Mente e Sport: un approccio iniziale alla motivazione alla pratica sportiva

Preparatori e Personal Trainer: nello sport, motivazione prima di tutto

Mente e Sport: un approccio iniziale alla motivazione alla pratica sportiva

L’interesse per gli aspetti motivazionali legati all’attività sportiva coinvolge una varietà di figure professionali che operano nel settore come personal trainer, coach, preparatori atletici e sportivi e altri ancora. Esso risulta pregnante nel caso in cui la programmazione del piano d’allenamento o la preparazione atletica siano condotte a distanza.

La mancanza di un rapporto costante vis-à-vis tra allenatore e atleta, tra personal trainer e allievo, può costituire un fattore di rischio di abbandono o di calo della motivazione nei confronti dell’attività sportiva.

Le persone hanno una propria individualità, un modo di pensare e di comportarsi diverso l’uno dall’altro, e questo va sempre ricordato quando si tratta di iniziare un rapporto di tipo “sportivo”. Le richieste che molti allenatori o personal trainer fanno si concentrano sul comprendere perché alcune persone hanno livelli di motivazione differenti pur facendo uno stesso sport o attività o pur seguendo un medesimo piano d’allenamento, o su cosa poter fare per motivarli ad impegnarsi al massimo delle loro abilità per fornire il miglior risultato possibile. Ancora, si cerca di capire perché chi dimostra di avere un notevole potenziale sportivo non si impegna per sfruttarlo, apparendo svogliato o come se stesse sprecando il suo talento.

Il peso dei fattori sociali sul benessere psicofisico

Tutti questi aspetti considerati nello studio dei processi motivazionali sono influenzati da considerazioni relative al generale contesto sociale. Ci sono infatti diversi fattori sociali che hanno un impatto negativo sia dal punto di vista psicologico, sia dal punto di vista fisico. Tali effetti sono la mancanza di attività fisica, il fenomeno dell’abbandono dopo aver iniziato un’attività sportiva (subito dopo o dopo molto tempo), lo stile di vita sedentario sempre più diffuso e l’alimentazione poco curata.

La principale necessità per gli psicologi dello sport, o per chiunque si occupi di questo settore, è conoscere i motivi che facilitano la scelta di uno stile di vita sano e attivo. È così possibile fornire ad allenatori, preparatori, organizzazioni sportive e coach quante più informazioni possibili in modo da poter guidare le persone, il tutto in funzione dei loro bisogni.

La motivazione che manca: il fenomeno dell’abbandono sportivo

Obiettivo principale dei programmi di educazione sportiva e di allenamento è sviluppare un livello iniziale positivo di desiderio nei confronti dello sport e dell’attività fisica, e cercare di elevarlo e mantenerlo costante nel tempo, favorendo la partecipazione e riducendo l’eventuale possibilità di abbandono.

Non è raro iniziare un’attività sportiva o fisica con le migliori intenzioni e i buoni propositi, ogni volta con la promessa di continuare giorno dopo giorno. Spesso si tratta di una promessa che invece di farla a se stessi, risulta quasi una promessa fatta ad un altro sé, nel tentativo di convincerlo.

Quando i giovani arrivano al punto in cui decidono di abbandonare il percorso sportivo appena iniziato spesso non dipende dalla nascita di una nuova passione che contrasta con quella precedente. Non dipende dalla voglia di concentrarsi su compiti o attività che richiedono un notevole sforzo cognitivo (ad es. lo studio) e a cui si deve dedicare del tempo. Il motivo principale è semplice, ma sottovalutato. Il desiderio iniziale che ha permesso ad un giovane di intraprendere uno sport si riduce, non vengono più soddisfatti i bisogni richiesti.

Chi ha esperienza nel campo sportivo capisce fin da subito che le ragioni dietro il fenomeno dell’abbandono sono espresse in forma diversa, ma con gli stessi contenuti di fondo. Gli esperti più attenti sviluppano negli anni una sensibilità tale da comprendere quali esigenze vengono a mancare e quali motivazioni subentrano. Le cause vengono attribuite quasi sempre a fattori situazionali e raramente a fattori disposizionali. Tra le cause più comuni ci sono:

  • la percezione di uno schema di allenamento troppo ripetitivo e poco variabile che conduce a noia e inerzia dell’attività sportiva o fisica;
  • la percezione di una scarsa attenzione da parte dell’allenatore nei confronti dei bisogni espressi;
  • la percezione di una minima o assente interazione con l’allenatore o i compagni;
  • la percezione di un ambiente poco stimolante.

Le persone più competitive, che apparentemente sembrano quelle con una costanza e dedizione più salde nei confronti dell’attività sportiva, spesso smettono perché hanno la sensazione di non apprendere a sufficienza anche in base alle loro potenzialità.

Iniziano una nuova attività o semplicemente cambiano ambiente, per poter ritrovare la soddisfazione, la passione, e la competitività. Ma tutto ciò non basta, non è sufficiente conoscere i motivi di allontanamento dallo sport per poter improntare un’azione adeguata di prevenzione dell’abbandono sportivo precoce.

Un approccio pratico: l’implementazione di strategie e programmi nell’ambito della motivazione alla pratica sportiva

Una strategia risolutiva che potrebbe essere utilizzata da allenatori, preparatori sportivi ed educatori comprende due passaggi. Il primo si basa sull’analisi dei bisogni che favoriscono la partecipazione e il coinvolgimento sportivo; il secondo si basa sulla impostazione delle attività che rispondono ai bisogni rilevati.

Uno studio interessante è stato condotto agli inizi degli anni ’80 e ha evidenziato, tramite la conduzione di interviste ad allenatori e psicologi, quali erano gli aspetti psicologici che avrebbero necessitato di maggiore attenzione nelle ricerche successive. I temi principali che sono emersi da questo studio riguardavano la motivazione alla pratica sportiva, il bisogno di comprendere i motivi per cui i giovani fanno sport o attività fisica e il successivo abbandono (1). Queste considerazioni hanno suscitato un grande interesse tra gli operatori sportivi ed è servito ad improntare i successivi programmi di ricerca lungo questa direzione.

Questo è ad oggi l’approccio di studio più concreto fornito dagli studi psicologici sullo sport al fine di elaborare programmi per l’attività sportiva e fisica dei giovani, in quanto pone al centro dell’attenzione lo sviluppo delle competenze complessive del giovane e non solo quelle relative allo sport (2).

Iniziare motivandosi: come scegliere lo sport più adatto a noi?

Come scritto precedentemente, i motivi per cui si inizia un’attività sportiva sono diversi. Essi vanno dallo sviluppo delle proprie capacità e abilità, e l’espressione delle potenzialità nascoste, al piacere e alla voglia di confrontarsi con altri, e di impegnarsi fisicamente e mentalmente investendo energie e tempo in una passione. I programmi che si orientano solo sull’ottenimento dei risultati e sottovalutano questi aspetti motivazionali portano al frequente fenomeno dell’abbandono.

Fare uno sport richiede voglia e motivazione costanti. La motivazione, in uno sport di potenza come in qualsiasi altro tipo di sport, è l’aspetto principale che deve essere mantenuto alto per far si che non si trasformi in un peso.

Quando si parla di sport di potenza il discorso cambia. Gli allenamenti sono lunghi, richiedono pazienza nel raggiungimento dei risultati che non sempre ci sono, nonostante la correttezza e la frequenza degli allenamenti. Richiedono costanza e continuità, sacrificio, energie e tempo. Fare un determinato sport può trasformarsi in una passione e portare al miglioramento e alla crescita oltre che dal punto di vista fisico, anche dal punto di vista mentale e comportamentale. Prima di decidere se iniziare o meno un’attività sportiva è bene considerare alcuni aspetti e farsi delle domande.

Come nasce l’idea di fare uno sport? Scrivo qui alcuni passaggi che risultano a mio avviso utili prima di intraprendere qualsiasi attività sportiva o fisica:

  • Informazione. Iniziare informandosi sull’attività sportiva che si intende iniziare è un ottimo metodo per avere più elementi su cui riflettere e su cosa esso comporti.
  • Definizione obiettivi. Il secondo passaggio riguarda la scelta di uno o più obiettivi, a breve o a lungo termine. Ogni individuo deve capire cosa vuole costruire nell’immediato e quale risultato vuole ottenere nel futuro. Si deve cercare di capire quali sono le aspirazioni, i sogni, i cambiamenti che si vogliono ottenere.
  • Analisi delle risorse e delle competenze. Aspetto fondamentale è capire di quali risorse disponiamo per fare lo sport scelto. Considerare la distanza dalla struttura, i costi, l’ambiente, il tempo che comporta, non sono fattori da sottovalutare. Molte volte l’abbandono è dovuto proprio all’incapacità di raggiungere il luogo in cui si fa attività fisica o sport, o alla mole di impegni personali che rendono difficile la frequenza. Le competenze fanno riferimento alle abilità possedute e alle disponibilità necessarie a sostenere l’attività sportiva.
  • Vantaggi vs svantaggi. E’ importante tenere in considerazione il sistema costi-benefici relativi all’attività sportiva.
  • Farsi delle domande. È un aspetto poco considerato, ma è utile fare delle domande a se stessi, come: “Sono proprio intenzionato/a ad iniziare?”, “può effettivamente piacermi?”, “lo faccio per me o lo faccio per altri, o con altri?”, “a cosa può condurmi questo percorso?”.

Deadlift di Maria Cristina: motivazione e passione

Fare sport è impegno e soddisfazione, prima di tutto verso se stessi.

Come volgere a proprio vantaggio tutte le emozioni che si provano in allenamento e in competizione?

Scoprilo nell'ebook Preparazione mentale per Sportivi e Atleti, una guida pratica per dare sempre il massimo.

Scarica ora

Riferimenti

  1. Gould D. Sport Psychology in the 1980’s: Status Direction and Challenge in Youth Sports Research. Journal of Sport & Exercise Psychology. 1982.
  2. Cei A. Psicologia dello Sport. Bologna: Il Mulino,1998.

Articoli correlati

Sull'Autore

Maria Cristina Fuoco

Sono testarda, cerco di non accontentarmi e di andare sempre oltre. Mi miglioro ogni giorno grazie a ciò che sento, ciò che vedo e alle persone che conosco. Ho fatto del Powerlifting un modo di essere, mi permette di affrontare le cose con una prospettiva diversa. Una frase che descrive parte del mio pensiero: "If it scares you, it might be a good thing to try".

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Formazione pratica

News e offerte

Iscriviti alla newsletter! È gratis

Continuando, accetti Termini e Privacy.

Formazione pratica

The Fitness K

Account e profilo

News ed offerte

Iscriviti alla newsletter! È gratis

Continuando, accetti Termini e Privacy.

Logo Oukside