Intolleranza farmacologica agli alimenti

Interazione tra farmaci e alimenti
Di Mara Cazzola

Intolleranza farmacologica agli alimenti

In quel di Oukside è stata già spiegata la differenza tra allergia e intolleranza alimentare. La domanda successiva che ci si può porre è se esista una causa esterna, quindi non dipendente direttamente dal nostro organismo, in grado di scatenare un’intolleranza nei confronti di un alimento.

La risposta è sì, e l’elemento più incriminato è il “farmaco” che ci è stato prescritto. Quanti di voi, infatti, assumono due o più farmaci senza modificare la propria dieta? Praticamente quasi tutti.

Siamo soliti ricevere la ricetta, andare in farmacia, scrivere magari il dosaggio di quel farmaco sulla scatola per non dimenticarcelo e seguire la terapia che ci è stata indicata; gli anziani, soprattutto se non sono assistiti, addirittura si dimenticano di prendere i farmaci, arriva la figlia arrabbiata e ben immaginate quello che succede.

Metabolismo epatico dei farmaci

Ma se il nostro corpo introduce qualcosa di esterno (il farmaco in questo caso), esso dove viene metabolizzato principalmente? La risposta è nel fegato. Quest’ultimo è un organo che in realtà è un multi-organo per le innumerevoli funzioni che assolve: sintesi proteica (albumina, transferrina, ceruloplasmina, aptoglobulina, lipoproteine e tutte quelle che hanno un ruolo nella coagulazione), produzione e secrezione di bile, regola il metabolismo dei carboidrati, dei lipidi, dell’emoglobina, è “storage” per quel che riguarda la vitamina A, la B12, il ferro ed il rame, è un vero e proprio “filtro” nei confronti di antigeni che vengono veicolati dalla vena porta e, infine, ma non meno importante, è sede di smaltimento per i farmaci e tutte le sostanze tossiche.

Infatti, a livello epatico, vi è un sistema enzimatico mitocondriale (il citocromo P450) le cui reazioni di glicuronoconiugazione e coniugazione con il glutatione attivano oppure disattivano i farmaci: è fondamentale sapere che tale sistema viene influenzato dalla dieta.

Interazione farmaco-alimento

Pertanto, se si è in terapia farmacologica, è bene conoscere che certe sostanze ingerite possono funzionare di più o di meno a seconda dell’alimentazione. In poche parole, se si assume un farmaco e allo stesso tempo un alimento che ne inibisce l’effetto (vale a dire lo annulla) è come se noi non stessimo eseguendo quello che ci ha prescritto il medico di base.

C’è da tenere presente che l’interazione tra farmaco e cibo dipende anche dal volume e dalla composizione del pasto. Un pranzo ricco di fibra, come può essere pasta integrale con le verdure, seguita da legumi, pane integrale e frutta secca, può ridurre la disponibilità di alcuni farmaci (la lovastatina ad esempio) proprio per il legame con la fibra.

Questa situazione definisce una vera e propria intolleranza farmacologica agli alimenti: porre attenzione a ciò che si mangia e a ciò che si assume è pertanto utile per non raggirare involontariamente la terapia.

Effetti del succo di pompelmo

Esistono in natura alcuni vegetali contenenti principi attivi che vanno ad agire sul meccanismo di induzione o inibizione enzimatica del citocromo P450 (che ho nominato prima): ad esempio, il succo di pompelmo (“Citrus pompelmum”) è a base di naringinina, la quale è in grado di inibire l’enzima deputato allo smaltimento del farmaco.

In questo modo, se si assume allo stesso tempo farmaco e succo, vi è un aumento del suo effetto: se si tratta di benzodiazepine, psicofarmaci con proprietà sedative, ipnotiche, ansiolitiche e quindi miorilassanti, si può avere un’eccessiva sedazione. È importante monitorare non solo che il paziente aderisca adeguatamente alla terapia farmacologica, ma che segua un’alimentazione adeguata ai propri bisogni (1).

Inoltre, la naringinina agisce sull’attività degli antistaminici; potenzia poi gli effetti della lovastatina, simvastatina, atorvastatina e cerivastatina con il rischio di sofferenza muscolare; chi è stato sottoposto a trapianto, compresi quelli (a base) di fegato, ciclosporina e tacrolimus possono subire un effetto di potenziamento se in concomitanza si beve qualche sorso di pompelmo; infine, ha un’azione inibitoria anche sui farmaci antiepilettici.

Effetti dell'erba di San Giovanni o Iperico

Medesimo discorso va fatto per il melograno, in particolare per il succo dei chicchi rossi. Esatto contrario se si parla invece dell’erba di San Giovanni, venduta in erboristeria, o conosciuta anche come iperico: il citocromo viene indotto più facilmente, per cui il farmaco viene metabolizzato “più in fretta”, ottenendo un’efficacia più scarsa. Se si tratta di un abbinamento come iperico e immunosoppressore non è raro che ci sia il rigetto dell’organo: bisogna fare molta attenzione.

Effetti di erbe e spezie comuni

Anche pepe e farmaci antiepilettici non vanno molto d’accordo: la piperina, principio attivo, inibisce gli enzimi deputati alla loro eliminazione, e come anche in associazione di bevande alcoliche, vi può essere un’aumentata disponibilità della sostanza (2).

L’aglio è sempre stato visto come alimento nutraceutico e, pertanto, ricco di proprietà positive: c’è da dire che in concomitanza di ACE-inibitori e terapia anticoagulante, vi può essere ipotensione e casi di sanguinamento.

Zenzero, gingko e gingseng sono altrettanti alimenti che, se associati al warfarin, possono alterare i tempi delle emorragie e che, pertanto, non devono essere assunti, specialmente in pazienti critici dal punto di vista chirurgico (pazienti ospedalieri in genere). Il mirtillo è un altro tipo di alimento che con il warfarin non va molto d’accordo: tale farmaco è metabolizzato dal citocromo CYP2C9 e il frutto apporta dei flavonoidi che inibenti tali enzimi.

Ananas e chemioterapici: l’ananas esalta la loro azione. In particolare, si tratta della bromelina, sostanza contenuta nel gambo che agisce con effetti antiproliferativi e proapoptotici nei confronti, ad esempio, del cancro al colon-retto (3).

Effetti dell'alcool

L’alcool è una bevanda “droga”: oltre a provocare un adattamento dell’organismo, è in grado di aumentare l’azione depressiva che molti farmaci hanno sul sistema nervoso centrale. Esatto opposto per gli alimenti contenenti caffeina (e teina): essa stimola il cervello, determinando un effetto eccitante che può essere visto come una diminuzione dell’azione delle benzodiazepine.

Effetti della vitamina K

Piccolo cenno a vitamina K e Warfarin. Chi fa terapia anticoagulante (farmaco noto con il nome di Coumadin) non è vero che deve eliminare dalla propria dieta tutte le verdure a foglia verde perché contenenti vitamina K.

Il trucco sta nel fatto che questo tipo di persone debba assumere livelli sempre costanti di questa tipologia di verdura: broccoli, bietola, cavolo verde, spinaci, crescione e rapa. Non bisogna consumarne né troppa in una volta, né raramente: ci deve essere un equilibrio costante, un po’ tutti i giorni, altrimenti si può manifestare una sorta di “resistenza farmacologica” e quindi avere bisogno di aggiustamenti nella terapia. Occhio all’avocado: pur essendo povero di vitamina K, è stato dimostrato essere antagonista del farmaco, nonostante non sia noto l’esatto meccanismo (4).

Effetti delle proteine

A mio parere, una sorta di intolleranza farmacologica è rappresentata anche dall’associazione di proteine e Levodopa nei malati di Parkinson. È bene, in chi fa questo genere di terapia, non associare proteine durante la giornata, ma fare un unico carico serale: in questo modo, si garantisce un maggior effetto del farmaco durante la giornata, garantendo una qualità di vita più accettabile in quei momenti in cui il muscolo deve funzionare meglio; questa scelta è a scapito della notte, fase in cui una ipomotilità può avere meno conseguenze.

In questa tabella potete comunque trovare le principali raccomandazioni dietetiche associate ad ogni farmaco (5).

Interazione tra cibo e farmaci

Riferimenti

  1. Rubin E et al. Inhibition of drug metabolism by acute ethanol intoxication. A hepatic microsomal mechanism. Am J Med . 1970
  2. Khanna JM et al. Effect of chronic pentobarbital treatment on the development of cross-tolerance to ethanol and barbital. Pharmacol Biochem Behav. 1988.
  3. Romano B et al. The chemopreventive action of bromelain, from pineapple stem (Ananas comosus L.), on colon carcinogenesis is related to antiproliferative and proapoptotic effects. Mol Nutr Food Res. 2014.
  4. Bickstein B et al. Warfarin antagonism by avocado. Lancet. 1991.
  5. Schmidt LE et al. Food-drug interactions. Drug. 2002.

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