo da casa-divano-lavoro e sacchetto di patatine" si può ben utilizzare un termine comune quale "couch potato". Sempre che si vogliano evitare figure barbine. ;-)

    - Dici che sono stato "superficiale" e neppure "elementare" nel suggerire un approccio moderato ai macro, perchè "da questa complessità hai proposto qualcosa di molto meno semplice" non tenendo conto "degli effetti a lungo termine" e che i miei messaggi non hanno validità perchè "in poche ore non puoi avere analizzato decine di studi o aver ricevuto feedback e report da decine di persone accanto a te."
    Tutti aspetti chiariti in maniere semplice ed elementare dal PURE study, che lascio alla tua buona volontà approfondire e alla divina provvidenza far comprendere, in modo da inserirlo a corredo bibliografico ogni volta che parlerai di dieta sostenibile e salute, così da bilanciare bislacche opinioni personali con evidenze scientifiche aggiornate ;-)

    - Dici che "non trova contesto nel discorso e infatti non ho compreso."
    Va bene, posso accettare il fatto che non hai compreso il contesto nel quale è inserito il discorso.

    - Dici che ho confuso "fullness e satiety", che "anche il più fesso tra noi si accorge che un alimento più grasso rispetto a uno più magro, NON riempie di più, ma dopo qualche ora e concatenandosi nel corso dei giorni, dona più sazietà."
    Davvero sei riuscito a scriverlo rimanendo serio? :-D
    Io ti posto studi chiarificatori e tu parti con voli pindarici, alchimie concatenanti nel corso dei giorni, persuasioni ottimistiche. Decisamente un approccio distante dall'evidence based.
    Suppongo sia inutile dilungarsi sul come siano correlati concetti di food reward, satiation/satiety, palatability.
    Lascio però due semplici studi/review chiarificatori che polverizzano le tue asserzioni, prenditi il tempo che vuoi per studiarli:
    https://www.researchgate.net/publication/15701207_A_Satiety_Index_of_common_foods
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0924224414002386 (Optimising foods for satiety)
    Magari scoprirai che oltre a curiose fantasie e buffe suggestioni ci sono ricercatori che pubblicano dati peer reviewed analizzando queste tematiche con il metodo scientifico ;-)
    Questo disintegra anche le osservazioni al punto 5) del piccolo (s)ragionamento. Dato che parte da presupposti clamorosamente sbagliati (come avrai modo di leggere) per proseguire con ragionamenti dissennati ed arenarsi in conclusioni semplicistiche.

    - Dici che: "Il gioco che hai fatto è questo" - "sfondati di burro" - "sfondati di grassi saturi e spera di farla franca". Mai usato le parole sfondarsi.
    Potrei invece dire che il gioco che hai fatto tu su FB per rilanciare l'articolo è stato:
    - Congresso Europeo Cardiologia: Più grassi e meno carboidrati per salvare il cuore.
    - Oukside: Noi lo avevamo fatto presente qui --> (articolo che termina con dieta 50% grassi e 20% carboidrati)

    - Dici che nella mia argomentazione sono stato "disinformativo" assumendo una "presa di posizione infantile" perchè suggerisco di "sfondarsi di burro". Ti ricordo in primis che la mia "danza dei condimenti" era una semplice supposizione dato che sto ancora aspettando i famosi 40gr di grassi da dove li prenderesti affidandoti a fonti proteiche di qualità e rientrando nell'esempio del Regular Guy (è semanticamente corretto?).

    In secundis ammesso e non concesso che tiri fuori dal cilindro una soluzione (credibile o meno) il risultato finale sarebbe comunque in evidente contraddizione con quanto seri scienziati hanno dimostrato essere la "buona dieta" per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva) osservando 135.000 persone, appartenenti a 5 diversi continenti per un periodo di 7 anni e mezzo. (PURE study)

    Tutto semplicemente condensabile dalla viva voce di questi saggi ricercatori che ci informano senza possibilità di fraintendimento alcuno che:
    “The message of our study is moderation as opposed to very low or very high intake in consumption of both fats and carbohydrates.”
    “We’re not advocating an extreme diet,”
    “We’re not saying that people should go on a low-carb, very high-fat diet because we didn’t find any benefit with a very low-carb diet either."
    "The healthiest diet would be made up of 50 to 55 per cent carbohydrates and 35 per cent total fat, including both saturated and unsaturated types."
    “There’s a sweet spot for carbohydrates, which is about 55 per cent of energy intake.”

    Sembra non ci sia traccia di estremismi high fat, badilate di grassi e corpi chetonici come se piovesse, a quanto pare.
    E con questo abbiamo piantato l'ultimo chiodo nella barra dei consigli keto-friendly, almeno per quanto riguarda Medio-Man (è semanticamente esatto? :-D ) e la sua ricerca di una "buona dieta" per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva).

    Perchè Il segreto di pulcinella diciamolo dai, per pompare la Dieta Chetogenica Ciclica Mirata (CTKD) si è partiti da premesse corrette per poi arrivare a conclusioni... interessate.

    Grazie per il confronto

    p.s. - Dici: "passare troppo tempo su PubMed o sui libri (...) può essere letale" e "mettere strumenti più o meno potenti nelle mani sbagliate sia - di nuovo - letale."
    Alla luce di quanto emerso, sono perfettamente concorde ;-)

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    08 Settembre 2017 at 07:39 | #

    Ciao di nuovo Rino,

    Ti rispondo...

    "Ti ho dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio"

    è sbagliata in termini concettuali. Non si può dimostrare quello che affermi successivamente.

    Questo pone le basi per vanificare la validità di ciò che segue, ma sempre per non confondere i nostri lettori e riportare il ragionamento su un filo logico e sensato, analizziamo il resto.


    -


    "che la "buona dieta" per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva) NON è rappresentata numericamente dall’introduzione dei macronutrienti consigliati in conclusione all'articolo."

    Dall'altro lato sei stato invitato a RAGIONARE e OSSERVARE (mai parlato di "dimostrazione" ;) ).

    E se ti fossi fermato un attimo a farlo, probabilmente avresti concluso che "Tutto sommato, una dieta come proposta è semplice da seguire e sostenibile per sempre".

    -

    "Questo è stato possibile prendendo in esame l'esempio dietetico tipo che tu stesso hai stilato, dimostrando con una banale somma che si è lontani e di molto dai 110gr di grassi che hai erroneamente stimato come quantitativo totale giornaliero (e da cui poi nascono le successive elucubrazioni mentali), questo nonostante siano state aggiunte da parte mia le da te suggerite "fonti proteiche di qualità", che ho volontariamente scelto tendenzialmente grasse, nel vano tentativo di dare maggior validità alla tua ipotesi (già in partenza sbagliata)."

    Tutto questo periodo è sbagliato.

    Non è successo quanto dici adesso, in cui sembra che stai edulcorando il tuo punto di vista e ripulendolo da ogni fallacia logica e concettuale.

    -

    "Dopo aver smantellato l'assunto iniziale, e mi auguro essendoti reso conto dell'insussistenza del tuo ragionamento,"

    Questo stai continuando a ripeterlo tu.

    Ti ho ripetuto: fai fare a dei soggetti una dieta cercando di stare < 70 g di grassi e facci sapere cosa succede.

    Probabilmente sei uno che segue questo tipo di raccomandazione dietetica e fatica a farlo nel corso del tempo se non in un contesto sociale peculiare.

    Ricorda che non parliamo di contesti di nicchia, molti Body Builder per anni e anni (e anche per sempre) possono assumere diete hyper low fat.

    Ciò non vuol dire necessariamente che presentino un assetto psicologico del tutto resiliente (non parlo di "normale" in quanto non è definibile, parlo dello stare bene nella propria condizione).

    -

    "- hai spostato il discorso sulla sostenibilità settimanale quando era palese dall'inizio che si trattava di un mero esempio giornaliero."

    Non ho spostato il discorso, era già lì.

    Sarei uno stupido a stilare una dieta su base giornaliera; è stupido stilare una dieta su base giornaliera senza pensare al lungo termine.

    "- ti sei contraddetto, da una parte affermi che "stressiamo continuamente" sulla qualità alimentare delle fonti proteiche/alimentari, dall'altra però sembri scoprire improvvisamente che la qualità costa e: mo' come lo spiego all'utente che è insostenibile? veicoli due messaggi completamente in antitesi."

    È proprio qui che volevo portarti; noto che sei abbastanza riflessivo e sapevo che avresti fatto questa domanda, per questo non ho ampliato precedentemente su questo punto. Lo faccio ora.

    Stressiamo sulla qualità.

    E per fare entrare questa qualità in un contesto di vita con un reddito nella media, ecco che le fonti proteiche possono essere le più disparate.

    Hai citato il vitello come fonte proteica, l'hai scelto appositamente guardando ai micronutrienti, facendolo quindi rientrare nel nostro discorso.

    Ma non facendolo rientrare in un discorso molto più ampio (come ho fatto io): qualità da un lato, scelta di cibi non super costosi dall'altro.

    Uova, maiale, alcuni formaggi, alcuni pesci grassi, sono fonti proteiche a costo molto più basso di quel vitello, e con quantità di grassi molto maggiori.

    Hai guardato nella parola "sostenibilità" solo il significato di "difficoltà fisiologica" e non al suo vero significato: a tutto tondo. Contesto fisiologico, psicologico, sociale ed economico.

    Al padre di famiglia con tre figli a carico, mutuo e uno stipendio da operaio, mi sogno di consigliarli fonti proteiche da carni magre day in day out, ma gli consiglio le uova anche 5 volte a settimana, i formaggi, i pesci a basso costo e di buona qualità (sgombro, sarde, in alcune zone il tonno).

    Vedi? Alcuni potenti strumenti, se usati in piccoli contesti, possono essere letali. Come sparare con un bazooka da una torretta di controllo: i gas dell'esplosione distruggono anch'essa e si rimane uccisi.

    La visione globale è ***globale***, il corpo è inserito in un ambiente, da cui è modificato e che modifica costantemente.

    Se io fatico ad arrivare a fine mese perché sto spendendo 150 € a settimana solo di cibo per tenere la mia dieta < 65 g di grassi al giorno, finisce che il rimuginare su come portare i soldi a casa e far mangiare anche i miei figli, mi schiaccia fisicamente.

    -


    "Allora queste famigerate fonti proteiche di qualità che mancano all'appello per raggiungere la quota di grassi le inseriamo o no? Questi vitelli che ruminano pascoli d'alpeggio, questo prosciutto di maiale allevato allo stato brado, questi polli biologici che razzolano in un grande prato verde dove nascono speranze li mettiamo sul piatto o no? e tutto questo ha un costo? li compriamo o mettiamo su una fattoria e andiamo a vivere nella casa nella prateria allevandoceli da soli? :-D
    Ti faccio la Ola e l'applauso se riesci a spiegare queste evidenti contraddizioni. "

    Fatto.



    "Altre inesattezze:
    - Dici: "facci sapere i risultati dopo almeno 2 anni".
    Intendi i risultati di una “buona dieta per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva)"?
    Intendi i risultati di una dieta come invano suggerita fin dal primo messaggio ovvero moderata in carboidrati, proteine e grassi e quindi senza inutili estremismi ed eccessi per evitare poi complicate strategie compensatorie per scongiurare gli squilibri che inevitabilmente comportano?
    Per caso una dieta che si è visto ricadere nei range carboidrati intorno al 50% - proteine intorno al 30% - grassi intorno al 30%? (intorno significa +- 5%, prima che mi accusi di avere problemi oltre che a livello semantico anche aritmetico :-D )"

    Scusa, ma "si è visto", da chi/cosa?

    Credo tu non sappia precisamente di cosa stia parlando. Io continuo a risponderti perché non sono borioso e il confronto è sempre utile per tutti.

    Ma non comprendo cosa vuoi cercare di dimostrare a te stesso.

    Puoi continuare a pensarla come credi, io rispondo anche per non far cadere in questi errori i nostri lettori, ma se avessi seguito anche solo 20 persone per un periodo superiore ai 2 anni, ti saresti accorto che quello che tu dici è inapplicabile.

    - Tutto il resto di cui parli, squilibri, compensi, inevitabilità, sono ipotesi con poco senso e prive di basi sia di logico ragionamento che di evidenza (visto che ci piace). -


    "Ironicamente sono proprio le conclusioni del PURE study presentato pochi giorni fa al Congresso Europeo di Cardiologia che molti compreso te hanno rilanciato, ma a quanto sembra anche incompreso o malinterpretato o travisato.
    Ti lascio il link alla fonte originale della McMaster University, quando si tenta di fare informazione è sempre meglio andare all'origine piuttosto che affidarsi a riviste generaliste che abusano di titoli sensazionalistici.
    International study shows moderate consumption of fats and carbohydrates best for health: https://fhs.mcmaster.ca/main/news/news_2017/moderate_consumption_of_fats_and_carbohydrates_best_for_health.html"

    Questo è di nuovo un esempio di un bazooka utilizzato in una torretta di controllo.

    Il PURE study rivisita i vecchi concetti dietetici per dire

    "Ragazzi, un contenuto maggiore di grassi porta meno rischi; e questo lo abbiamo osservato perché IN MEDIA chi sta meglio assume MEDIAMENTE tot. % di micronutrienti."

    - Credo ti stia fossilizzando sul tuo punto di vista e voglia necessariamente dimostrare di avere ragione perché gode di punti solidi e forti. Ma così facendo stai commettendo degli errori di valutazione che si concatenano.

    Come detto, continuiamo ad analizzare per fare chiarezza per chi ci legge" -


    "- Dici che ho un problema a livello semantico.
    Ancora sposti l'attenzione su aspetti inesistenti. Stiamo parlando dall'inizio di una persona mediamente attiva, chiamalo Tizio, Caio o Pinco Pallino. Chiamalo Average Joe o Mario Rossi. Inutile aggrapparsi sugli specchi portando esempi campati per aria. Per inciso Average Joe è l'uomo medio, mediamente attivo e mediamente in salute. Per chiarirlo sarebbe bastato un semplice dizionario (anche on-line) invece che sprecare tempo a disquisire su cose lapalissiane. Prima di dare lezioni di semantica o tacciare qualcuno di confondere un termine per un altro sarebbe il caso di informarsi, e nel caso si voglia descrivere "un tipo da casa-divano-lavoro e sacchetto di patatine" si può ben utilizzare un termine comune quale "couch potato". Sempre che si vogliano evitare figure barbine. ;-)"


    Non ritengo utile farsi condizionare dall'emotività (specie se si scrive), spesso perché fa perdere lucidità e visione di ciò di cui si sta parlando.

    "Average Joe" = Uomo medio.

    Se avessi voluto parlare del "tuo" uomo medio che fa un certo tipo di attività, un certo tipo di dieta, ha un certo reddito, etc. avresti potuto specificare cosa tu intendessi per Average Joe.

    Ma ora dici di appellarsi al vocabolario.

    L'ho fatto di nuovo, per controllare se avessi inteso male io, e... Average Joe = Uomo medio.

    "Media = Il valore intermedio compreso tra l'estremo superiore e quello inferiore nell'insieme di più valori considerati."

    Il più sciocco tra noi, a meno che non abbia vissuto da sempre in completo isolamento, guardandosi attorno vede che oltre la metà delle persone sono totalmente disinteressate alla forma fisica e alla salute, e meno di 15 su 100 praticano una qualche forma di attività fisica.

    Quale dobbiamo prendere come "media"?

    L'uomo medio ha come modello di "miglior colazione" il latte del discount e i biscotti, o al massimo le fette biscottate con la marmellata se siamo fortunati.


    "- Dici che sono stato "superficiale" e neppure "elementare" nel suggerire un approccio moderato ai macro, perchè "da questa complessità hai proposto qualcosa di molto meno semplice" non tenendo conto "degli effetti a lungo termine" e che i miei messaggi non hanno validità perchè "in poche ore non puoi avere analizzato decine di studi o aver ricevuto feedback e report da decine di persone accanto a te."
    Tutti aspetti chiariti in maniere semplice ed elementare dal PURE study, che lascio alla tua buona volontà approfondire e alla divina provvidenza far comprendere, in modo da inserirlo a corredo bibliografico ogni volta che parlerai di dieta sostenibile e salute, così da bilanciare bislacche opinioni personali con evidenze scientifiche aggiornate ;-) "

    La mia persona in questo non sta entrando affatto (se fosse entrata, avrebbe promosso una dieta molto differente).

    Le opinioni sono professionali, non personali.

    Questa è la "sottile" differenza nel tuo approccio a questa discussione che - ancora una volta - compromette gran parte della validità dei tuoi messaggi.

    Ora ti affidi al PURE study, uno studio su una grossa coorte che ha OSSERVATO una correlazione tra moderati "più" elevati livelli di grassi (rispetto alle "raccomandazioni classiche") e migliore outcomes di salute.

    Non rientra nell'argomentazione del tuo ragionamento.


    "- Dici che ho confuso "fullness e satiety", che "anche il più fesso tra noi si accorge che un alimento più grasso rispetto a uno più magro, NON riempie di più, ma dopo qualche ora e concatenandosi nel corso dei giorni, dona più sazietà."
    Davvero sei riuscito a scriverlo rimanendo serio? :-D
    Io ti posto studi chiarificatori e tu parti con voli pindarici, alchimie concatenanti nel corso dei giorni, persuasioni ottimistiche. Decisamente un approccio distante dall'evidence based.
    Suppongo sia inutile dilungarsi sul come siano correlati concetti di food reward, satiation/satiety, palatability.
    Lascio però due semplici studi/review chiarificatori che polverizzano le tue asserzioni, prenditi il tempo che vuoi per studiarli:
    https://www.researchgate.net/publication/15701207_A_Satiety_Index_of_common_foods
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0924224414002386 (Optimising foods for satiety)
    Magari scoprirai che oltre a curiose fantasie e buffe suggestioni ci sono ricercatori che pubblicano dati peer reviewed analizzando queste tematiche con il metodo scientifico ;-)
    Questo disintegra anche le osservazioni al punto 5) del piccolo (s)ragionamento. Dato che parte da presupposti clamorosamente sbagliati (come avrai modo di leggere) per proseguire con ragionamenti dissennati ed arenarsi in conclusioni semplicistiche. "

    Sai, comincio a pensare che tu stia solo "trillando" in questa discussione.

    Ma vado avanti, sempre per i nostri lettori.

    Innanzitutto, penso che in un confronto sia saggio che non vengano utilizzati questi "sfottò" come disperato mezzo per cercare di argomentare la propria tesi.

    Un po' me lo aspetto, quando si presentano informazioni nuove e "destabilizzanti" e non si è capaci di cercare di capirle.

    Ma perdoniamo questa scarsa padronanza di stile e andiamo avanti.

    -

    È del tutto ingenuo pensare che non ci sia una influenza del cibo mangiato oggi su ciò che si mangerà tra qualche giorno.

    La tua non è "evidence based" ma è "visione basata sull'evidenza e filtrata tramite la volontà di apparire bravo e avere ragione opponendomi per forza di cose".

    Purtroppo l'analisi di studi e ricerche isolata e non contestualizzata, senza conoscere a fondo le risposte organiche a particolari stimoli, non porta lontano.

    Fosse così la Scienza del Corpo Umano sarebbe ancora a 2 secoli fa.

    Di nuovo, potenti strumenti utilizzati in piccoli contesti sono letali.

    Se ti ritieni così capace di spulciare la letteratura, cerca gli studi che fanno osservare come in base ai micronutrienti consumati nel giorno X ci sia più o meno sazietà per alimenti ricchi di quegli stessi micronutrienti consumati nei giorni X + 2/3.

    Un esempio: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9430603

    Sono tipi di studi difficili da costruire, ma molto utili e significativi: rappresentano meglio la realtà rispetto a quelli osservazionali ma anche ai trial controllati che però sono spesso in acuto.


    "- Dici che: "Il gioco che hai fatto è questo" - "sfondati di burro" - "sfondati di grassi saturi e spera di farla franca". Mai usato le parole sfondarsi.
    Potrei invece dire che il gioco che hai fatto tu su FB per rilanciare l'articolo è stato:
    - Congresso Europeo Cardiologia: Più grassi e meno carboidrati per salvare il cuore.
    - Oukside: Noi lo avevamo fatto presente qui --> (articolo che termina con dieta 50% grassi e 20% carboidrati) "



    Oukside: "Avevamo fatto presente che la "dieta classica" è più pericolosa per il cuore".

    Sui notiziari stessi

    "Più grassi e meno carboidrati"

    *** RISPETTO ALLA DIETETICA CLASSICA ***

    La nostra raccomandazione (in questo articolo) non è collegata, anche perché l'articolo è di molto prima.

    Il link è solo con la non demonizzazione dei grassi saturi, base comune per l'articolo.

    - Vedi - parere mio - stai continuando così tanto a battere su qualcosa per dimostrare a tutti costi che il tuo punto di vista sia corretto, che sbagli a valutare anche il resto. Insomma, sei passato dal criticare l'azione (stesura articolo) a giudicare le persone dietro. -


    "- Dici che nella mia argomentazione sono stato "disinformativo" assumendo una "presa di posizione infantile" perchè suggerisco di "sfondarsi di burro". Ti ricordo in primis che la mia "danza dei condimenti" era una semplice supposizione dato che sto ancora aspettando i famosi 40gr di grassi da dove li prenderesti affidandoti a fonti proteiche di qualità e rientrando nell'esempio del Regular Guy (è semanticamente corretto?). "

    5 uova medie. ;)


    "In secundis ammesso e non concesso che tiri fuori dal cilindro una soluzione (credibile o meno) il risultato finale sarebbe comunque in evidente contraddizione con quanto seri scienziati hanno dimostrato essere la "buona dieta" per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva) osservando 135.000 persone, appartenenti a 5 diversi continenti per un periodo di 7 anni e mezzo. (PURE study)

    Tutto semplicemente condensabile dalla viva voce di questi saggi ricercatori che ci informano senza possibilità di fraintendimento alcuno che:
    “The message of our study is moderation as opposed to very low or very high intake in consumption of both fats and carbohydrates.”
    “We’re not advocating an extreme diet,”
    “We’re not saying that people should go on a low-carb, very high-fat diet because we didn’t find any benefit with a very low-carb diet either."
    "The healthiest diet would be made up of 50 to 55 per cent carbohydrates and 35 per cent total fat, including both saturated and unsaturated types."
    “There’s a sweet spot for carbohydrates, which is about 55 per cent of energy intake.”

    Sembra non ci sia traccia di estremismi high fat, badilate di grassi e corpi chetonici come se piovesse, a quanto pare.
    E con questo abbiamo piantato l'ultimo chiodo nella barra dei consigli keto-friendly, almeno per quanto riguarda Medio-Man (è semanticamente esatto? :-D ) e la sua ricerca di una "buona dieta" per il lungo periodo in termini di salute e miglioramento (per una persona mediamente attiva).

    Di nuovo, potenti armi in piccoli contesti, sono letali.

    Gli Scienziati, quelli seri, non hanno dimostrato che la "buona dieta" sia quella, hanno OSSERVATO che una dieta con 55C-35F si associa mediamente a migliori indici di salute.

    È uno studio di coorte che pone enfasi su alcuni errori nutrizionali presenti nella Dietetica "classica". È un punto di inizio, non una chiusura. Ora sta a noi scremare quei risultati, cercare di osservare i soggetti uno ad uno.

    Perché dentro quelle medie ci sono anche gli estremi che loro citano.

    E inoltre, le Comunità e i Paesi presi in questione sono tantissimi. Questa è un grande vantaggio per comprendere come il trend globale dietetico debba essere impostato, uno svantaggio per sapere come debba essere impostato quello per il singolo.

    Dove ci troviamo noi? In Italia, in un paese con un certo grado di urbanizzazione, "civiltà", e condizioni economiche. Fossimo stati nello Zimbabwe o in zone totalmente differenti in un contesto - ad esempio - basato su colture di legumi e patate, non avremmo consigliato quel tipo di dieta (possiamo dire che sarebbe già poco consigliabile in alcune piccole zone dell'Italia meridionale, se non dopo un'attenta valutazione).

    -

    "Perchè Il segreto di pulcinella diciamolo dai, per pompare la Dieta Chetogenica Ciclica Mirata (CTKD) si è partiti da premesse corrette per poi arrivare a conclusioni... interessate."

    Interessate a fare del bene a chi legge, intendi?

    Certamente.

    O vuoi farci passare per una realtà che "pompa" prodotti & co.?

    Sarebbe esilarante, ma forse ho inteso male io.

    ----
    Ti sono stati indicati documenti da consultare, ragionamenti da fare, idee da sviluppare. Ma per te che molte "sono state cose senza senso che servono per pompare chissà cosa".

    Questo non mi sembra più un confronto, ma una presa di posizione da parte tua di voler "dimostrare qualcosa"; di giungere a qualcosa di reale e veritiero pare non ti interessi.

    Il confronto è questo:

    - "Ho scoperto X"

    - "Ah davvero?! Fammi capire, perché i miei ritrovamenti non dicono la stessa cosa".

    e non

    - "Ho scoperto X"

    - "Ma X è smentito, le tue sono cose campate in aria".


    -


    Aggiungo ancora: c'è un ebook (* A PAGAMENTO *) alla fine di questo articolo, sulla scelta di cibi salubri.

    Guarda un po', l'Autore NON promuove una dieta high-fat low-carb ma più vicina a quella da te consigliata.

    MA

    da professionista, ha il coraggio di capire che di fronte all'evidenza che un approccio di altro genere sia più sostenibile per coloro ai qual ci rivolgiamo, non può forzare le cose in suo favore.

    -

    E in ultimo: io intervengo qui e come professionista di Oukside in termini professionali, non personali.

    Io stesso ho il coraggio di capire che di fronte all'evidenza che funziona meglio per un certo numero di persone, non posso forzare le cose in mio favore.

    Non consiglierei a nessuno il mio personale e personalizzato approccio dietetico.

    Mi baso sullo studio del soggetto e del contesto in cui si trova, cosa che fa sì che quelle percentuali potrebbero essere fortemente spostate da una parte o dall'altra.

    Simpatizzo per Digiuno Intermittente e i tanti grassi, ma come professionista non forzo le cose solo per accomodare un mio punto di vista.
    ----

    PS: abbiamo scritto tutto questo eppure stiamo parlando solo di una delle sfaccettature degli effetti del consiglio posto nell'articolo. Ma non ho volutamente affrontare le altre per non introdurre altre variabili potenzialmente confondenti, anche se avrebbero fatto capire qualcosa in più circa quel consiglio.

    Rispondi

  • Massimo

    Massimo

    27 Aprile 2018 at 11:44 | #

    Articolo interessante, vorrei fare un paio di riflessioni.

    Non mi piace molto il collegamento per cui l'obesità è in aumento da quando guarda caso ci hanno detto di ridurre i grassi da cui riducendo i grassi siamo meno sazi e quindi mangiamo di più.
    Penso sia un bias evidente!
    L'obesità è in aumento perchè c'è stato un boom in tutti i livelli e oggi c'è una disponibilità di cibo tale per cui mangiamo 10 volte di più un cibo che tra l'altro è 100 volte più caloricamente denso.

    Secondo me il punto è tutto qui. L'introito energetico.

    Posso fare diete chetogeniche 70% FAT (di cui il 30% saturi) e 30% PRO che non causano obesità e aumento di colesterolo così come posso fare diete lowfat 70% CHO, 20% PRO e 10% FAT che fanno la stessa cosa.

    A prescindere dal contenuto in grassi in generale e saturi in particolare ciò che fa da spartiacque è il contenuto calorico. Se la dieta è normo o ipocalorica posso mangiarmi tutti i saturi e tutto il colesterolo che mi pare ma il colesterolo non sale o viceversa posso spararmi zucchero a volontà senza il minimo problema.

    Questo spiega gli Inuit e tutto il resto. quei popoli non seguono alimentazioni ipercaloriche da cui anche se introducono tanti saturi e colesterolo non hanno ipercolesterolemia o problemi CV in generale.
    Noi al contrario mangiamo ipercalorico e sviluppiamo questi problemi dando la colpa una volta ai grassi l'altra i carboidrati dimenticandoci che la colpa è solo dell'eccesso calorico.

    Non so se sei d'accordo con me. Mi piacerebbe saperlo :)

    Chiudo dicendo che questa affermazione di questa persona per me non ha senso perchè cozza con tutto ciò che ho scritto sin qui. Cioè questo vuole insinuare che più magno ipercalorico, con saturi e colesterolo e più campo bene e sono magro?!

    "Più grassi saturi uno assumeva, più colesterolo uno assumeva, più calorie assumeva, meno colesterolo plasmatico aveva. Abbiamo trovato che le persone che assumevano più colesterolo, assumevano più grassi saturi, assumevano più calorie, erano quelle che pesavano meno ed erano le più attive fisicamente" (2) (l’enfasi è originale).

    Ultimissima cosa, quando dici:
    "per ogni abbassamento di 1% mg/dl (riferendoti al colesterolo) c'è stato un aumento dell'11% del rischio di mortalità (1)."

    Bisogna dire che anche questa frase non trova senso. Ok che il colesterolo totale non è un indice assoluto di rischio CV ma da qui a dire che se lo abbasso aumento il rischio CV ce ne passa. Gli stessi autori dicono:
    "Under age 50 years these data suggest that having a very low cholesterol level improves longevity. After age 50 years the association of mortality with cholesterol values is confounded by people whose cholesterol levels are falling--perhaps due to diseases predisposing to death".

    In pratica confessano, giustamente, un bias.

    Buona giornata a tutti!

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    27 Aprile 2018 at 12:15 | #

    Ciao Massimo,
    ti rispondo io (lavorai assiduamente alla prima versione dell'articolo, prima di varie altre e importanti aggiunte...).

    Dunque, vado per punti:

    "Non mi piace molto il collegamento per cui l'obesità è in aumento da quando guarda caso ci hanno detto di ridurre i grassi da cui riducendo i grassi siamo meno sazi e quindi mangiamo di più. "

    mi sembra sia solo una "stimolazione al pensiero".
    Cioè abbiamo paura dei grassi, quindi facciamo il ragionamento inverso: come mai sono aumentati gli zuccheri assunti e sono aumentati gli obesi?
    È proprio per dire ciò che tu dici: cioè NON per l'aumento dei saturi e dei grassi in generale, ma per "tutto il resto", siamo ingrassati.

    -

    "o viceversa posso spararmi zucchero a volontà senza il minimo problema."

    -> direi "carboidrati" a volontà e non zuccheri

    -

    "Cioè questo vuole insinuare che più magno ipercalorico, con saturi e colesterolo e più campo bene e sono magro?! "

    Tenendo fermo tutto il resto.
    ""Più grassi saturi uno assumeva, più colesterolo uno assumeva, più calorie assumeva, meno colesterolo plasmatico aveva. Abbiamo trovato che le persone che assumevano più colesterolo, assumevano più grassi saturi, assumevano più calorie, erano quelle che pesavano meno ed erano le più attive fisicamente" (2) (l’enfasi è originale)."

    questa è per dire, " a parità di tutto il resto " -> i soggetti che assumevano più acidi grassi saturi, più coleterolo etc. erano poi quelli più magri.

    Ovviamente parliamo di DATI (statistici), e questa infatti fu una lunga analisi di studi per "smentire il mito dei grassi saturi". Andando proprio nelle questioni più pure della Scienza e dell'Analisi Statistica: cioè se un'ipotesi non è confermata, non vuol dire che sia respinta (errore fatto dai fautori delle diete con bassi grassi e contro i grassi saturi).

    Lo studio citato dice:
    "Finora ci avete detto che i grassi saturi fanno male, e avete correlato con vari studi che mostravano [tutto quello che mostravano]; ma poi da questi altri dati traiamo che queste popolazioni in effetti mangiavano più grassi di queste altre e stavano meglio]

    In sostanza, i fautori "no grassi saturi", si sono limitati a vedere che pochi acidi grassi saturi correlavano con migliore salute. Da questo hanno concluso che, ALLORA, molti acidi grassi saturi --> peggiore salute.

    Un bias anche questo, dei fautori del "pochi saturi", tra il bias del "Falso dilemma" e quello della "Generalizzazione affrettata".


    -

    Anche questo:
    "per ogni abbassamento di 1% mg/dl (riferendoti al colesterolo) c'è stato un aumento dell'11% del rischio di mortalità (1)."

    inserito nella frase di cui sopra, con la premessa:

    " NELLE PERSONE IN CUI SI È ABBASSATO "

    e sempre in ottica:

    "Ci avete sempre detto che più colesterolo ho, più ho rischio cardiovascolare, ma non è tanto vero, perché ci sono altri dati che invece..."

    -

    Comunque, parlando del colesterolo in sé, in realtà è protettivo (in termini assoluti) .

    Questa:

    "ma da qui a dire che se lo abbasso aumento il rischio CV ce ne passa. "

    è anch'essa un "bias" (scusa, ora che hai scomodato l'argomento, replico sulla stessa onda :D ), ed è quello più frequente quando si parla di colesterolo e saturi:

    "Bias di appiglio alle emozioni"

    Ed è anche, ovviamente, comprensibili: ci hanno terrorizzati.
    Quindi, ok, non dobbiamo avere paura del colesterolo; ma da non avere paura a volerlo mangiare come "Pane e colesterolo", ne passa. :)
    Il punto è che non è un'argomentazione razionale, è basata sulla paura delle persone, stessa paura che i media hanno sfruttato e sempre sfrutteranno (nell'una o nell'altra direzione, cioè sia CONTRO i grassi saturi, che CONTRO ad esempio le low carb).

    La verità è che il colesterolo (in sé) protegge dall'ossidazione delle LDL quindi un suo aumento potrebbe effettivamente essere volto a un miglioramento della salute.

    Sempre in ottica "a parità di tutto il resto".
    Cioè dove tutto il resto è in regola, un valore più basso non è migliore.

    Rispondi

  • Massimo

    Massimo

    27 Aprile 2018 at 13:08 | #

    Ciao grazie della risposta.
    - Sul primo punto riguardante l'obesità ok, sembrava come se si volesse dire che esiste una relazione diretta tra mangiare pochi grassi e obesità. Se l'intento invece era "ci hanno spaventati sui grassi ma anche riducendoli l'obesità è aumentata quindi la colpa non è loro" è tutt'altra cosa e sono d'accordissimo!

    - Diresti carboidrati a volontà e non zuccheri => giustamente! Per un discorso di stress insulinico ci sta. Io parlavo in termini di aumento di colesterolo. Se la dieta è normo-ipocalorica dal solo punto di vista del colesterolo che sia zucchero o amido cambia poco, dal punto di vista della salute c'è una bella differenza!

    - "In sostanza, i fautori "no grassi saturi", si sono limitati a vedere che pochi acidi grassi saturi correlavano con migliore salute. Da questo hanno concluso che, ALLORA, molti acidi grassi saturi --> peggiore salute".

    Certo che è un bias. Torniamo sempre lì si guarda ai grassi saturi ma non al contesto calorico! Se mangio molti saturi (inuit) ma la dieta è normo ipocalorica il profilo lipidico è sovrapponibile ad uno che ne mangia pochi a patto che la dieta sia allo stesso modo normo-ipocalorica sennò non ci sono santi...posso mangiare anche pochi saturi ma il mio profilo lipidico farà schifo se la mia dieta è normo-ipercalorica.

    - "ma da qui a dire che se lo abbasso aumento il rischio CV ce ne passa"
    In realtà detta cosi è vero è un bias pari al precedente sui saturi ma è anche vero che i fattori di rischio CV attuali ci dicono che se abbasso il colesterolo LDL il mio rischio diminuisce, non aumenta.
    Il rapporto col.totale/HDL o trigliceridi/HDL migliora riducendo il mio rischio CV all'abbassarsi del colesterolo nel primo caso e all'aumentare della frazione HDL in entrambi i casi. Insomma bisogna vere cosa abbasso e cosa alzo.

    Se dico che "per ogni abbassamento di 1% mg/dl c'è stato un aumento dell'11% del rischio di mortalità (1)."
    E mi riferisco all'HDL ok, se mi riferisco all'LDL o al totale bhè insomma...se si abbassano migliorano quei due indici e con loro il mio rischio CV:

    Comunque la morale è che uno rischia di guardare il dito e perdere di vista la luna. Se mangi troppo non importa cosa mangi ma la tua salute ne risente, se mangi il giusto che tu stia mangiano poco o tanto colesterolo o grassi saturi o zucchero è tutto molto più relativo.

    Credo che siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Grazie dello scambio di idee!

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    27 Aprile 2018 at 13:27 | #

    'petta però
    che ho il timore si stia parlando di cose diverse.

    1. Statistica vs salute del singolo
    Non tanto "apporto calorico" (altro discorso) quanto ciò che conta è: le persone sono magre? Sono "poco infiammate"? --> le LDL sono uno dei tanti (decine/centinaia) di aspetti, c'è ben altro da considerare; e in tal caso (soggetti magri), è una goccia che si perde nell'oceano.

    2. Colesterolo Vs lipoproteine
    Oltre che lipoproteine dei vari tipi e sottotipi.

    Il punto fermo è che ne sappiamo ancora molto poco, i dati sono confusionari (perché appunto correlano LDL-P con LDL-C, oppure LDL senza distinzione di classe).

    Questo è importante nel parlare di colesterolo in quanto un conto sono le LDL di un certo tipo (sd e d) un conto quelle di altro tipo (hd e md) - cioè le sottoclassi delle classi delle varie lipoproteine HDL, LDL, IDL, VLDL.

    Certo poi che (e in Oukside credo che ormai il messaggio sia chiaro): cosa ce ne frega del colesterolo su un obeso che in quel momento deve perdere peso perché È QUEL GRASSO IN PIÙ che fa vedere nelle sue analisi il "colesterolo alto"?

    Alla fine dei giochi (in termini di soluzioni) non c'è da fare niente più niente meno di quanto il buon senso suggerisce...


    -


    Il discorso collaterale sulla qualità alimentare, comunque, è anch'esso importante, anche in ottica "perdere peso" o non perderlo.
    Cioè il discorso "basta che ci sia deficit energetico", è prettamente teoretico, perché non prende in esame la multifattorialità dei fenomeni che avvengono nell'organismo (cioè, non è purtroppo vero che basta creare un deficit e si perde peso, perché il deficit stesso entra nell'equazione)...

    Ma questo è un quadro complesso da discutere e richiede delle considerazioni in più, da analizzare approfonditamente (un'analisi di questo tipo è qui presente => https://www.oukside.com/blog/nutrizione/dilemma-caloria-essere-non-essere )

    Rispondi

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