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Non è tutto oro quel che è bio

La verità sui prodotti e cibi biologici
Di Federico Cafaro , 18 Aprile 2016

Non è tutto oro quel che è bio

È tendenza comune credere che tutti i prodotti biologici siano salubri, presentino solo ingredienti di prima qualità e siano preparati proprio come faceva la nonna trent’anni fa. Dei croissant reperiti in un negozo biologico saranno effettivamente diversi da quelli di un qualsiasi negozio di alimentari? I primi saranno croissant nutrienti, buoni e guilt free, mentre i secondi saranno fatti con ingredienti scadenti in qualche capannone sperduto chissà dove?

Spesso il solo fatto di leggere “biologico” sulla confezione di un prodotto porta il consumatore ad associarvi una sensazione di indiscriminata fiducia e sicurezza. Questo fattore viene ampiamente sfruttato dagli addetti al marketing per indurci ad acquistare prodotti che, nel 90% dei casi, avremmo volentieri evitato nella grande distribuzione - vedi prodotti da forno, croissant, cereali da colazione e chi più ne ha più ne metta.

Partiamo dal presupposto che l’industria dei prodotti biologici, che altro non è che una piccola fetta dell’enorme mercato alimentare, è mossa dagli stessi meccanismi dell’industria dei prodotti “regular”. A tutti interessa guadagnare e della salute del consumatore non ci si preoccupa più di tanto.

Sebbene il binomio bio-salute si stia consolidando piuttosto rapidamente, grazie a consumatori sempre più attenti ed esigenti, alla stessa velocità crescono gli “inganni” di chi cerca di lucrare indiscriminatamente.

Alla luce di queste premesse, procediamo analizza ndo due prodotti reperiti presso un negozio biologico.

Un capolavoro del food marketing: brioches biologiche vegane

Brioches vegane biologiche

Bisogna proprio fare i complimenti al grafico che ha sviluppato un’etichetta ad hoc.

Probabilmente grazie alla posizione sullo scaffale e all’ aspetto “familiare” questo è stato il primo prodotto che ho notato.

A proposito di aspetto “familiare” vorrei mettere in risalto la mano con le spighe di grano che ci rimanda direttamente al paragrafo di introduzione; ricordate la frase “come li faceva la nonna trent’anni fa”? Parliamo esattamente di questo.

Il marketing che si cela dietro questi prodotti sovente spinge su un tassello che è caro a tutti, la correlazione tra recupero delle tradizioni e genuinità, in questo modo riesce a suscitare nel consumatore un moto affettivo che lo spingerà all’acquisto.

A rafforzare questa tesi abbiamo diversi altri espedienti:

  • Il colore caldo che ricorda molto un ambiente rurale, incontaminato dalle moderne tecnologie.
  • La denominazione “storie di semi” è il perfetto connubio tra la realtà agricola e il recupero della tradizione. Il tutto è coadiuvato da un design accattivante.
  • L’iterazione della parola “bio” assieme a “lievitate con pasta madre” va a rafforzare ulteriormente l’ associazione prodotto-tradizione-genuinità.
  • La siglia “ vegan” rende il prodotto appetibile ai numerosissimi vegani e vegetariani che frequentano i negozi biologici, unici luoghi dove è possibile reperire una vasta scelta di alimenti completamente vegetali.
  • Le etichette in primo piano che indicano l’utilizzo di grano Khorasan Kamut e l’assenza di olio di palma sottolineano l’assenza di due tra gli ingredienti maggiormente demonizzati recentemente.

Dal punto di vista nutrizionale notiamo dall’etichetta che l’olio di palma è stato sostituito con olio di girasole bio. Una scelta nettamente più salutare, oppure no? Bisogna considerare che si tratta di un olio raffinato industrialmente, dunque non ha nulla a che vedere con la salute. La sigla bio indica che l’olio dovrebbe essere esente da inquinanti, tuttavia la sostanza non cambia.

Possiamo affermare che è lo stesso olio che trovereste in qualsiasi altro prodotto da supermercato. Per quanto riguarda la farina di Kamut, presente per solo il 34%, è qualitativamente superiore alla classica farina 00, tuttavia non abbiamo alcuna indicazione che si tratti di un ingrediente integrale.

Procedendo ad analizzare la lista ingredienti, possiamo notare vari campanelli dall’allarme:

  • Sciroppo di glucosio-fruttosio da mais bio ” - ma che bella presa per i fondelli - non ha alcuna differenza rispetto al suo fratello “regular ”.
  • “Zucchero di canna bio ” messo un p o’ ovunque, tant’è che nei valori nutrizionali troviamo 23,2 g di zuccheri su 55.5 g di carboidrati (riferiti a 100 g di prodotto). Quasi il 42% di questo prodotto è zucchero. A proposito, “zucchero di canna” è uno dei tanti modi che l’industria usa per dire saccarosio.
  • Amido di mais ceroso noto anche come maizena, è la farina più economica che esista; è priva di qualsiasi nutriente e presenta solo carboidrati ad altissimo indice glicemico.
  • Lecitine un po’ ovunque e, tanto per gradire, un p o’ di sciroppo di agave che, tra parentesi, è sempre zucchero.

Ricapitolando: consigli per gli acquisti

Un prodotto pessimo, a mio parere, mascherato da una grafica accattivante e dagli stratagemmi del marketing. Preferirei senza dubbio una brioche fatta in casa o da un pasticcere di fiducia, con tanto di burro di qualità, senza dubbio più salutare degli oli raffinati largamente presenti in questo tipo di preparazioni. Una brioche che si rispetti è fatta con massimo 5-6 ingredienti, ecco la dimostrazione in una ricetta per Croissants.

Questo tipo di preparazioni culinarie si prestano, inoltre, ad essere reinterpretate variando gli ingrendienti. La parola d’ordine resta sempre qualità. Dunque, la farina di grano tenero può essere sostituita con farina di farro dicocco o monococco integrale, o grandi antichi come Enkir e Timilia.

Lo zucchero bianco può essere sostituito con miele, a freddo nella farcitura, per un ottimo tocco agrodolce, o con il vero zucchero di canna integrale (tipo Panela).

Dimenticavo, 6 brioches da 45 g per la modica cifra di 5,45€.

Cristalli di stevia: una dolce truffa

Dolcificante con cristalli di stevia

Considerando che la lista ingredienti indica i componenti in ordine di concentrazione , il cartellino e il vasetto del prodotto avrebbero dovuto indicare “eritritolo arricchito di stevia”.

A questo punto mi sembra corretto che voi stessi verifichiate il prezzo dell’Eritritolo, direttamente da Amazon. 17,50€ (11,50 se ne comprate 4 kg) al kg contro 54,67€ al kg. L’aggiunta di un p o’ di stevia giustifica uno sbalzo di ben 43,17€ per kg? A mio parere no.

Per questo motivo considero questo prodotto una truffa in piena regola in cui sarebbe potuto incappare qualsiasi consumatore inesperto.

Dalla teoria alla pratica

In commercio, sotto il falso nome di Stevia, si celano una miriade di prodotti molto simili a quello presentato. Il meccanismo è il medesimo ed è la legge a permetterlo.

Ad esempio, leggendo le etichette, potrete constatare che il 95% dei prodotti in commercio con la dicitura “integrale” stampata a caratteri cubitali, non contengono altro che farina 0 e una piccola percentuale di cruschello.

Il buon senso suggerisce di leggere sempre le etichette e verificare che il prodotto corrisponda effettivamente a quanto scritto. Ad oggi gli smartphone ci permettono di cercare qualsiasi informazione instantaneamente, quindi perchè non sfruttare queste potenzialità?

Per approfondire, consiglio di iniziare da gli articoli di Wikipedia sull'Eritritolo e la Stevia Rebaudiana.

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Commenti (2)

  • Giulio Rubino

    Giulio Rubino

    28 Febbraio 2018 at 14:02 | #

    Ciao, come mai l'alcol etilico nelle brioches è sottolineato? quali controindicazioni porta il pane o i prodotti da forno trattati con alcol?
    Grazie

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    28 Febbraio 2018 at 14:47 | #

    Cosa fai quando ti fai l'aperitivo? Non è piacevole sgranocchiare dei taralli o qualcosa di salato? E non ti sembra che quei cibi siano più piacevoli quando li associ a qualche bevanda alcoolica (anche poco alcoolica), piuttosto che consumati da soli?

    Già, proprio così: l'alcool aumenta il "punteggio di gradevolezza" che dai ai cibi ( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11006433), il che fa sì che tu associ, a lungo andare...
    "quel cibo è stato così gradevole" --> "quel cibo BIO è buono" --> "il cibo BIO di quell'azienda non è niente male" --> "quell'azienda non è niente male" --> "evviva quell'azienda"... e così via...

    ;)

    Rispondi

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