Il successo sportivo: la motivazione al raggiungimento di un risultato

Raggiungere il successo aumentando la motivazione

Il successo sportivo: la motivazione al raggiungimento di un risultato

Gli approcci teorici ed empirici alla motivazione in ambito sportivo hanno avuto e stanno avendo, ancora oggi, un riscontro più che positivo nella comprensione dei meccanismi psicologici coinvolti nella pratica sportiva. Ci sono diversi aspetti da considerare quando si parla di motivazione, in quanto il tema è talmente ampio da non poter ridurre la spiegazione di questo fenomeno a pochi fattori.

L’approccio di studio che è oggi ampiamente utilizzato è quello ipotetico-deduttivo, ovvero volto a definire il grado di validità di un modello teorico. Vediamo il modello che è stato proposto dai suoi autori, utile per capire come può essere determinato il raggiungimento di un successo sportivo.

Il modello di Murray, McClelland, Atkinson

La motivazione definita all’interno di questo modello prevede due aspetti: motivazione alla riuscita e motivazione ad evitare l’insuccesso. La motivazione alla riuscita comprende tre fattori:

  • la forza dell’orientamento individuale al successo;
  • la percezione della probabilità di avere successo;
  • il valore che incentiva il successo.

La motivazione all’evitamento dell’insuccesso comprende anch’essa tre fattori, ma di valenza opposta rispetto a quelli precedenti:

  • la forza dell’orientamento individuale ad evitare compiti di riuscita;
  • la percezione della probabilità di non avere successo;
  • il valore attribuito al fallimento.

Uno di questi tre autori (McClelland) ipotizza la presenza di una interazione tra questi fattori psicologici/motivazionali e quelli ambientali, condizione che può permettere l’espressione di stati di orgoglio o vergogna nell’individuo. Ciò porta a delle ovvie conseguenze, come comportamenti diretti all’approccio alla pratica sportiva e comportamenti invece diretti all’evitamento (1).

I risultati delle ricerche successive al modello teorico

Gli studi successivi alla teorizzazione del modello hanno mostrato risultati interessanti. Un insieme di risultati deriva dall’interazione tra due variabili, la motivazione alla riuscita e il desiderio di evitare il fallimento o l’insuccesso in un gruppo di atleti.

Gli atleti di sesso maschile presentano alti livelli di desiderio orientato al successo e bassi livelli di paura legata ad un possibile insuccesso, e ottengono di conseguenza migliori prestazioni durante la performance sportiva. Gli atleti che, invece, hanno bassi livelli di orientamento al successo e alti livelli di paura del fallimento, manifestano una prestazione migliore durante il periodo di allenamento, ma una prestazione peggiore durante la competizione sportiva.

Il modello, in sostanza, dimostra l’importanza per gli atleti di avere un’alta motivazione alla riuscita e alti livelli di orientamento al successo sportivo, per ottenere una prestazione migliore rispetto a chi non ha queste disposizioni mentali. La personalità è intesa nel modello come quella forza stabile della persona che determina e influenza le sue caratteristiche motivazionali. In realtà diversi approcci pongono in risalto il fatto che i cambiamenti comportamentali nella pratica sportiva dipendono sia dalla cognizione che dalle credenze individuali in situazioni di interazione.

Molti contributi fondamentali alla comprensione di questo fenomeno derivano da studi che hanno analizzato non soltanto le caratteristiche di personalità come influenzanti la motivazione alla riuscita e al successo, ma anche i fattori situazionali, ovvero le caratteristiche dell’ambiente di appartenenza. Per comprendere meglio questa differenza, faccio un esempio.

Per alcuni atleti la riuscita nello sport è percepita come la messa in atto di un comportamento orientato alla realizzazione di una prestazione, in cui vengono espresse le competenze sportive al loro massimo livello. Per altri atleti, invece, riuscire nello sport significa risultare vincente quando ci si confronta con altri. Nell’ambito della motivazione alla riuscita viene quindi postulata l’esistenza di due obiettivi, che riflettono la natura di questo approccio cognitivo-sociale.

Orientamento al compito e orientamento al sé

Cosa significa essere orientati al compito ed essere orientati al sé? Per rispondere a questa domanda facciamo riferimento ad una teoria di Nicholls (7, 8), che usa una prospettiva orientata al raggiungimento degli obiettivi. Comprendere le differenze individuali che si manifestano quando le persone usano le loro abilità nella determinazione di un successo fornisce un feedback sul loro modo di rispondere in senso cognitivo, affettivo, e comportamentale.

Ci sono due modi per raggiungere un obiettivo, indipendenti tra di loro. Come anticipato dal titolo del paragrafo, sono l’orientamento al compito e l’orientamento verso il proprio sé. Con la prima modalità gli atleti tendono a giudicare le loro competenze e abilità in termini di miglioramento, importanti per ottenere il massimo risultato. Si prendono in considerazione i risultati attuali e quelli passati, sia quelli positivi che negativi. La domanda che generalmente ogni individuo con questo tipo di orientamento si fa è: “In che modo posso acquisire questa abilità o essere capace di controllare questo compito?”.

Con la seconda modalità, invece, gli atleti fanno riferimento all’ambiente circostante e cercano di capire il loro livello di abilità in attività specifiche. Si crea una sorta di confronto sociale in cui il livello di competenze che si possiede non è necessario per sentirsi pienamente soddisfatti di se stessi. Ecco che la competizione diventa il momento più importante per l’atleta con questo tipo di orientamento, in cui si favorisce il confronto con gli altri atleti.

Diverse ricerche condotte su atleti durante le competizioni a livello internazionale dimostrano che essere orientati al compito si associa, per la maggior parte delle volte, ad una predisposizione e un atteggiamento positivi riguardo alla partecipazione alle competizioni (10), mentre chi è orientato al sé dimostra di avere alti livelli di ansia (sia di tratto che di stato) (6) e performance non proprio brillanti (4).

Essere orientati al raggiungimento di un obiettivo riflette il punto di vista di una persona circa gli eventi della realtà circostante. Ciò non è altro che l’espressione delle credenze possedute sulle cause legate al successo. Gli studi sulla psicologia dello sport sono a favore di questa relazione.

Nello specifico, l’orientamento al compito si associa con la credenza che il successo sportivo può essere raggiunto grazie alla percezione di interessi condivisi con gli altri membri del team (negli sport di squadra), alla cooperazione, e alla condivisione emotiva. L’orientamento al sé si lega alla credenza che il successo dipenda esclusivamente dalle proprie abilità e dai propri sforzi personali (5, 9).

Obiettivi e contesto: esiste una relazione?

Il contesto in cui si vive non deve mai essere sottovalutato, in quanto può favorire di determinati assetti motivazionali nell’atleta o nello sportivo in generale. Considerando il contesto si fa riferimento a due approcci motivazionali: obiettivi di padronanza e obiettivi di abilità.

Gli obiettivi di padronanza sono tipicamente auspicati dagli atleti che hanno, più che il desiderio, quasi la necessità di essere valutati come atleti competenti e capaci; in questo modo l’atleta si convince che deve e può impegnarsi di più, per superare se stesso e gli altri e raggiungere il successo cercando di utilizzare il minimo sforzo.

Gli obiettivi di abilità fanno riferimento allo sviluppo e al miglioramento delle proprie capacità. Ciò che ne scaturisce a livello di risultati non è altro che un riflesso della quantità e della qualità di ciò che è stato fatto.

Il contesto sociale influenza l’autovalutazione che ogni atleta fa di se stesso, quindi quale tipologia di obiettivi egli pensa di dover raggiungere. I rinforzi e i feedback che sottolineano, ad esempio, la qualità dell’impegno e della prestazione sportiva favoriscono un orientamento motivazionale al compito, mentre i rinforzi che invece si basano sul risultato raggiunto in una competizione stimolano comportamenti orientati al sé (2).

Obiettivi e motivazione

Una relazione interessante che è stata studiata è quella tra l’approccio basato al raggiungimento degli obiettivi e la motivazione intrinseca. La relazione è positiva tra motivazione intrinseca e orientamento al compito, mentre è negativa quella trovata tra motivazione intrinseca e orientamento al sé. Perché accade ciò?

Facciamo una piccola riflessione. Gli atleti con un alto orientamento al compito prestano molta attenzione alle caratteristiche dell’attività che conducono, considerano rilevante impegnarsi e soddisfare tutte le richieste e sfide poste dal compito. La motivazione è intrinseca perché la principale soddisfazione di atleti di questo tipo è il corretto svolgimento della loro prestazione, è un fine che è valido a se stesso.

Al contrario, abbiamo visto che gli atleti orientati al sé vivono l’attività sportiva in maniera diversa, l’obiettivo principale è dimostrare di essere superiori rispetto agli altri atleti. Tutto ciò che riguarda la performance sportiva, l’accuratezza, l’impegno sono certamente non meno importanti, ma in questo caso non immediatamente rilevanti. Lo sport diventa un mezzo e non un fine come nella situazione precedente.

Questo comporta di conseguenza anche la percezione di interesse rispetto all’attività che si svolge. L’interesse può essere basso o alto a seconda delle due condizioni descritte, definendo così tutta la serie di differenze individuali e motivazionali che si rilevano nel raggiungimento di un obiettivo (3).

Diverse sono le conclusioni che possiamo trarre rispetto a quanto è stato scritto. Non c’è, a mio parere, un ordine preciso su cosa debba essere considerato più importante o meno rilevante. Credo che siano molte le variabili che, invece, debbano essere considerate simultaneamente, in quanto è proprio dalla loro interazione che si ottengono i migliori risultati.

Dal mio punto di vista poter dire “ci sono riuscito, ce l’ho fatta” dipende da diversi fattori. Bisogna sempre focalizzarsi su ciò che si vuole ottenere (obiettivo), e su come ottenerlo (processo). Considero utile in questo caso il termine proattività, molto conosciuto nell’ambito economico, ma che si adatta bene anche in questo caso.

Essere proattivi significa agire nel presente per costruire un’azione futura. Essere proattivi significa impegnarsi perché le cose accadano, invece di aspettare che qualcosa accada.

Even dust, if piled up, will become a mountain” - “Anche la polvere, se si accumula, diventa una montagna” (proverbio giapponese)

Come volgere a proprio vantaggio tutte le emozioni che si provano in allenamento e in competizione?

Scoprilo nell'ebook Preparazione mentale per Sportivi e Atleti, una guida pratica per dare sempre il massimo.

Scarica ora

Riferimenti

  1. Alderman RB. Psychological Behavior in Sport. Philadelphia, Pa. Saunders Co. 1974.
  2. Ames C. Conceptions of Motivation within Competitive and Non-competitive Goal Structures: A Cognitive-motivational Analysis, in R. Ames e C. Ames (a cura di), Research on Motivation in Education, 1: Student Motivation. New York, Academic Press. 1984.
  3. Cei A. Psicologia dello sport. Il Mulino. 1998.
  4. Chi L, Duda JL . Prediction of physical task performance: A test of the theories of self-efficacy and goal perspectives. Paper presented at the annual meeting of the North American Society for the Advancement of Physical Activity. Brainerd, MN. 1983.
  5. Duda JL, Nicholls JG. Dimensions of achievement motivation in schoolwork and sport. Journal of Educational Psychology. 1992.
  6. Newton M, Duda JL. Elite adolescent athletes’ achievement goals and beliefs concerning success in tennis. Journal of Sport & Exercise Psychology. 1993.
  7. Nicholls JG. Achievement motivation: Conceptions of ability, subjective experience, task choice, and performance. Psychological Review. 1984.
  8. Nicholls JG. The competitive ethos and democratic education. Cambridge: Harvard University Press. 1989.
  9. Walling MD, Duda J. Goals and Their Association with Beliefs about Success in and Perceptions of Physical Education. Journal of Teaching in Physical Education. 1995.
  10. Walling MD et al. The relationship between goal orientations and positive attitudes toward sport and exercise among young athletes. Paper presented at the annual meeting of the Association for the Advancement of Applied Sport Psychology, Colorado Springs, CO. 1992.

Articoli correlati

Sull'Autore

Maria Cristina Fuoco

Sono testarda, cerco di non accontentarmi e di andare sempre oltre. Mi miglioro ogni giorno grazie a ciò che sento, ciò che vedo e alle persone che conosco. Ho fatto del Powerlifting un modo di essere, mi permette di affrontare le cose con una prospettiva diversa. Una frase che descrive parte del mio pensiero: "If it scares you, it might be a good thing to try".

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Formazione pratica

News e offerte

Iscriviti alla newsletter! È gratis

Continuando, accetti Termini e Privacy.

Formazione pratica

The Fitness K

Account e profilo

News ed offerte

Iscriviti alla newsletter! È gratis

Continuando, accetti Termini e Privacy.

Logo Oukside