fbpx

La letturatura scientifica: guida pratica alla lettura

Come approcciarsi agli articoli scientifici
Di Luca Orrù, Wanda Rizza , 27 Aprile 2016

La letturatura scientifica: guida pratica alla lettura

Con “letteratura scientifica” si intendono le pubblicazioni che trattano lavori originali (teorici o sperimentali) appartenenti alle scienze matematiche, fisiche, naturali e sociali. È un ambito dell’editoria accademica, nel quale è importante sapersi orientare ai fini di un aggiornamento costante e fondato sull’evidenza scientifica.

Difatti, ai nostri tempi, ogni idea o teoria che abbiamo deve necessariamente essere avvalorata da un articolo scientifico che la descriva e la dimostri (o quantomeno la ipotizzi), pena il “linciaggio” da parte degli esperti del settore.

Questo ovviamente è un bene, perché permette di avere maggiore certezza della veridicità di ciò che leggiamo e applichiamo.

Allo stesso tempo, bisogna saper interpretare criticamente lo studio: arrivare direttamente alle conclusioni senza leggerne il protocollo, i metodi e la discussione è un grosso errore, perché ci impedisce di avere una visione completa e può condurci a un’errata valutazione dell’intero articolo.

Senza contare che non tutti gli articoli presenti sul web o sulle varie riviste scientifiche sono realmente utili e affidabili. Un lavoro scientifico che si rispetti, infatti, deve avere tre caratteristiche fondamentali:

  • deve veicolare informazioni scientifiche riproducibili e generalizzabili;
  • deve rispettare i criteri di scrittura che definiscono un articolo scritto bene, e cioè chiarezza, concisione e precisione;
  • deve essere pubblicato su un giornale scientifico che abbia una certa rilevanza, e che sia idoneo al tema trattato.

Ecco perché abbiamo creato guide e servizi di formazione per Professionisti del Fitness, della Nutrizione e della Salute: usufruire direttamente delle informazioni e dei protocolli provati nell'esperienza professionale e basati sull'evidenza scientifica.

Come si fa a riconoscere un “buon” giornale?

Anche qui ci sono alcuni parametri importanti, in primis l’Impact factor (o fattore d’impatto), un indice che misura il numero medio di citazioni ricevute in un determinato anno da articoli pubblicati su una rivista scientifica nei due anni precedenti. Esiste anche il 5-year Journal Impact Factor, basato sulle citazioni degli articoli pubblicati nei 5 anni precedenti.

Seppur molto utili, entrambi gli indici devono essere usati in modo prudente, poiché le riviste più giovani spesso devono aspettare anni prima di ottenere l’IF, ma ciò non significa che i lavori pubblicati non siano validi. Difatti, la ricerca scientifica sullo sport è relativamente recente, e la maggior parte dei giornali del settore ha un IF molto basso rispetto a quello di riviste mediche, nonostante pubblichi lavori di qualità.

Altre critiche mosse all’IF riguardano la difficoltà nell’usarlo per valutare un singolo Ricercatore, e il fatto che non tenga conto di parametri importanti come la complessità di una ricerca, il numero di autori dell’articolo e soprattutto la difficile riproducibilità in studi indipendenti. In altre parole, bisognerebbe essere sicuri dell’attendibilità dei dati di ogni singolo studio, cosa che non sempre è verificabile.

Quanto detto ci fa intuire l’importanza di leggere con occhio critico ogni articolo, perfino quello pubblicato sul Journal con il più alto IF, e mai “prenderlo per buono” a priori.

Facciamo un esempio pratico. Siete i preparatori di una giovane squadra di calcio di prima categoria, e cercate degli studi sul miglioramento dell’elevazione nel salto. Vi serviranno i lavori dove sono stati presi in esame soggetti anziani sedentari?

No! Il campione è totalmente diverso dal vostro e il protocollo proposto potrebbe quindi non essere adatto ai vostri giocatori.

Fatte queste premesse, passiamo all’azione.

Identikit degli articoli scientifici

Illustriamo, prima di tutto, una breve descrizione dei diversi tipi di articoli, per avere una panoramica generale.

Gli studi osservazionali

La prima distinzione va fatta tra studi osservazionali e studi sperimentali. Gli studi osservazionali possono essere analitici o descrittivi.

Uno studio analitico, a sua volta, può essere longitudinale (che si realizza con dati ottenuti nel tempo, e può essere prospettico o retrospettivo) o trasversale (detto anche di prevalenza o cross-sectional, che si realizza con dati ottenuti in un momento preciso).

Gli studi longitudinali prospettici, in particolare, raccolgono i dati all’inizio e li monitorano nel tempo, mentre quelli retrospettivi raccolgono e analizzano dati appartenenti al passato.

Gli studi sperimentali

Gli studi sperimentali, invece, comprendono tutte quelle ricerche condotte per raccogliere dati sulla sicurezza ed efficacia di farmaci, terapie, dispositivi, molecole o altre condizioni sperimentali. La classificazione più comune è quella basata sui criteri del National Institute of Health (NIH), che suddivide i trial in preventivi, di screening, diagnostici, terapeutici, sulla qualità della vita e ad uso compassionevole.

I migliori studi sperimentali sono sicuramente quelli noti come trial clinici randomizzati controllati (RCT), ancora meglio se in doppio cieco. Questa definizione indica che i soggetti arruolati nello studio vengono assegnati in modo random al gruppo d’intervento o di controllo, e che né i partecipanti né i Ricercatori sono a conoscenza del trattamento somministrato a ciascun individuo.

Seppur al momento poco usati, meritano una citazione anche gli studi in triplo cieco. Si tratta di lavori in cui i soggetti partecipanti, lo sperimentatore e il reporter ignorano il trattamento ricevuto. Viene utilizzato quando le variabili cliniche sono blande, ovvero possono essere interpretate in modi differenti.

In uno studio “in cieco”, invece, solo i partecipanti non sanno quale trattamento stanno ricevendo. Il termine “controllato”, invece, implica che il gruppo d’intervento, che riceve il trattamento sperimentale, deve essere paragonato con un gruppo che riceva la migliore terapia per la condizione in esame, se nota, oppure un placebo.

S’intuisce, dunque, il perché gli studi clinici randomizzati e controllati siano i più efficaci per dimostrare gli effetti attesi di un dato trattamento o altro tipo di intervento.

Le revisioni e le meta-analisi

Vi sono poi altri articoli molto importanti, definiti “strumenti di ricerca secondaria”. Si tratta delle systematic reviews (o revisioni sistematiche) e delle meta-analisi.

Le reviews sistematiche sono strumenti utilissimi per la ricerca scientifica, poiché riassumono tutti i dati disponibili in letteratura su un determinato argomento, fornendo così una revisione qualitativa completa e auspicabilmente oggettiva dello stesso.

Le meta-analisi, invece, sono tecniche statistiche che possono dare origine a articoli a se stanti oppure essere inserite nelle reviews sistematiche, fornendo in questo caso le informazioni quantitative.

I due termini, infatti, vengono spesso usati come sinonimi, ma sarebbe più corretto identificare la meta-analisi come la parte statistica (quantitativa) di una revisione sistematica.

Come cercare uno studio?

Innanzitutto dobbiamo scegliere il motore di ricerca a cui affidarci. Tra i più famosi abbiamo:

  • Pubmed: database di letteratura scientifica biomedica. Essendo una piattaforma pensata per personale sanitario, la maggior parte degli studi riguarda quest’ambito, ma si trova anche molto materiale riguardante il settore sport.
  • SPORTDiscus: in questo database troverete esclusivamente studi riguardanti l’ambito sportivo. Purtroppo non è gratuito e serve abbonarsi.
  • Google Scholar: si tratta di un motore di ricerca messo a disposizione da Google che permette di reperire studi e tesi di letteratura accademica di vario tipo.

Mentre PubMed ci mette a disposizione solo gli articoli caricati nella sua banca dati (di conseguenza molto materiale “medico”), Scholar ci permette di cercare in tutto il web. Questa può essere un’arma a doppio taglio, perché avere più materiale vuol dire anche dover fare un lavoro di selezione e scrematura. Per un buon lavoro di scrematura sul web, fate riferimento all'articolo che spiega come effettuare una ricerca su Google, in maniera efficace e senza perdersi nei meandri del web.

Detto ciò, è chiaro come sia fondamentale scegliere le parole giuste per impostare correttamente una ricerca, che altrimenti diventa infinita, anche considerando la quantità di materiale presente sul web.

Tornando al nostro esempio, siamo dei preparatori di giovani calciatori di medio(-basso) livello, e cerchiamo informazioni per migliorare la loro elevazione, ricordate? Quindi 4 parole chiave che possiamo inserire sono: soccer, youth, training, jump. Aggiungendo e togliendo una o più parole, inoltre, possiamo restringere o espandere il campo di ricerca in base a quanto troviamo.

Ma c'è di più: PubMed permette di raffinare la ricerca con una serie di strumenti che vi permettono di scremare e selezionare gli articoli di interesse. La guida alla ricerca con PubMed illustra gli strumenti fondamentali per una buona ricerca su questa piattaforma.

Come leggere uno studio scientifico?

Vediamo come leggere e capire uno studio, imparando a valutarne affidabilità e rilevanza scientifica.

Abstract

Lo studio/l’articolo parte sempre dall’abstract, ovvero una sorta di riassunto del lavoro in esame. Leggerlo può sicuramente essere utile in fase di ricerca per discriminare diversi studi, ma successivamente non ci si potrà basare esclusivamente su questo per considerare affidabile il singolo lavoro, e sarà necessario leggere il full text.

Introduzione

Nell’introduzione, gli autori riassumono la letteratura esistente sull’argomento in esame, ed esprimono i motivi che li hanno portati a indagare sul tema. (ulteriormente con il loro studio).

Non è scontato che troviate citati in questa sezione altri lavori di vostro interesse, che invece potrete sicuramente trovare nella bibliografia.

Materiali e metodi

Nella parte relativa a materiali e metodi potrete leggere una descrizione dettagliata del campione preso in esame e del protocollo dello studio, e potrete valutare l’affidabilità o meno del lavoro e se è utile per i vostri scopi.

Se ad esempio siete uomini, e lo studio è stato fatto sul gentil sesso, dovete tenere presente che i risultati potrebbero non essere applicabili anche a voi.

Per quanto riguarda l’affidabilità dello studio, ci sono vari aspetti da considerare:

  • Numerosità del campione : una ricerca fatta su 4 soggetti non può ovviamente avere la stessa valenza di una fatta su 80.
  • Protocollo dello studio: come già evidenziato nella parte relativa all'identikit degli articoli scientifici, il gold standard è rappresentato dagli studi randomizzati in doppio cieco (in inglese double blind randomized controlled trial ), in cui, per esempio, quando si tratta di testare l’efficacia di una sostanza, né i Ricercatori né i partecipanti sanno chi ha assunto il placebo e chi no. Al contrario, studi con minore valenza sono quelli osservazionali, dove i Ricercatori si limitano a “osservare” e misurare un fenomeno senza manipolare alcuna variabile, e di conseguenza senza necessariamente dimostrarne la causalità.

Risultati

Nella parte dei risultati potrete trovare l’analisi statistica della variabili, molto importante per capire se lo studio ha effettivamente ottenuto qualcosa.

Di particolare importanza è il p-value, valore statistico che indica il livello di significatività di ciò che si sta osservando, ed esprime il grado di probabilità sulla veridicità di un risultato.

Se, per esempio, uno studio ha analizzato il miglioramento dell’elevazione nel salto dopo un protocollo di allenamento, ed è stato ottenuto un p-value uguale a 0,04, posso dire con solo il 4% di probabilità di sbagliare che l’allenamento proposto ha fatto migliorare i miei atleti.

Nella letteratura scientifica il valore massimo di p-value consentito per affermare la veridicità della relazione è di 0,05, e in caso di valore più alto non è stata dimostrata alcuna causalità.

Detto in parole più semplici, se il p-value è pari ai 0,06, per la comunità scientifica internazionale non avete dimostrato niente, anche se vi è mancato pochissimo! È come quando date un esame... Siete promossi o bocciati, senza una via di mezzo.

Cercate, dunque, di essere oggettivi ma anche critici: non bisogna necessariamente scartare a priori qualsiasi studio non significativo, cosi come spesso uno studio che ha trovato una relazione può rivelare enormi falle nella metodologia di ricerca applicata.

Conclusioni

Arriviamo alle conclusioni, nelle quali gli Autori fanno un sunto finale del proprio lavoro, fornendo gli spunti per studi futuri.

In questa sezione, potete rendervi conto se gli Autori fanno ragionamenti un po’ “forzati” sulla base dei risultati, e se hanno conflitti d’interesse (molto comuni specie negli studi finanziati dalle case produttrici di integratori/farmaci/alimenti).

Lo sapevate che i primi studi sulla glutammina sono stati fatti su soggetti ustionati, quindi con un deficit di questo amminoacido? Pensate che i risultati siano applicabili ad un soggetto sano?

I media, inoltre, spesso “filtrano” le informazioni a proprio piacimento, escludendo quelle più scomode, e ci propongono solo un punto di vista o una visione parziale e pilotata dello stato dell’arte.

Intuito e buon senso

Un altro aspetto da considerare riguarda le interazioni fra vari Autori e laboratori. Osservate questi due studi-esempio:

  • Anno 2010, Mese di Maggio, laboratorio A, Inghilterra: trovato gene che codifica per il gene che fa diventare nerd.
  • Anno 2010, Mese di Maggio, laboratorio B, Giappone: trovato gene che fa diventare nerd.

In questo caso è molto difficile che i due laboratori si siano influenzati fra loro, in quanto hanno pubblicato nello stesso periodo e in zone geografiche estremamente distanti fra loro.

Vediamo un altro tipo di confronto:

  • Anno 2010, Mese di Maggio, laboratorio A, Inghilterra: trovato gene che codifica per il gene che fa diventare nerd.
  • Anno 2013, Mese di Luglio, laboratorio B, Irlanda: trovato gene che fa diventare nerd.

I due studi sono stati fatti in anni diversi ma in regioni molto vicine fra loro. Questo può rendere superfluo leggere entrambi gli studi, perché logicamente il secondo citerà il primo, da cui sarà stato in qualche modo “influenzato”.

Per tutti questi motivi, nell’approccio con l’immensità della letteratura scientifica non c’è nessun alleato migliore al di fuori del nostro cervello. Ricordate: non accontentatevi mai solo dell’abstract o delle conclusioni, ma mirate sempre alla visione d’insieme.

Se volete approfondire il discorso relativo a Come fare una ricerca efficace, leggete gli articoli che vi spiegano come effettuare una ricerca con Google senza perdere tempo e andando dritto al sodo e come utilizzare PubMed per la vostra ricerca.

Buona ricerca!

Non hai ancora trovato la soluzione che cercavi?

Forse la stai cercando nel posto sbagliato. Hai bisogno di un metodo pratico che ti dica dove guardare. Vieni a scoprirlo nei K Start GRATIS.

Cosa sono? Il Fitness è un campo troppo vasto per riuscire a non perdere mai l'orientamento. I K Start sono la visione d'insieme che permette di farlo, che tu sia un Appassionato che vuole migliorare se stesso o un Professionista impegnato ad aiutare gli altri a farlo.

SCEGLI:

Psss! Se non lo hai ancora fatto, iscriviti alla Newsletter per ricevere uno sconto del 15% su tutti i servizi Oukside, oltre a preziosi ed esclusivi consigli! Iscriviti ora alle News

Commenti (1)

  • Gian Mario Migliaccio

    Gian Mario Migliaccio

    28 Aprile 2016 at 00:01 | #

    Complimenti, ottimo articolo!

    Rispondi

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.