Le emozioni nello sport. In che modo possono influenzare la performance sportiva?

Come ansia, paura, felicità, speranza influenzano la prestazione sportiva

Le emozioni nello sport. In che modo possono influenzare la performance sportiva?

“That’s the beauty of sport. Sometimes you laugh, sometimes you cry” - (È la bellezza dello sport. A volte ridi, a volte piangi).

Lo sport è emozione

L’atleta è un essere emotivo che prova continuamente delle sensazioni e delle emozioni positive e negative, fin dall’inizio della sua carriera.

Le emozioni in ambito sportivo sono state studiate soprattutto negli ultimi anni, in particolare i Ricercatori si sono chiesti quali e in che modo possono avere un impatto sulla prestazione sportiva.

Nonostante siano tante le emozioni che sono presenti nello sport, come la paura, la frustrazione, la delusione, la felicità, la speranza e la gioia, l’ansia è l’emozione che ha ricevuto le maggiori attenzioni dal punto di vista della ricerca.

Le principali ricerche sulle emozioni nello sport

La ricerca sull’influenza delle emozioni in ambito sportivo è ancora notevolmente minima, ma qualcosa si sta muovendo negli ultimi anni. Un Autore in particolare ha formulato una teoria interessante ma che ha avuto poco supporto, che vedremo nel prossimo paragrafo.

La teoria cognitivo-motivazionale-relazionale di Lazarus

La teoria proposta da Lazarus (8, 9) definita teoria cognitivo-motivazionale-relazionale (CMR) propone che le emozioni specifiche di ogni atleta siano guidate da un Core Relational Theme (CRT), ovvero la descrizione principale di una emozione volta alla spiegazione dell’interazione tra l’individuo e l’ambiente.

Il CRT è un insieme di valutazioni fatte dall’individuo circa i rischi e i benefici associati al suo coinvolgimento in una particolare situazione. Ad esempio, il CRT della rabbia è il seguente: “Un’offesa umiliante nei confronti di me stesso e della mia persona” (9).

Ognuno di questi CRT è associato, di conseguenza, a delle azioni che fanno riferimento alla valutazione dell’individuo rispetto allo stimolo correlato al sé (10). Sempre considerando la rabbia, l’azione corrispondente sarà tendenzialmente questa: “Un impulso molto forte a contrattaccare nel tentativo di vendicarsi per un affronto o per riparare ad una ferita alla propria autostima” (9).

La teoria di Lazarus propone inoltre che questo CRT, con le azioni ad esso associate, eserciterà una certa influenza sulla performance sportiva. Infatti ciò può dipendere dalla complessa relazione tra l’atleta e il contesto in cui vive, o la situazione in cui si trova in un dato momento.

Abbiamo preso la rabbia come esempio, per cui continuiamo ad utilizzare questa emozione spesso presente nella vita dell’atleta. La rabbia può influenzare negativamente, ma anche positivamente, un compito o una prova che l’atleta deve eseguire. Com’è possibile?

La rabbia ha un impatto negativo sulla performance nel momento in cui intacca le risorse principali a portata di mano dell’atleta, ovvero le abilità fisiche.

Si può, però, verificare un effetto positivo della rabbia. Infatti, se tali abilità comportano un’azione immediata, un movimento fisico particolare che richiede prontezza (ad esempio attaccare, scattare) nei confronti dell’atleta sfidante, allora si manifesta il risultato opposto. La performance può essere facilitata proprio da questa relazione che si crea con l’azione della rabbia.

Questa teoria, quindi, cerca di spiegare al meglio il quadro teorico per lo studio della probabile relazione, seppur complessa, tra le emozioni e la performance sportiva. Nonostante ciò, tale teoria non è stata pienamente riconosciuta nell’ambito degli studi sulla performance.

Uno dei principali motivi riguarda proprio l’interpretazione che viene data al concetto stesso di emozione e alla sua valenza positiva e/o negativa. Generalmente tante emozioni vengono interpretate successivamente allo svolgimento della performance. Ad esempio, per quanto riguarda emozioni positive, l’atleta può sentirsi felice di aver vinto, sollevato dall’aver raggiunto un obiettivo che si era prefissato fin dall’inizio, oppure orgoglioso di essersi qualificato per una gara importante.

Similarmente, però, sebbene l’ansia spesso venga associata ad uno stato d’animo percepito prima di una competizione, altre emozioni negative continuano ad essere viste al pari di quelle positive, quindi successivamente allo svolgimento della performance (emozioni post-performance).

In questo caso, quindi, l’atleta può essere arrabbiato con se stesso per aver eseguito una prova al di sotto del suo reale potenziale, provare vergogna per un aspetto particolare della sua prestazione di fronte al pubblico, oppure sentirsi in colpa per aver deluso le aspettative del suo allenatore.

Anche se queste emozioni e sensazioni possono essere vissute post prestazione, tante altre possono essere vissute prima della prestazione ed influenzare, di conseguenza, la performance (4). L’influenza positiva di un’emozione è correlata a dei fattori da non sottovalutare, come lo stato di salute, la situazione sentimentale, la soddisfazione di vita personale, e le capacità di coping (ovvero quelle risorse che l’individuo possiede per far fronte ad eventi stressanti) (11).

Le componenti cognitive e fisiche della performance

La performance sportiva, a qualsiasi livello essa sia, non è mai definita dal lavoro esclusivamente fisico o esclusivamente mentale, ma ha in sé il mix necessario di entrambi gli aspetti. Le componenti fisiche e mentali (o cognitive) si differenziano in base all’influenza della valutazione emozionale (15, 16).

Consideriamo, ad esempio, l’attivazione fisiologica. Questa è ampiamente riconosciuta come aspetto positivamente associato alla performance in prove che richiedono un lavoro principalmente aerobico (15), e in prove di espressione della forza (17).

A volte, l’aumento dell’intensità emozionale può rappresentare un beneficio per la performance, soprattutto se può essere d’aiuto nel motivare gli atleti nell’investimento di risorse che sono a portata di mano, ovvero quelle fisiche (2, 3, 9). Al contrario, l’eccitazione (o attivazione) fisiologica può essere svantaggiosa per la performance in prove che richiedono un controllo motorio particolare (14, 16).

In realtà, è stato osservato come qualsiasi tentativo fatto per controllare le emozioni diriga le risorse cognitive usate nello svolgimento del compito principale verso l’implementazione di strategie di coping (5), quindi di conseguenza anche il tipo di risposta comportamentale cambia. Questo è uno dei motivi per cui la maggior parte delle ricerche che hanno studiato l’attivazione emozionale si sono concentrate sull’ansia, tralasciando in parte lo studio di emozioni negative (rabbia, delusione) e positive (speranza, gioia).

Queste, infatti, mostrano dei patterns sia simili che differenti di attivazione fisiologica (6, 10) che possono diversamente influenzare la performance sportiva (18).

Gli esperimenti sulle emozioni e la performance

Nell’ambito della ricerca sulla relazione tra le emozioni e la performance sono stati condotti alcuni esperimenti interessanti che hanno valutato alcune delle emozioni principalmente dominanti in ambito sportivo (e agonistico) : rabbia, speranza, e felicità.

Vediamoli insieme per capire se, e in che modo, queste emozioni possono influire sulla prestazione.

Rabbia e Felicità

Nel primo esperimento lo scopo dei Ricercatori è stato quello di valutare la diversa influenza causata dalle emozioni di rabbia e felicità su entrambi gli aspetti cognitivi e fisici della performance, su un campione di 15 studenti fisicamente attivi.

A tali soggetti sono stati somministrati diversi test tra cui: l’Imagery Scripts, ovvero un test composto da parole che avevano lo scopo di indurre felicità, rabbia,e un’influenza emozionale neutra; l’Happiness and Anger Inventory, per valutare il grado con cui le emozioni venivano vissute, mentre per valutare gli aspetti cognitivi e fisici sono stati usati rispettivamente il Cognitive Task e il Physical Task.

I risultati dell’esperimento hanno in parte confermato le ipotesi iniziali dei Ricercatori. La performance dei soggetti partecipanti nel compito di tipo fisico è risultata migliore nella condizione in cui essi percepivano rabbia, rispetto alle altre due condizioni (felicità e condizione emozionale neutra). La nota interessante di questo esperimento è che è in linea con ciò che Lazarus (10) aveva presupposto precedentemente, ovvero che la rabbia può facilitare una performance di tipo fisico se l’abilità richiesta si associa alla tendenza all’azione associata alla rabbia (attaccare, ad esempio).

Relativamente alla felicità, non c’è stato alcun risultato particolarmente significativo riguardo alla performance di tipo cognitivo. Una spiegazione valida per questo risultato risiede nel CRT della felicità, così definita: “Ottenere dei progressi tramite la realizzazione di un obiettivo” (9). Questo suggerisce un aspetto molto importante da non sottovalutare.

Impatto della motivazione sulla performance sportiva

Quest’immagine rappresenta una chiara espressione della rabbia prima della performance. L’atleta è Stacy Burr, classe 1992, alla sua prima gara nazionale di Powerlifting, il Campionato Nazionale USPA, in cui ha vinto nella categoria Junior all’età di 23 anni.

Lo stato di felicità non produce un effettivo cambiamento perché definisce già di per sé una condizione di soddisfazione. L’emozione felicità nell’ambito della performance, in pratica, ci dice questo: “Va tutto bene, non c’è bisogno di cambiare questa situazione, non c’è desiderio di ottenere qualcosa di diverso rispetto a quello che già hai” (1, 12, 13). Si può azzardare che non sia quindi sorprendente che la rabbia possa influenzare positivamente la performance rispetto alla felicità.

Rabbia e Speranza

Il secondo esperimento all’interno della ricerca sulle emozioni e la performance ha studiato come ottenere un potenziale miglioramento della performance grazie alla percezione di un’emozione positiva orientata all’obiettivo. Tra le emozioni analizzate è stata considerata, in questo caso, la speranza. Il CRT della speranza è così definito: “Temere il peggio bramando il meglio, e credere che il miglioramento sia possibile” (9, 8).

L’emozione speranza è stata associata agli aspetti cognitivi della performance, risultando quindi come la tendenza ad attuare uno sforzo maggiore dal punto di vista mentale. La speranza è un’emozione comune negli atleti, specialmente nella preparazione pre-gara.

L’ipotesi di questo secondo esperimento è che il miglioramento della performance può essere possibile tramite il coinvolgimento principale delle abilità cognitive; se i soggetti percepiscono rabbia tali capacità vengono direzionate all’uso delle strategie di coping e la rabbia, di conseguenza, non porta a nessun miglioramento della performance rispetto al compito richiesto.

In questo secondo esperimento il campione è composto da 18 soggetti (giocatori semiprofessionisti), ai quali sono stati somministrati diversi test, alcuni simili a quelli dell’esperimento precedente, mentre è stato utilizzato l’Hope and Anger Inventory per la valutazione della speranza e della rabbia.

I risultati ottenuti hanno confermato l’ipotesi iniziale dei Ricercatori: la performance e lo sforzo mentale dei soggetti partecipanti sono risultati migliori nella condizione della speranza rispetto alla condizione emozionale neutra. Nella condizione della rabbia, nonostante sia stato rilevato un aumento significativo, seppur minimo, per quanto riguarda lo sforzo, non c’è stato alcun miglioramento della performance rispetto alla condizione emozionale neutra.

La spiegazione di tale risultato risiede nella definizione del CRT della speranza (“ricercare il miglioramento”) che può essere direzionata ad un compito che richiede abilità a portata di mano (abilità fisiche). L’aumento della speranza associata allo sforzo mentale è stata associata al corrispettivo miglioramento della performance, rendendo quindi l’emozione speranza una delle più efficienti quando il compito è di tipo cognitivo.

L’emozione rabbia, al contrario, è direzionata in maniera minore ai compiti cognitivi (9), per un semplice motivo: l’aumento della rabbia associata allo sforzo fisico non sempre si traduce in un miglioramento della performance. Per far si che la rabbia sia veramente effettiva il compito dovrebbe essere di natura attiva e richiedere abilità fisiche, più che mentali.

Quindi, secondo le ricerche..

Nonostante i diversi esperimenti condotti nell’ambito degli studi sul ruolo delle emozioni quali fattori influenzanti la prestazione sportiva, sono ancora pochi quelli che considerano gli effetti delle emozioni al di fuori di quelli dell’ansia. I risultati ottenuti, quindi, in gran parte supportano le considerazioni fatte inizialmente dalla teoria di Lazarus (9).

I due esperimenti presentati e l’ambito della ricerca sulle emozioni in generale hanno considerato le emozioni di felicità, rabbia, e speranza. Se l’emozione che viene percepita è in linea con le richieste del compito, si manifesta una sorta di facilitazione nella performance, quindi quest’effetto supporta l’ipotesi di una relazione tra il tipo di emozione percepita e il tipo di compito.

I risultati sull’emozione rabbia non sono che una conferma di altri studi condotti nell’ambito degli sport di combattimento o di contatto (pugilato, arti marziali) (18, 19), per cui essa è efficace maggiormente negli sport che richiedono una prestazione di tipo fisico, che richiedono un’attivazione motoria immediata.

Speranza e felicità nella performance sportiva

Speranza e felicità a confronto. A sinistra si può notare come l’atleta di Weightlifting stia vivendo il momento di piena concentrazione prima dell’alzata. A destra, invece, l’emozione felicità post performance in una nota atleta di Powerlifting.

L’emozione speranza è efficace quando si richiede uno sforzo di tipo mentale, mentre la felicità è l’unica emozione che non ha sortito alcun effetto particolare sulla performance a seconda del tipo di compito, per i motivi che sono stati spiegati nei paragrafi precedenti. La felicità potrebbe essere invece più rilevante da studiare come emozione successiva alla performance.

Stesse emozioni ma percezioni diverse

Arrivo alla fine di questo articolo sulle emozioni e la performance parlandovi un po’ della mia esperienza nel mondo dello sport. Da poco più di un anno circa gareggio a livello agonistico in due federazioni italiane: la FIPE (Federazione Italiana Pesistica) e la FIPL (Federazione Italiana Powerlifting).

Ho iniziato a gareggiare all’interno della FIPE ad aprile 2015, con la mia prima gara di Distensione su Panca Piana. Nel frattempo ho iniziato ad allenarmi anche nel Powerlifting, facendo la mia prima gara di Stacco a febbraio 2016 e il Campionato Italiano di Powerlifting Raw a giugno, gara completa delle tre alzate (Squat, Panca, Stacco).

In passato, invece, ho fatto Taekwondo (arte marziale sud-coreana) per quasi cinque anni, gareggiando a livello agonistico all’interno della FIST (Federazione Italiana Sport Taekwondo) sia a livello regionale che a livello nazionale, e facendo una gara a livello internazionale.

Due sport diversi a confronto: il Taekwondo si basa sulla pratica fisica, mentale e spirituale, sul miglioramento personale sotto tutti i punti di vista; il Powerlifting, invece, all’atto pratico si basa sullo sviluppo massimo della forza fisica, dalla quale chiaramente non può prescindere quella mentale.

Dopo quasi undici anni di sport posso dire di aver provato emozioni diverse, nuove ed inaspettate, differenziandole rispetto all’ambito agonistico e competitivo in cui l’atleta si confronta con se stesso, con la pedana, e con gli altri atleti.

Ciò che ho potuto capire è che tutto dipende da come lo sport che si pratica viene vissuto a livello emozionale, in quanto ciò che si fa e ciò che si prova inevitabilmente influenzano la prestazione sportiva. Bisogna vivere lo sport con la consapevolezza che esiste il fallimento ma anche il successo, che si può migliorare dopo una brutta gara, e che il risultato non definisce né la carriera sportiva né la nostra persona.

Riferendomi alle emozioni qui brevemente esposte, la rabbia assume per me una valenza positiva in alcuni momenti, negativa in altri, e il mio pensiero riflette quanto è stato scritto. La differenza di come viene utilizzata la rabbia dipende anche dal tipo di sport che si pratica.

Prendiamo il sollevamento pesi. Essere intelligentemente arrabbiati prima di un’alzata può aiutare nel caricarsi fisicamente. Questo è uno sport che richiede un’esplosione a livello fisico, in cui sono presenti nel momento della prova l’atleta, il bilanciere, e tanti chili difficili da sollevare.

Ho visto atleti (sia italiani che stranieri, durante le competizioni nazionali e internazionali) gridare, darsi schiaffi, battere piedi in terra, e coach caricare i loro atleti con schiaffi sulle spalle o sul viso. Sono forme diverse di espressione della rabbia, che possono o meno essere condivise. La differenza risiede nel come si fa, e per come viene vissuto questo momento. C’è differenza nel fare troppo rumore per poi fallire, e fare poco rumore ed avere successo, no?

Prendiamo adesso le arti marziali, nel caso delle prove di esecuzione tecnica. Le capacità richieste sono solitamente legate al controllo motorio, alla perfetta esecuzione della tecnica, alla concentrazione e alla forza mentale oltre che fisica. Caricarsi con la rabbia non è sicuramente una scelta intelligente, dal momento che sono pratiche che richiedono armoniosità e perfezione. Molti atleti di arti marziali appaiono tranquilli prima della prestazione; la vera rabbia (in senso positivo) è tutta interna, e si concentra sviluppandola sotto forma di forza mentale.

Ma tutto è soggettivo, non bisogna mai dimenticare la personalità dell’atleta. Ciò che ognuno sente viene vissuto in modo diverso, per quanto l’emozione provata possa essere la stessa. Il significato che viene attribuito ad un’emozione è personale, ed è giusto che resti tale. Non è detto che tutti debbano comportarsi allo stesso modo, o affrontare una prova allo stesso modo. Non c’è uno standard, proprio per il fatto che quando parliamo di emozioni non possiamo definirle in maniera fissa per tutti.

Ciò che l’atleta sente, è unico.

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Riferimenti

  1. Carver CS, Scheier MF. On the self-regulation of behavior. New York: Cambridge University Press. 1998.
  2. Eysenck MW, Calvo MG. Anxiety and performance: The processing efficency theory. Cognition and emotion. 1992.
  3. Fredrickson BL. The role of positive emotions in positive psychology: The broaden-and-build theory of positive emotions. Am Psychol. 2001.
  4. Gould D et al. Identifying the Range of Emotions Involved in Sport Achievement Striving. 2000.
  5. Janelle CM. Anxiety, arousal and visual attention: A mechanistic accpunt of performance variability. J Sports Sci. 2002.
  6. Jones MV et al. Coping and emotion in sport: Future directions. In D. Lavalee, J. Thatcher, & M.V. Jones (Eds.). Coping and Emotion in Sport. New York, NY: Nova Science Publishers Inc.
  7. Lazarus RS. Cognition and motivation in emotion. Am Psychol. 1991.
  8. Lazarus RS. Hope: An emotion and a vital coping resource against despair. Social Research. 1999.
  9. Lazarus RS. How emotions influence performance in competitive sports. Sport Psychol. 2000.
  10. Lazarus RS. Cognitive-motivational-relational theory of emotion. In Y.L. Hanin (Ed.) Emotions in sport. Champaign, IL: Human Kinetics.
  11. Lyubomirsky S et al. The benefits of frequent positive affect: Does happiness lead to success?. Psychol Bull. 2005.
  12. Mackie DM, Worth LT. Processing deficits and the mediation of positive affect in persuasion. J Pers Soc Psychol. 1989.
  13. Melton RJ. The role of positive affect in syllogism performance. Pers Soc Psychol Bulletin. 1995.
  14. Noteboom JT. Activation of the arousal response can impair performance on a simple motor task. J Appl Physiol (1985). 2001.
  15. Parfitt G et al. Somatic anxiety and physiological arousal: Their effects upon a high anaerobic, low memory demand task.Int J Sport Psychol. 1995.
  16. Parfitt G et al. Multidimensional anxiety and performance. In Jones JG, Hardy L (Eds.), Stress and performance in sport. Chichester, England: Wiley. 1990.
  17. Perkins D. The effects of elevated arousal and mood on maximal strenght performance in athletes. J Appl Sports Psychol. 2001.
  18. Robazza C, Bortoli L. Perceived impact of anger and anxiety on sporting performance in rugby players. Psychol Sport Ex. 2007.
  19. Terry P, Slade A. Discriminant effectiveness of psychological state measures in predicting performance outcome in karate competition. Percept Mot Skills. 1995.

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Sull'Autore

Maria Cristina Fuoco

Sono testarda, cerco di non accontentarmi e di andare sempre oltre. Mi miglioro ogni giorno grazie a ciò che sento, ciò che vedo e alle persone che conosco. Ho fatto del Powerlifting un modo di essere, mi permette di affrontare le cose con una prospettiva diversa. Una frase che descrive parte del mio pensiero: "If it scares you, it might be a good thing to try".

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