Mangiare, bere e... Sorridere! Senza sensi di colpa

Sorridere di benessere senza piangere di frustrazioni
Di Maria Cristina Fuoco

Mangiare, bere e... Sorridere! Senza sensi di colpa

Vacanze di Natale.

Sono finalmente arrivate, tanto attese da grandi e piccini, da lavoratori e studenti. Il periodo natalizio è sinonimo di tante cose. È sinonimo di rosso, di tempo passato con la famiglia, di riposo dallo studio e dal lavoro, di albero di natale, luci e regali.

Ma non solo. Il periodo natalizio è sinonimo anche di cibo. Il tanto amato e temuto cibo che mangeremo durante le feste. Il Natale è una tradizione, anche dal punto di visto di ciò che si mangia, e la tradizione è la stessa da Nord a Sud, seppur diversa su alcuni aspetti. Per molte persone ogni anno si ripete lo stesso copione: pranzi e cene insieme alla famiglia, con gli amici che non si vedono da tanto tempo, aperitivi extra. Insomma, tutto un extra in quei giorni di vacanza.

È una fase dell’anno che sicuramente ha un impatto sul fisico, proprio per il cambiamento di alcune abitudini alimentari e per la riduzione di attività fisica (generalmente). Conta anche il fatto che il periodo natalizio, rispetto ad esempio Pasqua o altre festività in generale, dura di più e comporta, inevitabilmente, un introito di cibo extra maggiore.

Le persone, nelle festività, si dividono in due categorie: quelle che cercano di stare attente ogni giorno alla dieta quasi temendo il pranzo di Natale, quasi con la necessità di dover rinunciare ad una cena non prevista perché “sono a dieta tutto l’anno, anche a Natale, non posso distruggere tutto il lavoro fatto”. E poi ci sono quelle che.. “Ben vengano le feste e tutto ciò che comportano, sono solo pochi giorni, e mi voglio godere tutto il cibo buono che viene preparato senza sensi di colpa”.

Quale delle due categorie di persone riterreste più “saggia” nella scelta del comportamento alimentare? Stare attenti e fare il possibile per non sgarrare più del dovuto, o rilassarsi senza pensare alla dieta?

Sono tutte domande per cui non è possibile fornire, probabilmente, la risposta perfetta. Non c’è alcuna legge che possa definire come e cosa mangiare durante le vacanze, o come comportarsi e a cosa fare attenzione, cosa evitare e cosa no.

Ciò che mangiamo in questo periodo viene sicuramente influenzato da diversi fattori: la tradizione dei cibi tipici natalizi, le uscite con gli amici, la forma fisica posseduta, e tanto altro. Alcuni di questi hanno un impatto maggiore su una specifica categoria di persone, gli sportivi, che sembrano maggiormente vulnerabili alle influenze esterne date ad esempio dal contesto, dalle festività, e dal mangiare insieme ad altre persone (1, 2, 3).

Eventi speciali come le festività natalizie solitamente sono rappresentate attraverso simboli, tradizioni ed emozioni che vanno di pari passo con l’assunzione di cibi e bevande un po’ diverse rispetto all’ordinario (4). Quando si pensa al Natale i simboli maggiormente richiamati alla mente sono l’albero, il presepe, il motivo religioso della festa... Il pranzo di Natale e Santo Stefano, Capodanno, il panettone (e compagnia) (5).

L’associazione tra il Natale come occasione speciale e il cibo è condivisa in particolar modo da quelle culture in cui le tradizioni sono molto sentite, sia dal punto di vista religioso sia dal punto di vista della semplice convivialità e dello stare insieme che la festa richiama. Non solo. L’industria del cibo e il marketing influenzano non di poco il valore che il cibo assume in questo periodo.

Faccio un piccolo esempio.

1931, pubblicità della Coca Cola. In quell’anno la campagna di questo grande marchio riuscì ad incrementare le vendite del prodotto nel periodo invernale mostrando immagini e foto nostalgiche di Santa Claus che regalava le bottiglie di Coca Cola ai bambini. A fare da sfondo un magnifico paesaggio tipicamente invernale, con le montagne ricoperte di neve e le luci natalizie (6).

Un ottimo modo per arrivare al cuore delle persone in un periodo in cui si fa molta leva sui sentimenti, no?

L'angoscia del cibo in contesti sportivi

Ma perché tutta questa (oserei dire) angoscia nei confronti di quello che si può o meno mangiare durante le feste? In risposta a ciò, c’è una possibile spiegazione: chi generalmente si tiene in forma quotidianamente e non solo nei periodi pre-post feste ed estate, tende ad associare il comportamento “posso mangiare in questo modo” esclusivamente alle occasioni speciali.

Ad esempio, prendiamo come riferimento uno sportivo che gareggia e che deve mantenere il suo peso corporeo relativamente ad una determinata categoria di peso. Se tale sportivo ha la possibilità di poter usufruire di un pasto libero nella sua dieta, state pur certi che durante le feste egli sfrutterà questa possibilità giusto uno, due giorni massimo (quindi per il pranzo di Natale e per la cena di Capodanno, probabilmente). Nei giorni restanti egli continuerà a seguire la sua dieta come sempre, cercando di resistere alle tentazioni che, sappiamo, si presentano in qualsiasi momento.

E per quanto riguarda gli altri?

Per chi normalmente ci tiene a tenersi in forma può valere o meno lo stesso discorso, ma in modo diverso. Molto può dipendere dalla condizione attuale della persona, dalla presenza o meno di un obiettivo sportivo nel breve tempo, dalla consapevolezza dello star bene con se stessi e con il proprio fisico.

Sgarrare non è un termine che mi piace usare, soprattutto durante le festività. Sgarrare implica un comportamento in una condizione di regime alimentare in cui, una volta ogni tanto, ci si può concedere di mangiare qualcosa di diverso rispetto a quello che si mangia durante la settimana. Il discorso è generico, ma è anche soggettivo e riguarda il mio punto di vista sull’argomento in questione.

Pensiamo per un attimo a cosa realmente si fa riferimento quando si parla del Natale: famiglia riunita, positività, amici, condivisione, brindare insieme ad un nuovo anno. Non possiamo farci travolgere da pensieri di questo tipo: “Come farò a perdere i chili presi dopo Natale?”, “A cosa dovrei rinunciare per non rovinare il mio fisico?”, “Che esercizi posso fare per smaltire il pranzo di Natale?”, “Forse dovrei digiunare tutto il giorno per poter mangiare la sera di Capodanno senza sensi di colpa”.

Chi vive costantemente con l’ansia del mantenimento della perfezione fisica, dell’attenzione al grammo, della fobia dei pranzi/cene per due giorni consecutivi, non fa altro che vivere male emotivamente anche tutto il resto. Di conseguenza il periodo delle festività viene vissuto male proprio perché il fatidico aumento dell’introito calorico viene vissuto quasi come un dovere (“È Natale quindi è scontato che dovrò mangiare molto”).

Nulla di più sbagliato.

Ecco perché, in realtà, è molto semplice affrontare le festività natalizie senza sensi di colpa nei confronti del cibo.

Bastano alcuni accorgimenti “psicologici” da acquisire e tenere in mente.

  • Non sono il pranzo o la cena in più durante la settimana che faranno ingrassare nei mesi successivi.
  • Siate pienamente consapevoli che Natale, Santo Stefano e Capodanno non sono tutti i giorni.
  • Chi vive da solo (studenti fuori sede, lavoratori ecc) deve essere reso consapevole del fatto che non mangerà tutti i giorni i dolci tipici natalizi, e che non tutte le domeniche farà il pranzo domenicale con i famigliari.
  • Insegnare a dire anche “No, adesso non mi va” quando non c’è effettivamente voglia di quel cibo, a meno che questo non sia dettato solo dal fatto che ci si potrebbe sentire in colpa successivamente. Come ho scritto precedentemente il cibo è sinonimo di condivisione, non di forzatura sociale o dettata dallo stereotipo natalizio.
  • Il giorno di Natale, sarebbe bene quello che c’è in tavola insieme ai parenti. Il giorno di Capodanno, brindare insieme agli amici senza pensare a quanto un bicchiere di spumante possa far male al fisico. Chi ama lo sport, può andare a correre o fare allenamento per divertirsi, non per smaltire la cena della sera prima.
  • Fornire libertà di mangiare quel qualcosa in più, se desiderato e se il forzare a non mangiarlo porterebbe più svantaggi che vantaggi.

Nel darvi questi consigli, non vi ho parlato solo da professionista, ma da sportiva ex agonista che viveva costantemente con quei due-tre chili in più rispetto alla categoria di peso di appartenenza. Una che ogni anno puntualmente, al ritorno a casa per le festività natalizie, non vedeva e non vede tuttora l’ora di riunirsi con amici e parenti, per stare insieme, mangiare e... Stare bene!

Riferimenti

  1. Herman CP, Polivy J. External cues in humans: the sensory-normative distinction. Physiol Behav. 2008.
  2. Polivy J et al. Caloric restriction in the presence of attractive food cues: external cues, eating, and weight.  Physiol Behav. 2008.
  3. Wansick B, Sobal J. Mindless Eating: the 200 daily food decisions we overlook. Environment and Behavior. 2007.
  4. Kittler PG, Sucher KP. Food and culture (5th ed.). Belmont, CA. Thomson. 2008.
  5. Holtzman JD. Food and memory. Annual Review of Anthropology. 2006.
  6. Altman RP. Psychological status of the script concept. The American Psychologist. 1981.

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