La Scienza del Fitness e in Palestra: dalla Broscience alla Pseudoscience

Scienza e pensiero laterale al servizio del Fitness e della Salute

La Scienza del Fitness e in Palestra: dalla Broscience alla Pseudoscience

Nel mondo del Fitness accadono spesso cose strane, si verificano paradossi. Il famoso detto, "Si stava meglio quando si stava peggio", ve lo ricordate? Bene, per certi versi, vale anche qui.

I guru anni '80: se lo dice mio cugino…

Un tempo, anni '80 e giù di lì, i "guru" erano quelli grossi con 52 cm di braccio. Anche negli ultimi tempi, il fitness enthusiast con molta più probabilità ascolta quello grosso piuttosto che quello che i risultati li ha ottenuti anche sugli altri più che su se stesso.

Prima dell'avvento dei forum e dei social, le informazioni viaggiavano in palestra, tra sudore e musica rock, urla da sforzi e canottiere tamarre. "Quello grosso" dispensava consigli a destra e a manca, mentre lo sfigato secco (ma magari fortissimo) era quello a cui rubavano le gallette dalla borsa e davano gli schiaffi sulla nuca quando i capelli erano appena rasati.

I guru post social network

Finalmente i tempi sono cambiati. Oggigiorno le persone leggono un Lyle McDonald, un Alan Aragon, anche se non hanno mai avuto fisici eccezionali, persone "normali", che però hanno avuto forte presa per i risultati raggiunti con i loro clienti. “Se sai fare, fai. Se non sai fare, insegna.”

Ovviamente ci sono ancora "discepoli" di "Bro' da 120 kg al 6% di grasso corporeo, se sei così ti ascolto se no non vali un *****", fautori delle nozioni della Broscience. Riprendendo proprio il detto "Se non sai fare, insegna": pensateci, se uno non sa fare ha molto più tempo da dedicare a studiare e valutare i risultati. Ergo, può avere molta più esperienza. Non solo: questa esperienza può avere molta più qualità, perché il coinvolgimento non è diretto (fare gli scienziati di se stessi è facile, ma l'esperimento rimane poco utile in quanto il campione è scarso: N = 1 individuo).

Senza considerare poi chi fa il Personal Trainer o il Nutrizionista semplicemente perché ha ottenuto buoni risultati su se stesso. Come se un giorno mi mettessi a progettare case solo perché la mia è venuta bene. Nel fare questo non ci si rende conto che quei risultati ottenuti su se stessi non sono direttamente e necessariamente applicabili a… tutto il resto del mondo.

Ma andiamo oltre. I guru dei giorni nostri sono persone che applicano e studiano; sono persone che citano gli studi. Sono persone che… stanno andando a finire nell'estremo opposto del regno del Fitness. Sono quelli che si sono presi gli schiocchi di asciugamani bagnati sulle chiappe e ora vogliono una rivalsa. Sono quelli che sfatano falsi miti e nel farlo perdono lucidità creando falsi miti opposti.

Un esempio che mi sta a cuore: il Digiuno Intermittente (IF) e il falso mito su "Tutti devono fare colazione al mattino appena svegli". Noi IF-ers ci siamo svegliati (e non abbiamo fatto colazione) e abbiamo detto "Eh no, non funziona così, ci sono studi e bla bla bla". Ma a un tratto abbiamo passato il confine e… arrivando a dire "La colazione non serve, non bisogna farla, non fatela". Da un One Size Fits All (sempre sbagliato se si parla di corpo, persona, individuo) siamo passati a un… One Size Fits All, semplicemente all'opposto (ugualmente sempre sbagliato perché si parla di corpo, persona, individuo).

Però ci sono gli studi…

E poi ci sono gli Scienziati. Gli Scienziati da Social Network (o da Blog) sono quelli che analizzano ma non osservano. Loro credono solo a ciò che PubMed sputa fuori. PubMed è diventato il nuovo "Bro' da 120 kg al 6% di grasso corporeo, se sei così ti ascolto se no non vali un *****": esattamente lo stesso, identico, medesimo fenomeno. Non si scappa: Pseudoscience.

Quelli che se parli con loro devi citare gli studi, perché loro lo fanno. Quelli che non hanno capito cosa significa "scientifico"; per cui, torniamo un attimo indietro al significato della parola Scienza.

Il metodo scientifico

La Scienza è "Il risultato delle operazioni del pensiero, spec. in quanto oggetto di codificazione sul piano teorico (sc. pura) e di applicazione sul piano pratico (sc. applicata): il progresso della sc.; com., dottrina, sapere." (Dizionario integrato Google Search).

Essa si basa sul metodo scientifico. Il metodo scientifico è quello che da un esperimento ci fa arrivare ad elaborare una teoria, passando attraverso osservazione e ragionamento. È importante che sia pubblicato? No. È importante che sia su PubMed? No. Allora cosa servono pubblicazioni e PubMed? Permettono a "noi comuni mortali" di vivere mentalmente gli esperimenti senza effettivamente provarli (chi non ha nello scantinato un laboratorio di Ricerca di Biologia?), con una certa garanzia di veridicità.

Un bambino che lascia cadere la pallina dal tavolo e segna l'altezza a cui arriva al primo rimbalzo, per 3-5 (o più volte), checché non si stia divertendo clamorosamente, sta facendo la sua piccola Scienza in quanto potrà alla fine dire: "Una pallina, di gommapiuma, rossa, di dimensioni pari a quelle del mio pugno, lasciata cadere dal tavolo Ikea alto 80 cm, che rimbalza sul Parquet, torna ad una altezza 50 cm".

Scientificità non scientifica

I nostri amici Pseudoscienziati non hanno capito che analizzare gli studi scientifici e basta può essere una pratica molto poco scientifica. Ci sono fior fiore di Medici, Fisioterapisti, Personal Trainer, Nutrizionisti, Dietisti che, nei loro ambulatori e centri hanno seguito centinaia, migliaia… decimigliaia di casi, raccolto e analizzato dati, sviluppato teorie. Ma magari non avuto tempo, modo, voglia di pubblicare tutto questo su una rivista scientifica.

Ciò significa che se un testo presenta i numerini tra parentesi, non vuol dire sia necessariamente scientifico; parimenti, se un testo non presenta i numerini tra parentesi, non vuol dire sia necessariamente non scientifico.

Molto spesso, i nostri Pseudoscienziati analizzano i dati, e non la realtà. Mi spiego. I vari studi che mettono a paragone le varie diete, low carb o low fat o high protein, etc. provano che, a parità di “calorie”, la perdita di peso procurata è la medesima. La cosa è alquanto banale. Ma gli “analisti” vogliono farla apparire come la scoperta del secolo; non lo è.

C’è però una differenza tra gli analisti e gli osservatori: i primi guardano quello studio e concludono che, sulla base dei dati disponibili, tutte le diete fanno ottenere risultati simili in termini di perdita di peso.

Gli osservatori, piuttosto che saltare alle conclusioni e analizzare i dati dello studio, osservano il comportamento dei partecipanti (comportamento inteso come: in che condizioni sono stati posti e come hanno risposto, cosa è stato assegnato loro e come hanno reagito, etc.) e traggono informazioni pratiche da applicare al contesto individuale (quindi specifico) che di volta in volta si trovano davanti.

Così che, se un buon osservatore guarda uno studio che conclude “Le diete low carb e low fat producono gli stessi risultati”, piuttosto che concentrarsi solo sulle conclusioni, si concentra anche sui pochi casi sui quali questa conclusione non si può applicare. Si chiede: perché su questi soggetti si vede la differenza? Erano obesi? Erano metabolicamente inflessibili? Avevano caratteristiche endocrine differenti dalla media?

Fatti due domande, datti due risposte

Una volta poste queste domande, l’osservatore ragiona. Ragiona su tutta quella serie di nozioni teoriche (biochimica, fisiologia, endocrinologia, psicologia, se restiamo in ambito fitness) che, unite all’osservazione delle “mosche bianche”, permettono di rispondere a domande specifiche.

L’osservatore, quello buono, riesce quindi a chiarire: “Lo studio mostra che la media degli individui ha risultati mediamente simili; i soggetti che hanno avuto risultati differenti li hanno avuti per differenze […]” dove al posto dei puntini ci può essere “metaboliche/psicologiche/ormonali/etc.”. L’analista, invece, può intraprendere tre strade:

  • Riacquisto del senso di realtà: “È vero, quei casi possono essere dovuti a quelle differenze”;
  • Ostinazione: “Sono necessari ulteriori studi” [in sostanza: non hanno voglia di ragionare];
  • Delirio: “Sicuramente è un errore” [in sostanza: hanno creduto a tutto il resto, tranne al dato che non piace a loro].

“Ma stai ragionando su esperimenti sugli animali”…

E poi ci sono quelli che… “Gli studi sui topi non servono a nulla”. È vero che di soldi per la Ricerca ne sprechiamo, ma non siamo così stupidi da buttare miliardi di dollari all’anno per fare cose che “non servono a nulla”.

Gli studi sugli animali sono validi, vanno solo (indovinate) contestualizzati. Uno studio che prova che i topi non si ammalano di cancro assumendo solo proteine vegetali non prova molto di applicabile all’essere umano; uno studio che prova che l’assunzione concomitante di carboidrati e grassi aumenta nei topi la spinta a mangiare rispetto a fibra e proteine, è invece molto più utile.

Perché? Perché alcuni meccanismi sono validi per tutti gli esseri viventi: lo studio di alcune aree cerebrali, la risposta comportamentale in determinate condizioni, la biologia molecolare, e tanto altro, possono essere messi a paragone con approssimazione molto buona.

Poi, è logico che ognuno di noi vada a contestualizzare: è vero che grassi e carboidrati generano maggiore gradevolezza rispetto a proteine e fibre, in generale, ma se carboidrati+grassi è costituito da patate crude+olio di cartamo credo basti molto poco per battere la combinazione (e, no, non serve uno studio per provarlo!).

Gli studi che ho analizzato sono controllati

Abbiamo già parlato dei trial controllati, ma occorre fare attenzione. Un conto è controllare delle variabili, fare un esperimento e trarre delle conclusioni per permetterci di confrontarci e utilizzare un linguaggio comune a tutti, un conto ben diverso è estendere questi risultati a tutto il mondo indiscriminatamente.

Se io faccio un esperimento su un campione molto grande, ottengo risultati che, se graficati, hanno la forma di una Gaussiana (una “campana”). Secondo gli “analisti”, stringendo il campione ed eliminando le variabili confondenti, si dovrebbero ottenere segmenti (sull’asse y verticale, quindi i risultati) tutti di lunghezza più o meno simile, in un certo intervallo, senza alcuna “coda” (tipica della Gaussiana).

funzione gaussiana

Cosa succede, nella realtà? Che si crea una nuova Gaussiana, semplicemente più ristretta: si riduce l’errore (rispetto al campione più ampio!) ma non si elimina.

Se vuoi ragionare e capire devi uscire dagli schemi

Prendete una libreria e pensate a come sono catalogati i libri all’interno della stessa: per genere e, all’interno di questo, per lettera. La classificazione per lettera è molto più netta di quella per genere non perché sia così “e basta” ma perché l’alfabeto è convenzionalmente maggiormente accettato in maniera chiara.

Io posso dire che Il Miglio Verde sia un drammatico, qualcun altro considerarlo un Thriller. Ma non posso dire che Il miglio verde sia un libro catalogabile sotto la lettera ‘F’; al massimo sotto la ‘M’ o la ‘V’.

Adesso prendete dei lettori, pareggiateli per tutti i fattori che hanno a che fare con la lettura dei libri (stesso numero di libri letti, stessi generi, stesse età, simili esperienze di vita). Fate leggere loro Il Miglio Verde. Chiedete loro di catalogarlo per genere e per lettera. Con buona probabilità otterrete qualcosa del genere:

  • Catalogazione per lettera: il 70% lo mette sotto la ‘M’, il 25% sotto la ‘I’, il 5% sotto la ‘V’.
  • Catalogazione per genere: il 55% lo mette sotto Thriller, il 45% sotto Drammatico.

Pubblicate il vostro esperimento su un noto giornale scientifico.

Ora chiedete agli “analisti” suddetti di leggere la vostra pubblicazione, quindi dove catalogherebbero il libro; risposta: Thriller, M. Chiedetelo invece a chi sa davvero fare Scienza; risposta:

“Ho letto lo studio e, per quanto valido e pubblicato su una nota rivista, sono andato più a fondo: ho letto anche il libro e, in tutta sincerità mi pare un Drammatico; così, ho indagato più a fondo sui risultati, ho parlato coi partecipanti e scoperto che chi considerava il libro Thriller lo aveva letto nel periodo Maggio-Luglio; chi considerava il libro Drammatico lo aveva letto nel periodo Agosto-Ottobre.

Alla luce di ciò, ho indagato ancora, e scoperto che nel periodo Maggio-Giugno lo stress accumulato dall’anno lavorativo fa avere mediamente più pensieri negativi; il periodo Agosto-Ottobre è invece quello dove le persone sono più rilassate. Non solo: questi dati sono stati forniti da studi che hanno fatto leggere dei testi ai partecipanti, che hanno considerato Thriller dei testi di Narrativa nel periodo Maggio-Luglio e li hanno considerati di Narrativa nel periodo Agosto-Ottobre. L’errore di “catalogazione” ammontava al 70% (ovvero, ogni 10 testi letti, 7 venivano considerati “più Thriller” di quanto non fossero, se letti tra Maggio e Luglio).

Quindi, relativamente all’esperimento di cui sopra, i partecipanti che avrebbero effettivamente risposto Thriller erano 38, non 55. Il risultato se tutti avessero letto il libro tra Agosto e Ottobre sarebbe stato: 38% e 62%.

Hai semplicemente introdotto un’altra variabile da controllare: se è controllabile, è analizzabile

Ci credete davvero? Non al fatto che se è controllabile è analizzabile (sacrosanto!) ma al concetto di fondo: quanto può essere controllabile una variabile? Continuiamo col nostro esempio.

Oltre a scoprire quando i lettori hanno letto i libri, scopriamo questo:

  • Chi aveva il reddito più alto rispondeva Drammatico;
  • Chi aveva il reddito più basso rispondeva Thriller;
  • Chi aveva il reddito più alto leggeva il libro o ad Agosto o a Maggio;
  • Chi aveva il reddito più basso leggeva il libro o a Giugno-Luglio o a Settembre-Ottobre.

E perché mai? Due ipotesi:

  • Chi aveva il reddito più basso era arrabbiato col mondo e vedeva ogni scritto come Thriler;
  • Chi aveva il reddito più basso era tendenzialmente la persona con un lavoro “nella media”, con ferie non programmate da lui, quindi coincidenti con Giugno-Luglio o Settembre-Ottobre, in cui leggere il libro (perché non Agosto? Risposta: costa troppo per quel reddito); chi aveva il reddito più alto era tendenzialmente un imprenditore, con tanto lavoro a Settembre-Ottobre, che prendeva le ferie ad Agosto (può permetterselo) o a Maggio (perché per quanto possa permettersi la vacanza più costosa, può anche permettersi di decidere le sue stesse ferie).

Testare un'ipotesi e formulare una teoria

Sembrerebbe che in questo modo non si possa mai arrivare a una qualche conclusione che ci possa fornire una applicazione concreta. Invece, a questa si arriva quando si vanno a verificare quelle ipotesi anche nella realtà pratica, al di là della presenza o meno degli articoli pubblicati. Chi si definisce “Ricercatore” o “Osservatore”, ponendosi quelle domande, ha il dovere di indagare più a fondo, raccogliere i dati e farne comprendere le implicazioni. Fermarsi al “pubblicato o non pubblicato” è altamente limitativo e disinformativo.

Ricercare significa applicare, non analizzare i dati e basta; applicare richiede ingegno, intelligenza, intuito, creatività, lateral thinking. Non si può pensare di arrivare a una “buona teoria” solo dai dati pubblicati, con il timore che spingendosi un po’ più in là si vada fuori da un contesto “scientifico” e “ufficiale”.

Non si può pensare che le pubblicazioni scientifiche e ufficiali possano spiegare tutto, pena passare la propria vita ad “aspettare la pubblicazione” senza mai entrare nel pratico, rimanendo scollegati dalla realtà e - di fatto - non aiutando quelle persone che avrebbero bisogno “di polso”, non di filosofia.

Tutto quel che si può fare applicando fedelmente tutto e solo ciò che la letteratura ufficiale riporta è aiutare coloro che rispecchiano altrettanto fedelmente le caratteristiche dei soggetti sui quali gli esperimenti scientifici pubblicati sono stati applicati. Lavorare nella parte più ampia della gaussiana, proprio quando, di fatto, è sulle code che dovremmo concentrarci (ed è su quelle che si basa gran parte del nostro lavoro!).

Ma a quel punto a cosa serve “essere dei professionisti”? A quel punto il professionista non diventa che un operatore, uno che applica cose che funzionano “con un errore probabilistico minore del 5%”, che può essere sostituito semplicemente da un software con tutti i crismi del caso per riprodurre fedelmente quelle condizioni. Non credo vogliate essere questo genere di professionisti.

La Scienza è Arte applicata

Io la penso in modo differente: per me la Scienza è Arte applicata. Creare, intuire, costruire, quindi applicare, raccogliere dei dati, ragionare su di essi, modificare il proprio progetto. Questo è essere Professionisti; questo è evoluzione, innovazione, crescita.

Tutto il resto, è rumore bianco, è calpestare sentieri già percorsi, è rimanere incastrati nello stesso solito schema con la finta sicurezza di camminare su terreni sicuri.

La Scienza è Arte applicata, in un convoluto processo in cui si pensa astratto, per poter creare, e si applica in concreto, per poter rendere pratico. Lo “Pseudoscienziato” che analizza i dati, rimane nel concreto, non astrae, e quindi non applica, pur credendo di farlo: in realtà si limita a trasferire concetti da un contesto a un altro.

Questo “pensiero concreto” è una malattia da combattere per impedire nuove Broscience e Pseudoscience e fare in modo che sia il ragionamento il primum movens del professionista, la persona il fulcro dell’intervento di miglioramento (del corpo, della salute, della mente, della vita).

Come fare? Semplicemente, “Think Outside”… D’altronde, c’è uno studio per questo: Tuch RH. Thinking outside the box: a metacognitive / theory of mind perspective on concrete thinking. J Am Psychoanal Assoc. 2011.

Sull'Autore

Vincenzo Tortora

Punto sempre alla massima semplificazione (diverso da “semplicismo”). Questo si traduce in analizi minuziosa e osservazione profonda per trovare in ogni contesto il “punto critico” di miglioramento. Dimagrimento, ricomposizione corporea e metabolismo sono il mio cibo quotidiano.

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Cosa vuoi approfondire?

Alimentazione, integazione e dieta.

Nutrizione


Esercizio fisico, programmazione e tecnica.

Allenamento


Mindset, psicologia e coaching.

Motivazione


Wellness, medicina integrata e salute generale.

Benessere


Logo Oukside