Cerchi successo a lungo termine? Accresci la motivazione

Motivazioni positive, motivazioni negative e come modificarle per risultati a lungo termine

Cerchi successo a lungo termine? Accresci la motivazione

L’inizio di un percorso fitness, che sia alimentazione o che sia allenamento, è sempre portato da una motivazione, che va analizzata a fondo e sfruttata per poter aiutare la persona.

Il lavoro che faccio ad oggi mi dà l’opportunità di venire a contatto con molte persone differite tra loro, con varie credenze, diverse storie alle spalle e differenti motivazioni.

La semantica di “motiv-azione” è: il motivo che giustifica un’azione. Quindi la ragione per cui combattere ostacoli, paure, sensazioni sgradevoli, istinti naturali e comfort zone.

Dalla mia esperienza, le persone possono essere motivate in modo negativo o positivo.

Motivazioni negative

Le motivazioni in senso negativo sono legate ad una situazione dalla quale si vuole scappare, una condizione che non si vuole più nella propria vita.

Esempi:

  • “La bilancia mi ha spaventata. Sono ingrassata di 7 kg... devo assolutamente dimagrire.”
  • “Il medico mi ha detto che rischio un infarto. Non voglio che accada, per me e per la mia famiglia.”
  • “Stamattina ho notato che non entro più nei pantaloni. Voglio assolutamente ritornare come prima.”
  • “Il mio ginocchio fa sempre male. Ho messo su troppi chili.. voglio tornare in salute.”
  • “La mia immagine allo specchio ormai mi spaventa.. non mi riconosco più. Devo cambiare.”
  • “Mi sono visto in foto e mi ha disgustato. Voglio tornare in forma.”
  • “Al di fuori del lavoro non ho voglia di fare nulla, sono sempre stanco e dopo una rampa di scale ho il fiatone. Mio figlio è sempre sul divano a giocare alla playstation e non ne vuole sapere di fare sport. Che autorità posso avere io su di lui? Voglio dare un altro esempio ai miei figli.”
  • “Con questa pancia e questi fianchi non potrò mai avere un ragazzo.. non voglio più essere così.”

In questo contesto, le persone motivate da una leva negativa spesso acquisiscono una priorità immediata ma temporanea di salute/forma fisica nei confronti delle altre aree della vita.

La priorità immediata le tira un calcio nel fondoschiena, e la fa uscire da quella situazione di passività che stalla nella loro vita. Si instaura una forma di panico, che poi finisce per diventare azione.

La motivazione negativa, però, è una forma volatile. Dopo un po’ di tempo smette di esistere.

La persona si farà prendere da altre priorità, e ritornerà con uno schema verosimile a quello precedente.

Ad esempio, una persona che inizia un percorso per dimagrire perché si vede brutta in fotografia, iniziato il percorso che la porterà lontana dalla situazione sgradevole, potrebbe avere un problema lavorativo o famigliare che la ricondurrà nella condizione precedente, per un nuovo cambio di priorità.

Il lieto fine, infatti, dipenderà sì dai risultati che si otterranno durante il percorso, ma ancor più dall’instaurarsi di una leva emozionale positiva.

Motivazione positiva

Le persone motivate in senso positivo hanno ben chiaro un obiettivo da raggiungere, e hanno una prioritizzazione diversa dell’ambito salute-forma fisica.

La leva emozionale positiva è uno stimolo al raggiungimento di una determinata situazione che ci entusiasma a tal punto da giustificare qualsiasi percorso.

Permette di superare le difficoltà più ostiche, di mantenere il sorriso e la determinazione in situazioni che scoraggerebbero chiunque, di intraprendere scelte e restrizioni a volte folli, di combattere i propri istinti con la forza di volontà.

Si raggiunge una motivazione positiva quando si ha un obiettivo ben chiaro e definito, ambizioso ed eccitante, e si sente davvero di poterlo raggiungere con le proprie forze.

La motivazione positiva spesso viene raggiunta come conseguenza indiretta di una motivazione negativa. Ad esempio, una persona con abitudini alimentari scombinate che si rivolge ad un professionista e inizia una dieta perché non si piace fisicamente, dopo un primo periodo in cui si vede cambiare, acquisirà fiducia in sé ed entusiasmo, comprenderà che anche lei può farcela, inizierà ad ammirare uno standard fisico o una determinata performance. Quindi si convincerà di poterlo raggiungere e ciò darà inizio ad un nuovo percorso, un prolungamento del precedente, ma animato da un’emozione totalmente diversa.

Quanto più una persona mantiene una priorità elevata nell’area interessata (in questo caso salute e forma fisica), quanto meno si verificano rischi di “ricadute” (calo drastico di priorità).

Quando può diventare pericolosa questa leva emotiva? Quando prende il sopravvento su tutto il resto, e diventa l’unica ragione di esistenza.

Mi riferisco in particolare al lato ossessivo del fitness. La forma fisica spesso viene al primo posto su tutte le altre aree della vita, come se il valore di una persona fosse rappresentato solo dalla propria estetica.

Può diventare l’unica ragione per cui vale la pena alzarsi la mattina, sfociando in situazioni di vigoressia tipica di bodybuilder o di pseudo-atleti.

Monitorare l’equilibrio

Un Professionista è una guida per la persona che si affida a lui. Spesso deve fare scelte che andranno contro l’approvazione del cliente, e spesso dovrà fare domande scomode per comprendere fino in fondo la situazione psico-fisica di chi ha di fronte.

Di fondamentale importanza è insegnare a mantenere un equilibrio tra le varie aree della vita, dando la giusta importanza a ciascuna di esse. In questo ambito le motivazioni di tipo positivo sono uno strumento utilissimo per raggiungere un qualsivoglia obiettivo.

Anche per il Professionista che segue un cliente su alimentazione o allenamento, può essere utile lo strumento della ruota della vita, uno schema grafico da compilare per avere una visione ampia e completa della vita di una persona.

Ruota della vita per comprendere priorità/motivazioni

Per compilare la ruota, si possono fare alcune domande mirate sulle varie aree della vita di una persona, analizzando la sua situazione e l’equilibrio in ognuna.

Questo strumento mostra le priorità che la persona sta dando alle proprie aree della vita. Il picco di priorità su un’area rispetto alle altre è normale, e variabile a seconda dei periodi. Quando però questa è completamente sproporzionata rispetto alle altre è indice di una situazione di squilibrio.

Non che ci sia necessariamente bisogno di uno strumento del genere per capirlo: spesso le persone ossessionate dalla forma fisica e dal fitness sono insoddisfatte di tutto il resto della loro vita… vivono trascinate dalla propria ossessione, un segmento della loro realtà che dolcifica le amarezze di tutto il resto.

Però la ruota della vita può comunque essere utile, ad esempio per quelle persone che non hanno la consapevolezza di cosa è importante per loro, oppure per coloro che si focalizzano sulla propria estetica quando in realtà tutto ciò su cui dovrebbero lavorare per migliorare il proprio benessere risiede in altri ambiti (che indirettamente si ripercuotono sul fisico).

Come motivare

Quando un cliente si rivolge a un Professionista è generalmente già motivato, in qualche modo. Però è opportuno comprendere di quale motivazione si tratta, per capire come agire.

Una persona motivata in senso negativo, sta intraprendendo un percorso al di fuori della propria comfort zone, per cui è necessario progredire gradualmente. Un percorso estremo o rigido sono da evitare, affinché la persona si convinca che non è poi così difficile (sostenibilità), veda risultati e maturi autostima.

La persona dev’essere particolarmente curata e stimolata, entrando in rapporto, definendo obiettivi a breve termine e ricompense. La parola d’ordine è “baby step”, in modo da allargare lentamente la propria zona di comfort.

Tutto ciò per evitare ricadute, dovute a fattori anche al di fuori del controllo, che però portano immediatamente ad una variazione di priorità (problemi famigliari, problemi sul lavoro, infortunio, etc.).

Più il percorso è lento e si avvicina alle abitudini della persona, più è sostenibile e viene adottato nel lungo termine.

Qui è importante giocare con i compromessi, mantenendo una visione generalizzata sull’intera vita della persona, e non sul singolo settore di cui ci andiamo ad occupare.

Spesso un percorso che porta a un cambiamento del genere ha impatto non solo su una ma su tutte le altre aree della vita e tende ad essere equilibrante.

Breve appunto sull’allenamento: ci sono mille e uno motivi per cui fa bene l’allenamento. Uno di questi è il beneficio motivazionale che porta nella vita di una persona.

Se normalmente la motivazione nel corso di una dieta tende a scemare (e per questo è fondamentale non “sentirsi a dieta”), la motivazione nell’allenamento tende generalmente ad aumentare sempre di più nel tempo.

L’allenamento è una sorta di droga benefica. È un fattore imprescindibile se si ricercano risultati sul lungo periodo, perché è grazie ad esso che possiamo incontrare la nostra leva motivazionale positiva.

Prima o poi arriverà il punto cruciale del percorso: quello in cui si superano le proprie convinzioni limitanti, si allarga la comfort zone e si comprende che i limiti che sembravano reali erano solo immaginari... e da qui si inizia a volere di più e ad osare di più.

In questo frangente spetta al Professionista il ruolo di “coach”, che da una parte indirizza la persona verso i propri obiettivi, dall’altra aiuta il cliente ad avere una visione completa ed equilibrata della propria vita.

Gli obiettivi che una persona entusiasta si pone, alcune volte possono essere troppo poco eccitanti e devono essere spinti un po’ più in là, ma molto più spesso rischiano di essere troppo rigidi e compromettenti nei confronti delle altre aree della vita.

Per questo è fondamentale far ragionare sulla fattibilità e sui costi di un obiettivo.

Riguardo ai costi, la domanda chiave è chiedere alla persona cosa ci perde nel percorso per il raggiungimento dell’obiettivo e se è disposta a farlo. Infatti, raggiungere un fisico discreto con la tartaruga in vista per l’80% dell’anno può essere un obiettivo accettabile e un buon compromesso tra salute/denaro/svago/lavoro/famiglia, mentre raggiungere il 6% di grasso corporeo e mantenerlo per tutto l’anno può essere una forte fonte di stress incompatibile con tante altre aree della vita.

Oltre a ciò, è anche importante analizzare la fattibilità: quando un obiettivo è raggiungibile e quando non lo è? Il cliente grassottello che viene da voi per effetto di una motivazione negativa non sa quale sia il suo obiettivo, e confida in voi per fare chiarezza.

La domanda classica è: “Qual è il mio peso ideale? Quanto dovrei pesare?”.

La persona motivata positivamente, invece, ha in mente un obiettivo che vorrebbe raggiungere. A volte però, potrebbe essere troppo ambizioso per lei. Potrebbe essere impossibile raggiungerlo.

Evitare di illudere una persona per assecondare la sua motivazione e guadagnare la sua approvazione può costarvi una delusione immediata, ma sicuramente una maggior serenità e sostenibilità sul medio-lungo periodo.

Il vostro lavoro, inoltre, in questo caso dovrebbe basarsi sul cercare di cambiare la visione che il vostro cliente ha e con essa la domanda che si pone per raggiungere un certo obiettivo: da “Quanto dovrei pesare?” a “Qual è il peso al quale mi sentire bene?”.

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