Che corsi di formazione fare per nutrizionisti, personal trainer, professionisti del fitness?

Come scegliere i corsi di formazione per ottimizzare lavoro e carriera, nel Fitness
Di Vincenzo Tortora

Che corsi di formazione fare per nutrizionisti, personal trainer, professionisti del fitness?

Molti nutrizionisti, personal trainer, e professionisti del settore fitness si chiedono spesso che corsi di formazione fare per migliorare la loro professione o carriera. Ecco la risposta…

La domanda mi viene fatta ciclicamente quando faccio corsi e docenze. Sinceramente non so il perché. E, sinceramente, mi spiazza sempre. Soprattutto mi spiazza quando viene posta in questo modo:

“Tu che corsi hai fatto per sapere tutte queste cose?”

Mi spiazza perché vorrei rispondere con sincerità ma spesso è difficile. La risposta sincera sarebbe questa:

“Sono stato chiuso in una stanza buia a pensare. Ore. Giorni. Anni.”

So di non poterla dare e non perché non voglia, ma perché so che dando quella risposta creerei un “vuoto” in chi mi ha posto la domanda, che magari non sapendo dove andare seguirebbe il primo corso farlocco dell’Accademia de Noiartri.

La seconda risposta che si forma nella mia testa è quella di spronare a studiare, in particolare, due materie:

  • cucina (cioè ricette)
  • informatica (programmazione)

e il motivo è che le due materie insieme forniscono un modo di ragionare eccezionale per coltivare l’arte di “imparare ad imparare”.

Ma so di non potere dare neppure quella risposta: troppo aspecifica. Che c’entra la programmazione con la nutrizione? Siete approdati su questa pagina per avere risposta alla domanda “Che corsi di formazione per nutrizione/personal trainer fare per migliorare il proprio lavoro?” e qui sopra vogliamo essere concreti, perciò, andiamo oltre…

Finalmente sono riuscito a rispondere a quella domanda in maniera da soddisfare sia me che chi me l’ha posta, comprendendo anche che non tutti abbiamo lo stesso modo di ragionare. Io per studiare nutrizione inizio dalla semeiotica, per studiare allenamento parto dallo sviluppo software, per studiare psicologia attingo alla statistica, ma sono ben consapevole che altri vogliono percorsi più straight.

Perciò… Cosa c’è di meglio, per far capire un argomento, di partire proprio da una risposta reale? Prendo spunto da quella risposta per fornire indicazioni utili a molti professionisti che si stanno ponendo la domanda:

“Che corsi di formazione seguire per migliorare come Nutrizionista, Personal Trainer, Professionista del Fitness?”

Punto zero: perché lo fai?

Senza obiettivo non può esserci miglioramento. Sono decine le email che ricevo in cui mi si chiedono consigli sul paziente P che si trova nella situazione S e… e basta. Io mi sento quasi stupido a rispondere come rispondo ma lo faccio per spronare al pensiero:

“Obiettivo?”

Insomma, lo so che bene o male nella maggior parte dei casi si parla di voler perdere qualche kg o, se nello sport, migliorare in generale. Ma ritengo che sia utile stabilire formalmente perché si sta facendo ciò che si sta facendo.

Chiedersi perché ci si vuole formare è fondamentale per non sprecare tempo, soldi ed energia in corsi e strumenti che poi non vengono utilizzati. Attenzione anche ai corsi gratis, il materiale scaricabile gratuitamente (anche su questo sito!): non sottovalutate l’impegno cognitivo che dovete mettere per imparare una nuova materia.

Di questi tempi, purtroppo, si cerca di fare sempre di più, seguire sempre più corsi, leggere sempre più libri… Vi siete mai chiesti il motivo profondo per cui avete partecipato a un certo corso?

Torneremo sul discorso a fine articolo. Adesso, analizziamo i 5 punti da tenere a mente per formarsi al meglio, nel Fitness (in realtà è materiale utile anche altrove; ma per adesso pensiamo ai corsi di Formazione in Nutrizione/Fitness/Personal Training).

1. Conoscenza orizzontale vs verticale

Ho appena detto che sarebbe meglio concentrarsi su qualcosa e portarlo avanti. Ma attenzione: in termini di obiettivi! Non necessariamente di argomenti. Purtroppo si fa molta confusione su questo aspetto, confondendo argomenti con obiettivi.

Ad esempio, un obiettivo potrebbe essere “Voglio diventare esperto di dimagrimento”, il che vuol dire avere conoscenze in ambiti differenti, con maggiori possibilità di confondersi. Potrebbe capitare di seguire il corso “dieta chetogenica / digiuno intermittente [inserite qui qualsiasi “metodo”] per dimagrire” e iniziare a pensare che per dimagrire si debba fare solo la dieta chetogenica [o quel particolare “metodo”].

Alternativamente, si può cercare un corso per argomenti; l’esempio è “Voglio diventare esperto di Dieta Chetogenica [o altro argomento]”, il che vuol dire avere conoscenze molto specifiche, profonde e dettagliate su quell’argomento, con maggiori possibilità di perdersi.

Nel primo caso la conoscenza è più orizzontale, nel secondo più verticale. Entrambe hanno dei vantaggi ed entrambe nascondono dei rischi: come detto, la prima può far confondere (bisogna avere capacità di collegare ambiti diversi), la seconda può fare perdere (bisogna avere capacità di “tornare indietro” a riprendere una visione d’insieme).

I problemi al giorno d’oggi nascono comunque quasi tutti dal fatto che i Professionisti cerchino sempre più di formarsi in maniera verticalizzata, anche se poi non rispettano questo criterio, facendo tanti corsi su tanti argomenti diversi, non approfondendo in maniera vera i vari temi.

Il mio consiglio è quello di prendere l’esempio della maggior parte di chi è impegnato in Ricerca e per certi versi contrapporsi ad essi. La maggior parte dei Ricercatori sono pozzi di Scienza in ambiti ultraspecifici, ma appunto restano pozzi e cadono nel loro stesso sapere senza più riuscire a vedere la luce del sole: possono essere delle vere capre quando si tratta di avere a che fare con le persone “della vita quotidiana”.

L’ideale è sfruttare ciò che loro insegnano in quegli ambiti ma inserire quegli ambiti in un contesto più ampio: qualcosa come il microbiota, le poche proteine, i digiuni, etc. sono argomenti che coprono una bassa percentuale della vita delle persone su cui poi dovrete andare ad applicare concretamente una strategia di intervento.

Ma è facile perdersi, quando si inizia a studiare - un esempio - la nutrizione oncologica, senza più integrarla in un contesto di vita ampio, e iniziando a pensare a tutte le soluzioni nutrizionali “anti tumorali”, quando magari la prima cosa da fare sarebbe far perdere ciccia alla persona, insegnarle come gestire lo stress e farle fare dell’attività fisica.

Gli occhiali ideali per ridurre il rischio di questa miopia si basano sull’introduzione nel proprio bagaglio culturale di materie che sembrano non c’entrare affatto con Nutrizione/Medicina; quelle che reputo più importanti sono in queste aree:

  • pensiero (diciamo “Scienza del pensiero”, come la Filosofia del pensiero): così da avere sempre lucidità;
  • retorica (ad esempio la Comunicazione, o Retorica di base vera e propria): così da stare sempre coi piedi per terra, cioè ogni cosa che si impara chiedersi come la si può tradurre in un linguaggio “della vita di tutti i giorni” (questo è ciò che permette di rispondere a - esempio - “Cosa mettere nello shaker peri allenamento?”, senza dire “Siccome i pathway molecolari coinvolti [10 minuti di pippone …], allora devi prendere [10 minuti di opzioni…]” ma dicendo “X di proteine, Y di carboidrati. Fine.”).

2. Fare esperienza facendo esperienza e prendendo dati

Molte volte si ha paura di iniziare qualcosa, quando la paura di iniziare va via proprio iniziando. Non significa “buttarsi”, ma dopo aver studiato nel modo giusto, fare un passo significa quasi sempre farlo verso una direzione che anche se non è perfettamente in linea con quello che sarà a lungo termine, rappresenta un miglioramento rispetto all’inizio.

Bisogna considerare poi, in questo campo, che non si è in una sala operatoria con il bisturi in mano e davanti un cranio aperto con un cervello da operare. Nel Fitness, nella Dieta, nell’Allenamento, gli errori (specie all’inizio di un percorso) non dovremmo neppure considerarli errori, perché il più delle volte vengono ampiamente coperti da altri fattori. Sono più che altro fisiologiche fluttuazioni.

Un esempio: assegnare una dieta, un allenamento, un piano di integrazione, che appaiono semplicissimi, possono dare una motivazione/serenità così forte che essa stessa può superare eventuali “errori” del piano nutrizionale/di allenamento/di integrazione.

Nel corso del tempo, tutti questi “inizi” si accumuleranno e permetteranno di formulare una strategia che si potrà presupporre essere efficace nella maggior parte dei casi, permettendo di andare più “a colpo sicuro”. Il mio consiglio a tutti i Professionisti è quello di fare qualcosa che pochi fanno: prendere dati.

So che state pensando “Non è vero, io li prendo!”. Per me prendere dati significa:

  1. Non prendere solo i “soliti dati”, ma anche quelli più raffinati, come ad esempio derivanti da test/questionari costruiti appositamente per valutare il benessere di una persona (esempio: questionari di valutazione di risposta allo stress o di affaticamento, etc).

  2. Prendere dati e analizzarli: cosa ce ne facciamo dei dati se poi non ci facciamo sopra dell’analisi statistica? A ripetere sempre gli errori degli altri? Prendere i dati e analizzarli significa poter formulare un proprio “metodo” o “protocollo”, permette di asserire “Ho provato questo [dieta/allenamento/integratore] su X persone monitorando il dato D e ho ottenuto l’effetto Y in una certa percentuale di casi”.

Nella mia risposta (ricordo che questo articolo parte da una risposta reale fornita) scrissi:

Il motivo per cui il campo Fitness è stantìo è che tutti vogliono seguire quello che ha fatto/scritto qualcun altro. È uno spreco di risorse enorme! A questo punto prendiamo un libro e diamolo ai pazienti, fine dei giochi.

Il mondo cambia in continuazione, oggi ci sono tanti altri fattori che gli studi scientifici di un anno fa/cinque anni fa o che l’Autore noto Tal dei Tali non hanno potuto analizzare; o, semplicemente, il vostro campione di popolazione non rientra affatto in nessuno di quelli analizzati (e al giorno d’oggi questo non è lontano dalla verità), perciò la evidence based medicine non è quella che riporta più numerini a fondo pagina con una marea di riferimenti. Nient’affatto.

È quella che potete fare voi: prendendo dati, analizzandoli in maniera sensata e statistica, formulando qualcosa (un metodo, un protocollo…) con quei dati, testando quella cosa, riprendendo altri dati, e così via facendo evolvere qualcosa che sembra non voler evolversi (nutrizione, fitness, allenamento).

Pensate: nella “Scienza dell’Allenamento” chi fa programmazioni usa dati tratti da studi su Atleti di anni e anni fa, di livello, magari dopati, niente affatto come una persona “normale” che vuole dimagrire, perdere un po’ di peso e sentirsi in forma. In Oukside stiamo dimostrando che su persone “normali” tutta quella Scienza è una Scienza per niente concreta. Come lo stiamo facendo? Facendo esperienza e prendendo dati (e condividendo entrambi).

3. Esperienza e conoscenza condensate e distribuite

Immaginate un team coeso e affiatato: serve che tutti partecipino a un nuovo corso di formazione, leggano un altro libro, seguano un paziente e prendano dati, o basta che lo faccia uno che poi sappia riportare i punti chiave di tutto ciò?

Questo a patto che si lavori davvero in maniera integrata. Creare realtà multidisciplinari a volte è di tipo “Ognuno si occupa di qualcosa ma ognuno per i fatti suoi”; sarebbe bene invece creare qualcosa in cui ognuno sa bene:

  1. qual è il suo ruolo in ogni situazione;
  2. che il suo intervento, da solo, servirebbe a poco;
  3. che il suo intervento è affiancato da quello degli altri.

L’effetto finale che se ne ottiene permette un’esperienza e una conoscenza che si condensano e si distribuiscono su tutti. Cioè: ognuno ha fatto il suo, ma di ritorno ha ricevuto l’esperienza anche degli altri. Se io mi occupo di Dieta, e so che c’è chi si occupa di Allenamento, chi si occupa di Motivazione, chi di [altro], alla fine del percorso/intervento/[qualsiasi altra cosa stiate affrontando], avrò maturato esperienza anche in Allenamento, Motivazione, [altro], per quei casi specifici; saprò cioè “In questo caso, oltre alla Dieta D, l’Allenamento A e il Coaching C hanno portato al risultato Y”.

Non occorre necessariamente creare un team, ma si può attingere da vari “livelli” di uno stesso ambito. Utile è quella che ho definito la “stratificazione” dell’ambito che si vuole studiare. Riprendendo la risposta realmente data:

“[…] se stratifichi il campo "fitness/sport/CrossFit e dieta" (se vogliamo parlare di CrossFit), non restare in uno strato, cioè quello di colleghi [Dietisti/Biologi Nutrizionisti], Medici etc. che si occupano di CF e dieta, ma passa tra i vari strati… Passa da quello che pulisce i bagni nei box di CrossFit (fidati, dopo che ci ha passato qualche mese, ne sa più lui di come quegli Atleti mangiano, vivono, si allenano, che tutti noi…), agli Atleti stessi, ai proprietari dei box… Fino agli strati più "oscuri" (i maliziosi, i bulli, i 'cattivi', quelli che imbrogliano, si dopano, e via dicendo…)”

Pensate che oggi molti Biologi Nutrizionisti snobbano i Personal Trainer, molti Medici snobbano i Dietisti, molti dietisti snobbano i Coach, molti Coach snobbano gli Psicologi, molti Psicologi snobbano gli Osteopati, molti Osteopati snobbano i Biologi Nutrizionisti, e il cerchio si chiude (in realtà ci sono altre sfumature e sfaccettature, più o meno brutte)… Figurarsi se pensano ad attingere conoscenza dai “diversi livelli”!

4. La pazzia come esaltatore della formazione

I corsi di formazione per nutrizionisti, personal trainer, & co. sono spesso tenuti da persone troppo morigerate e troppo “normali” per fornire una conoscenza straordinaria. Un pizzico di pazzia è quello che ci vuole per esaltare la formazione, per provare cose che altrimenti nessuno proverebbe, confermare o confutare ipotesi che altrimenti resterebbero solo astratte e teoriche.

Per parlarvi di questo, vi riporterò un aneddoto. I "miei" (Atleti etc.) mi conoscono, sanno che se vengono da me prima o poi qualche “pazzia” gliela propongo. Questo sulla base di formulazioni ipotetiche, di "unire i puntini" di altri ambiti, e via dicendo.

Unire i puntini, nel campo del sollevamento pesi, mi ha portato a proporre la senape forte poco prima di sollevare un carico massimale, per attivare il sistema nervoso. Il ragionamento è partito dal fatto di aver provato i sali di ammonio e di essere amante di alimenti che “piccano”, al punto che nei ristoranti giapponesi ingerisco wasabi in pezzi grandi quanto una noce per il puro sfizio di sentirne gli effetti sul sistema nervoso.

Ho notato che la senape forte (così come il rafano…) fa percepire un effetto simile, per cui… Perché non testare l’ipotesi? Non si possono controllare effetti quali quello placebo, non si ha a disposizione un setting sperimentale di test vs controllo, ma… In certi casi: occorre davvero? O l’occhio di un buon osservatore può quanto meno far dire “Suppongo che funzioni”?

Il senso, comunque, non è tanto sapere se la senape funzioni o no per il sollevamento pesi, quanto testare anche ipotesi improbabili partendo dallo studio di strumenti semplici (a volte ci si perde in dettagli di cose complicate).

5. Scegli i corsi per le persone, non per i corsi

Molte volte si è alla ricerca del “Corso d’eccellenza”. I colleghi stretti (considero colleghi quelli con esperienza simile e non con stesso titolo) sanno quanto io odi i Congressi medici, specie quelli su ambiti specifici (ad esempio Dieta, Microbiota, etc.). Perché?

Perché la maggior parte di chi vi partecipa (non da parte del pubblico, più da parte dei Relatori) è convinta che la gente là fuori abbia problemi di salute perché magari mangia il glutine, o le caseine, o in maniera ancora più ampia semplicemente perché “non fa la dieta”.

Professionisti completamente persi, scollegati dalla realtà: la gente là fuori ha problemi di salute perché fuma due pacchetti di sigarette al giorno, perché è completamente sedentaria, perché dorme 4 ore a notte di cui 3 con apnee, perché lo stress della vita di tutti i giorni è troppo per il corpo, perché guarda 6 ore di tivù al giorno e nelle pause pubblicitarie passa allo smartphone… E questi pensano al glutine! Chiedetevi un po’ quanto si possa mai imparare da queste persone.

I corsi in cui ho imparato di più facendo da Relatore? Quelli in cui i partecipanti erano per la maggior parte Personal Trainer, probabilmente perché sono quelli provenienti da contesti diversi: chi da grandi palestre, chi da piccoli centri, chi piccoli imprenditori con un’attività propria. Mi sono sembrati i Professionisti più collegati alla realtà, che vedono gente “comune”, con problemi “comuni”; capaci e volenterosi di creare collegamenti tra ambiti diversi, senza snobbare nessuno.

Sicuramente ci sono altre categorie professionali con questa propensione all’apprendimento e l’accrescimento, il messaggio non riguarda “con quale categoria schierarsi” ma l’enfasi vuole essere sulla scelta del corso di aggiornamento/formazione: se in sede, dovrebbe essere fatta sulla base delle persone (ho detto appositamente “persone” e non “professionsiti”) che si suppone parteciperanno.

Rewind. Punto zero: perché lo fai?

Partecipare ai corsi di formazione (sulla Nutrizione, per Personal Trainer, di Medicina e quant’altro) non ha senso senza un obiettivo dietro; accumulare ECM “a caso” o partecipare solo per gloria o perché è gratis o è vicino, potrebbe essere un forte rallentamento alla propria crescita professionale se i corsi di formazione ai quali si partecipa non portano concretamente a una evoluzione del proprio lavoro/operato/della propria carriera.

Il modo in cui consiglio di ragionare prevede di formarsi per arrivare a fare qualcosa che dia un’evoluzione all’ambito in cui si opera, in caso contrario ci sarà sempre qualcun altro più bravo a fare una certa cosa. Se non si punta a una conoscenza di questo tipo, quella che si otterrà sarà solo una conoscenza sommaria e superficiale; qualsiasi persona che legga un paio di libri e faccia un po’ di esperienza su quell’ambito, vi potrà facilmente superare in termini di competenze.

Ciò non vuol dire che non si possa diventare esperti di più cose insieme, significa che occorre concentrarsi volta per volta su una singola cosa cercando di raggiungere un obiettivo specifico, che risponda precisamente alla domanda “Perché lo fai?”.

L’intento dietro la nascita di Oukside fu proprio questo, se parliamo del suo obiettivo di “formare” professionisti. Riporto la risposta reale di cui sopra:

[…] di blog divulgativi/informativi ma anche formativi su Fitness & co. ce n'è a iosa, ma nessuno ha l'intento di "formare" proprio seguendo un po' la trama dei punti di cui sopra, tutti si tengono le informazioni per sé, oppure buttano la sempre e solita risposta "Ehhh dipende" o "Eeeh questo può funzionare, ma può anche non funzionare".

Un “corso” caldamente consigliato

Sono fierissimo del lavoro che è stato fatto in Oukside e non perché ne sia il fondatore; so che in Italia è difficile far capire che la persona che ha creato un’azienda non è l’azienda stessa, perché molti “imprenditori” si identificano con la propria creatura. Lasciate che vi dica come la penso in merito…

Ho fondato questa realtà riunendo professionisti che potessero servire al “pensiero comune” di semplicità, praticità, concretezza per migliorare il (e nel) mondo del Fitness. Nel corso del tempo Oukside ha iniziato a camminare sui suoi piedini, al punto da immettere in essa competenze e ricevere da essa ulteriore formazione, data da tutti coloro che vi stanno partecipando, in piccola o in grande parte; è fantastico.

Per questo posso dire che il lavoro che nacque quasi tutto dalle mie mani, poi ristrutturato in e tramite Oukside (Never Diet il suo titolo), è effettivamente il “corso” che vorrei sempre trovare quando ho necessità di formarmi o di rivedere qualche punto su cui ho dubbi.

Non un corso in sede o real time online, ma un “contenuto” scaricabile, con il valore aggiunto di essere una creatura che si aggiorna senza che si debba “acquistare il biglietto per la nuova edizione o comprare il libro con la nuova revisione”. Un condensato di tutto ciò che serve al Professionista del Fitness che lavora per dimagrimento, metabolismo e benessere di chi si rivolge a lui.

Ciò che serve è tutto lì, la scelta adesso tocca a voi.

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Commenti (2)

  • farida

    farida

    15 Giugno 2018 at 08:58 | #

    ciao Vincenzo, dai sempre ottime indicazioni...il mio pensiero è molto affine al tuo e sono fortunata ad averti conosciuto nei vari corsi che hai tenuto...ti seguo perché so che fornisci sempre ottimi spunti di riflessione...grazie

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    15 Giugno 2018 at 11:36 | #

    Ciao Farida e grazie.
    Apprezzo molto ;)

    Un caro saluto

    Rispondi

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