Fiducia o autostima: sei tu il regista di te stesso

Lavorare su se stessi per cambiare la propria vita

Fiducia o autostima: sei tu il regista di te stesso

Come potremmo definire la “fiducia”? Quel sentimento talmente forte da unire e separare le persone, da dare o togliere la forza nonché di creare o meno opportunità. Tutti i giorni ne sentiamo parlare ma quanti si sono davvero chiesti di cosa si tratta quando si parla di fiducia?

Per cercare di identificarlo partiamo dal concetto di atteggiamento. Che esso sia rivolto a noi stessi o agli altri, fondamentalmente si tratta sempre di una valutazione positiva dei fatti o delle relazioni per cui si tende a creare una situazione di sicurezza nelle proprie o altrui possibilità, insomma si parla di comportamenti.

Ma prima di trattare nello specifico il concetto di fiducia dobbiamo passare dal suo parente più stretto: l’ autostima . Si esatto, non esiste fiducia se la prima persona di cui non siamo sicuri siamo proprio noi.

Ogni giorno veniamo messi davanti a delle situazioni che richiedono la nostra massima capacità di reazione, eppure quante volte davvero ci siamo sentiti all’altezza della circostanza e ci siamo messi in gioco? Se ne sente parlare continuamente, eppure da dove nasce questa sensazione di familiarità con l’ambiente circostante e per quali motivi a volte viene a mancare facendoci sentire inappropriati?

Come ben possiamo immaginare, nulla di ciò che siamo nasce dal nulla, ha tutto origine dalla nostra infanzia e per quanto assurdo possa risultare a qualcuno, il primo trauma che subiamo già influenzerà parte dei nostri comportamenti futuri: la nascita.

Subito dopo veniamo sottoposti a stimoli continui, alcuni dei quali iniziano a creare in noi i primi turbamenti, le prime paure e ansie che creano i nostri comportamenti e iniziano a plasmare la nostra personalità.

Ecco perché, crescendo, gran parte della nostra percezione personale deriva dal giudizio esterno, da come gli altri ci vedono giorno dopo giorno andando a mutare continuamente il modo in cui noi ci vediamo a sua volta. Creiamo innumerevoli maschere, interpretiamo ruoli in base a dove ci troviamo e questo per essere sempre all’altezza delle aspettative degli altri, che molto spesso diventano poi nostro bagaglio “teatrale”.

Dei ruoli se ne parlerà in altra occasione, ma riflettiamo su come modifichiamo lessico, comportamento e modo di valutare i fatti in base a situazione e ambiente, una capacità camaleontica sviluppata e affinata nel corso del tempo che da una parte ci permette di “sopravvivere”, in una società in continua evoluzione, ma dall’altra sviluppa continuamente nuovi complessi o perché no, anche nuova consapevolezza e sicurezza.

Come se non bastasse, anche la persona che per la maggior parte della giornata frequentiamo, ci sottopone a continuo giudizio (e badate che di giudizio vero e proprio parliamo), e se ancora non avete immaginato di chi si possa parlare, provate a guardarvi allo specchio.

Siamo noi i primi giudici, e ogni giorno in base alle esperienze passate e alla conoscenza delle nostre capacità andiamo ad alimentare o sopprimere la nostra persona, il tutto dipende da quali domande ci facciamo. Tutti siamo caduti almeno una volta dalla bicicletta, ci siamo rialzati e inconsapevolmente abbiamo fatto tesoro dell’evento per porci una semplice ma fondamentale domanda: come posso trarre vantaggio dalla mia caduta?

Dovremmo poter riconoscere quotidianamente ciò che ci succede, valorizzando le nostre vittorie, che creano terreno fertile all’aumento della nostra fiducia. Ancor più importante risulta però riuscire a metabolizzare i fallimenti al fine di rendere ogni singola esperienza una vittoria personale traendo insegnamento, possiamo farlo chiedendoci: “Anche se non ho raggiunto il risultato sperato, la prossima volta saprò come fare, e cosa ho imparato oltre a questo?”. In questo modo spostiamo la nostra attenzione dal risultato alle nuove abilità acquisite, poiché solo attraverso l’errore abbiamo la possibilità di crescere.

Ecco la domanda che tutti i giorni di fronte agli eventi che ci succedono dovremmo porci per andare avanti nella nostra vita e aumentare la percezione di noi stessi: “Cosa ho imparato?”. Tutti sbagliano, o sbaglieranno, eppure il risultato di millenni di evoluzione ci ha insegnato che l’unico modo per migliorarsi è sbagliare, solo così capiremo come diventare bravi in una determinata cosa o in un determinato atteggiamento, che esso sia verso di noi o verso gli altri. Così costruiamo la nostra immagine personale e nutriamo la nostra autostima.

La capacità di reazione sarà la prima nuova arma di cui potremo disporre se impareremo a mantenere sempre la consapevolezza di poter affrontare qualsiasi situazione, che sia essa di vantaggio o di disagio, aumentando di conseguenza la nostra autostima.

Essere sicuri di sé nutre la nostra “anima” rendendoci più felici, soddisfatti e capaci di muoverci e districarci nella quotidianità, tenendo sempre presente gli obiettivi e dandoci una maggiore stabilità emotiva. È facile intuire come i rapporti con gli altri possano migliorare il nostro modo di percepire il mondo, procurandoci la massima affermazione sia nella vita privata che professionale.

Se avete fiducia nei vostri comportamenti il risultato sarà visibile nei rapporti interpersonali sviluppando a sua volta nuova fiducia verso il prossimo. Chi si stima si muove senza timori e decide autonomamente della propria vita, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, in fondo come detto sopra sa che tutti possono sbagliare ed è meglio farlo con la propria testa.

Se vi affacciate a questo modo di pensare e siete padroni di voi stessi anche gli altri lo vedranno creando una “catena positiva”. Guardarsi allo specchio e credere in quanto vediamo ci darà maggiore spinta al fine di superare i limiti raggiunti fino a quel momento che saranno solo una nuova sfida.

Al contrario non credere nei nostri comportamenti o azioni, complica la singola situazione rendendoci indecisi e faci lmente influenzabili e prendendo decisioni sulla base di quanto gli altri ritengono giusto.

È fondamentale che possiamo vivere per realizzare i nostri sogni o per realizzare quelli degli altri, tutto dipende a noi. Immaginiamo una barca di carta posizionata a pelo d’acqua che rappresenta la nostra persona, e iniziamo a caricar la di biglie, ciascuna delle quali rappresenta una singola opinione esterna. Lentamente la nostra barca affonda e con essa la nostra fiducia nella nostra capacità.

Lavorare su noi stessi è l’unico modo per cambiare la nostra vita. Ormai abbiamo ben intuito che basarci sugli altri per prendere decisioni è il miglior modo di affidarci al caso e perdere considerazione sulle nostre possibilità . Ecco allora cosa possiamo fare per noi stessi, accrescendo la nostra consapevolezza e fiducia, seguendo queste semplici “regole”:

  1. Pensa a come vorresti essere e cosa vorresti ottenere;
  2. Fissa obiettivi e trova le strategie giuste per raggiungerli ;
  3. Prendi persone di successo a riferimento;
  4. Agi sci invece di pensare troppo;
  5. Fai nuove conoscenze;
  6. Fai cose nuove;
  7. Circondati di persone positive e di successo;
  8. Smetti di pensare a cosa pensano gli altri di te.

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Sull'Autore

Matteo Scattola

Perennemente impegnato nello sviluppare nuove idee, appassionato a tutto ciò che ruota attorno alla persona. Fitness, alimentazione e psicologia mi stimolano nel ricercare sempre nuovi approcci. Delle mie passioni vedo di farne uno stile di vita giorno dopo giorno che oltre ad accompagnare me, guidi chi mi sta attorno a raggiungere i risultati desiderati.

Commenti (1)

  • Cristian Moletto

    Cristian Moletto

    28 Novembre 2016 at 15:09 | #

    Fantastico articolo. La metafora della barchetta di carta è stata illuminante. Grazie!

    Rispondi

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