Il trattamento del dolore muscolo-scheletrico: un aiuto dalla fitoterapia

Come trattare il dolore muscolare e articolare con alcune erbe medicinali

Il trattamento del dolore muscolo-scheletrico: un aiuto dalla fitoterapia

Introduzione

Ogni sportivo o atleta ha sperimentato, almeno una volta, un episodio di infiammazione e dolore muscolo-scheletrico.

Introduzione

Ogni sportivo o atleta ha sperimentato, almeno una volta, un episodio di infiammazione e dolore muscolo-scheletrico.

Il dolore può essere classificato come acuto o cronico, focale o diffuso. L’esempio più comune di dolore muscolo-scheletrico è la lombalgia, altri esempi includono tendiniti, tendinosi, mialgie e fratture.

Il dolore, inoltre, è determinato da fattori intrinseci e da fattori estrinseci.

I fattori intrinseci comprendono i difetti di assialità, gli squilibri posturali ascendenti, discendenti e misti, gli squilibri muscolari tra agonisti ed antagonisti e, infine, la carenza di un gruppo muscolare.

I fattori estrinseci riguardano, accanto agli errori di allenamento, le anomale risposte elastiche di materiali plastici usati nella pavimentazione di piste, pedane, e un’attrezzatura sportiva non idonea (1,2).

L’identificazione diagnostica trae, infine, notevole utilità dall’uso di metodiche strumentali non invasive quali l’ecografia, l’elettromiografia e la RMN.

Fisiopatologia del dolore

Secondo la medicina occidentale la percezione del dolore è dovuta alla stimolazione di alcuni recettori detti nocicettori o noxicettori. Tali strutture hanno una larga diffusione nel corpo umano essendo reperibili quasi ovunque (cute, muscoli, tendini e organi interni), ed hanno il compito di trasformare stimoli di diversa natura (chimici, meccanici, termici) in un impulso nervoso che viene trasmesso, attraverso fibre afferenti, al midollo spinale e da qui ai centri superiori del sistema nervoso centrale, dove raggiungerà il livello di coscienza.

Si distinguono nocicettori unimodali, cioè sensibili selettivamente a stimoli meccanici o termici, e nocicettori polimodali, capaci cioè di rispondere a diversi stimoli, come quelli chimici. Questi ultimi sono rappresentati da sostanze algogene, liberate nel corso di processi infiammatori, che scatenano dolori potenzialmente in tutte le strutture corporee (4). Le principali citochine proinfiammatorie sono l’interleuchina-1 (IL-1), IL-2, IL-6 e il fattore di necrosi tumorale-α (TNF-α). Le principali citochine antinfiammatorie comprendono IL-4, IL-10, il fattore di crescita trasformante-β (TGF-β) e gli interferoni.

Sicuramente nell’atleta domina il dolore muscolo-scheletrico classificato come nocicettivo, un dolore somatico profondo che ha origine nelle strutture miofasciali, tendinee, capsulari, legamentose, articolari. Sua caratteristica è la diffusione che può assumere la distribuzione metamerica con tendenza alla superficializzazione (iperalgesia cutanea e sottocutanea). Viene descritto come crampiforme, tensivo, costrittivo, urente, oppressivo (1).

Per la maggior parte di noi, spesso, la soluzione si esaurisce nell'utilizzo rapido di farmaci antinfiammatori che, anche se utili in alcuni casi acuti, possono essere, se assunti frequentemente, tossici e con effetti collaterali significativi. Per questo i rimedi non farmacologici stanno diventando sempre più largamente utilizzati al posto dei farmaci.

Fitoterapia nel trattamento del dolore muscolo-scheletrico

Droga vegetale e fitocomplesso

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni specie vegetale che contenga in almeno una sua parte delle sostanze farmacologicamente attive merita il nome di pianta medicinale o droga. Ecco quindi che per curare o prevenire le più comuni infiammazioni o algìe di varia natura, si può scegliere di optare per dei rimedi naturali fitoterapici.

Da sempre le sostanze farmacologicamente attive di origine vegetale, una volta dimostrata l’efficacia, sono entrate a far parte della medicina ufficiale.

A differenza dei singoli princìpi attivi chimici dei farmaci, usati per reprimere un sintomo, una pianta medicinale è più adeguata ad affrontare un approccio terapeutico più globale; mostra, cioè, un approccio olistico.

L’insieme dei vari principi attivi di una pianta officinale formano un composto chimico organizzato, costituito da un gran numero di molecole diverse, chiamato fitocomplesso. Esso, nel momento in cui agisce all’interno di un organismo vivente, dà luogo ad una sinergia fitocinetica difficilmente prevedibile. Le diverse sostanze attive, dotate ciascuna di maggior o minor proprietà farmacologica, sono tutte indispensabili per garantire la completezza dell’azione terapeutica.

È il fitocomplesso, dunque, la quintessenza della pianta medicinale e non solo il suo principio attivo purificato (6).

Piante medicinali ad azione antinfiammatoria

Ai fini della trattazione concentriamo la nostra analisi su alcuni fitoterapici ritenuti più efficaci nei confronti di infiammazione e dolore.

Artiglio del diavolo

Artiglio del diavolo

Harpagophytum procumbens, comunemente chiamato Artiglio del diavolo, è una pianta erbacea presente nell’Africa del Sud (deserto del Kalahari), ampiamente utilizzata dalla medicina tradizionale africana.

Parti usate: radici tuberose laterali raccolte in autunno.

Principi attivi: glucosidi iridoidi (arpagoside, arpagide, e procumbide), acidi terpenici pentaciclici, acidi fenilcabonilici, flavonoidi, fitosteroli.

Proprietà: analgesica, antiartritica, antiflogistica, antipiretica, spasmolitica, antiurica, coleretica, ipocolesterolemica, ipoglicemica, stomachica, azione cortisonosimile.

Controindicazioni: sconsigliato nell’ulcera gastrica o duodenale e in caso di colelitiasi. Non somministrare in gravidanza perchè stimola le contrazioni uterine. Non sono note interazioni con farmaci.

Possibili effetti collaterali: flatulenza, diarrea, dispepsia, cefalea, emicrania.

Dosaggio medio consigliato: radice secca in polvere (capsule): 1,800-2,400 mg/die (50-100 mg arpagoside).

L’azione antinfiammatoria dell’artiglio del diavolo dipende dall’inibizione dei leucotrieni, della COX-2, del TNF-α, e dell’interleuchina-1β.

Stante la rilevanza biochimica di questi neuromediatori nel dolore, risalta chiaramente l’importanza dell’Artiglio del diavolo in questo ambito (7, 8, 9, 10, 11, 12, 13).

Gli Autori di una revisione sistematica di studi controllati (14) hanno analizzato sette studi (di cui 2 non randomizzati), per un totale di 968 pazienti, relativi all’efficacia dell’artiglio del diavolo in alcuni stati infiammatori, quali lombalgia e osteoartrite. Sono stati utilizzati estratti acquosi (in quattro studi), estratti etanolici (in due studi) e la droga in polvere (in uno studio). I risultati di questa revisione sistematica possono essere così riassunti:

  1. l’artiglio del diavolo si è rivelato superiore al placebo in tutti gli studi;
  2. studi preliminari suggeriscono che l’artiglio del diavolo sia efficace come alcuni farmaci convenzionali, quali il rofecoxib (un inibitore selettivo della COX-2) e la diacereina (un inibitore delle citochine);
  3. le evidenze cliniche a favore dell’estratto acquoso sono superiori a quelle ottenute per l’estratto etanolico;
  4. l’artiglio del diavolo allevia, in ugual modo, il dolore alla schiena, all’anca e alle ginocchia.

Il dosaggio medio usato negli studi su umani è tra i 50 e i 100 mg di arpagoside/die.

Arnica montana

Arnica montana

L’Arnica montana è un’erba medicinale della famiglia delle Asteraceae, originaria delle regioni montuose dell’Europa e della Russia meridionale. L’arnica ha fiori dai colori vivaci, simili alle margherite gialle, che essiccati sono le parti più utilizzate negli unguenti medicinali. Tuttavia vengono utilizzati anche i rizomi.

Parti usate: fiori, rizomi.

Principi attivi (fiori): arnicina, olio essenziale, colina, acido clorogenico, acido caffeico, acido malico, cinarina, cumarine.

Principi attivi (rizoma): arnicina, arnidenediolo, arnisterina, inulina, olio essenziale, elenanolide, flavonoidi, acido isobutirrico, acido malico, acido valerianico, acido laurico, acido palmitico, acido caffeico, acido gallico, acido tannico, saponine, resine.

Proprietà: analgesica, antinfiammatoria, antisettica. antiecchimotica.

Controindicazioni: da usare con molta cautela per uso interno a causa della potenziale tossicità, soprattutto in caso di problemi cardiaci. Può causare mal di testa, dolori addominali, palpitazioni e difficoltà respiratorie.

Possibili effetti collaterali: in caso di sensibilizzazione ai lattoni sesquiterpenici si possono manifestare reazioni cutanee e allergiche. L’arnica dovrebbe essere applicata solo su pelle non danneggiata.

Dosaggio medio consigliato: poichè abbiamo detto che l’arnica è prevalentemente utilizzata sotto forma di pomata, gel, olio per uso esterno, il dosaggio dipende dalla concentrazione dei principi attivi. Quindi è meglio attenersi al foglietto illustrativo del prodotto.

L’attività antinfiammatoria è stata attribuita all’inibizione dell’attività lisosomiale dei neutrofili. Ad alte concentrazioni può inibire la ciclossigenasi. Una serie di lattoni sesquiterpenici, compresi l’elenalina e la diidroelenalina, sono ritenuti responsabili dell’azione antinfiammatoria.

I preparati a base di arnica per uso esterno sono molto efficaci nel trattamento di condizioni post-traumatiche quali ematomi, stiramenti, lividi, contusioni, edemi correlati a fratture e disturbi reumatici che interessano i muscoli e le articolazioni.

Diversi studi sull’effetto dell’applicazione topica di Arnica sul dolore muscolare post-allenamento (DOMS) hanno prodotto risultati validi. (16, 17, 18).

Boswellia serrata

Boswellia serrata

La Boswellia serrata è un albero appartenente alla famiglie delle Burseraceae, originario dell’India, della Cina e del Medio Oriente. Molto usata nella medicina ayurvedica.

Parti usate: gommoresina

Principi attivi: la frazione gommosa ( 23,5 %) e frazione resinosa (55%). La prima è composta principalmente da polisaccaridi: D-galattosio (46%), D-arabinosio (12%), D-mannosio e D-xilosio.

La resina è costituita principalmente da una miscela di acidi triterpenici pentaciclici derivati dall’acido boswellico, che è il principale (30%), l’acido 3-acetil-β-boswellico, l’acido 3-acetil-11-keto-β-boswellico e l’acido 11-keto-β-boswellico; componenti minori sono l’acido α-boswellico e l’acido 3-acetil- α-boswellico.

Olio essenziale i cui principali costituenti sono: α-pinene, α-fellandrene, α-thujene, p-cimene, d-limonene, cadinene, geraniolo, elemolo, alcoli sesquiterpenici, aldeide anisica e fenoli.

Proprietà: inibizione della sintesi dei leucotrieni, antiartritico, antiossidante, antinfiammatorio.

Controindicazioni: non deve essere utilizzata in combinazione a farmaci inibitori della sintesi dei leucotrieni (es. antiasmatici come il montelukast) poiché può potenziarne gli effetti. Per lo stesso motivo, non dovrebbe essere assunto in concomitanza con FANS e farmaci cortisonici. La Boswellia è controindicata in gravidanza e allattamento.

Possibili effetti collaterali: in letteratura scientifica non sono segnalate reazioni avverse e interazioni con altre piante medicinali. Di regola è una pianta ben tollerata, anche se è stata segnalata dermatite da contatto (19). nausea e disturbi gastroenterici come reflusso e diarrea (20).

Dosaggio medio consigliato:

  • Resina: max 3 g/die
  • Estratto secco tit. 65% ac. boswellici: 700 mg-1400mg/die.

La Boswellia ha riconosciute proprietà antinfiammatorie e antireumatiche. Spesso è associata in preparazioni fitoterapiche con artiglio del diavolo, curcumina, equiseto e ribes nigrum. È disponibile sia in capsule di estratto secco che di pomata.

Gli studi clinici effettuati nel corso degli anni sembrano confermare l’attività dell’estratto che, pur dimostrando un’ottima azione antinfiammatoria, non causa solitamente conseguenze a livello gastrico come normalmente accade per i farmaci della medesima categoria.

È sotto studio anche nelle cure alternative dei tumori, in quanto nei test di laboratorio si è osservato che i tumori maligni producono più leucotrieni in base al grado di malignità. La letteratura scientifica a sostegno dell’efficacia della Boswellia Serrata è piuttosto cospicua (21, 26, 27, 29).

Una review sulle proprietà antinfiammatorie di alcuni fitoterapici ha concluso che la Boswellia risulta essere il più efficace tra quelli analizzati nel controllo del dolore e dell’infiammazione (28).

Curcuma longa

Curcuma longa

È un rizoma di colore giallo-arancio brillante della famiglia delle zingiberaceae (come lo zenzero) comunemente usata nella cucina indiana. Molto usata a fini terapeutici anche nella medicina tradizionale cinese e ayurvedica.

La Curcuma longa è tra i fitoterapici che vantano il maggior numero di pubblicazioni scientifiche. Dal 2010 ad oggi sono stati pubblicati 38 studi clinici sull’uomo, 123 reviews, 1145 studi in vitro e su animali.

Parti usate: rizoma.

Principi attivi: olio essenziale volatile contenente chetoni sesquiterpenici, zingiberene, fellandrene, sabinene, cineolo, borneolo. Contiene almeno tre polifenoli naturali chiamati curcuminoidi: la curcumina, la demetossicurcumina e la bisdemetossicurcumina.

Proprietà: antinfiammatoria, antiossidante, ipolipidemizzante, antidispeptica, colagoga, coleretica, spasmolitica biliare, carminativa, neuroprotettiva, epatoprotettiva, antimicrobica, antiaggregante piastrinica, inibisce la carcinogenesi.

Effetti collaterali: gli effetti indesiderati riguardano soprattutto la comparsa di disturbi gastrointestinali, bruciori gastrici e nausea.

Controindicazioni: colelitiasi, occlusione delle vie biliari, soggetti con disturbi della coagulazione o in terapia con farmaci anticoagulanti, predisposizione ad ossaluria.

Dosaggio medio consigliato: 1-2 g di curcumina fitosoma Meriva® (l'estratto secco standardizzato contiene almeno il 95% di curcuminoidi). Polvere di rizoma essiccato: 5-6 g.

Come dimostrato da oltre 7000 studi pubblicati su importanti riviste internazionali, i curcuminoidi svolgono una potente azione antinfiammatoria e possono essere impiegati in tutte le infiammazioni croniche dove sono necessari trattamenti prolungati con elevata tollerabilità. Diversi studi hanno dimostrato che la curcumina non è tossica per gli esseri umani, fino a 8000 mg/die.

Inoltre, inibizione della proliferazione delle cellule tumorali, induzione di apoptosi, inibizione della trasformazione delle cellule da normali a neoplastiche, inibizione dell'invasività delle metastasi e soppressione dell'infiammazione sono tutti effetti riscontrati in numerosi studi sull'attività antitumorale della curcumina.

I principi curcuminoidi sarebbero in grado di attivare uno dei maggiori sistemi di detossificazione epatica: il citocromo P450; eserciterebbero un blocco dei radicali liberi, inibendo anche la perossidazione lipidica con effetti benefici su tutto l' organismo.

L'attività antinfiammatoria è stata evidenziata sia nelle infiammazioni acute che croniche, grazie all'azione della curcumina, in grado di diminuire l'attività delle cicloossigenasi e a dosi leggermente più alte di bloccare le lipossigenasi (32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39).

Il suo principale principio attivo presenta alcuni problemi poiché è scarsamente assorbito dall’organismo.

L'associazione con piperina (alcaloide estratto dal pepe nero) serve ad aumentare la sua biodisponibilità, con possibile danno però del rivestimento epiteliale dello stomaco e dell'intestino. Ma allo stesso tempo può ridurre l’eliminazione dal corpo di alcune sostanze farmacologiche, come il propanololo, la teofillina e la fenitoina.

Un’altra formulazione ad alta percentuale di assorbimento (185 volte rispetto alla curcumina nativa) è la curcumina micellare. Questa tecnologia, che troviamo nel prodotto Curcumina Redox della Solgar, mima i naturali processi digestivi dell’organismo che consentono l’assorbimento dei composti lipofili attraverso un processo di micellizzazione. La matrice micellare risulta stabile all’acidità gastrica e la curcumina viene rilasciata direttamente a livello della parete intestinale per un massimo assorbimento.

Negli ultimi anni, inoltre, è stata brevettata una formulazione ad alta biodisponibilità, la Meriva®, un estratto secco standardizzato (con almeno il 95% di curcuminoidi) di Curcuma longa complessato con fosfolipidi della soia al fine di migliorarne l’assorbimento e la biodisponibilità orale, altrimenti molto scarsi.

Il fitosoma Curcuma-Fosfolipide (Meriva®) protegge la curcumina dall'idrolisi e le conferisce una biodisponibilità 29 volte maggiore della curcumina non complessata.

Meriva® ha mostrato chiara attività analgesica (alla dose di 2 g), paragonabile a quella del paracetamolo, ma leggermente inferiore a quella di una dose terapeutica di nimesulide. L’attività analgesica di Meriva® a dosi più basse (1,5 g) è risultata meno efficace. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, al contrario, la tollerabilità gastrica di Meriva® risulta significativamente migliore rispetto a quella della nimesulide e paragonabile a quella del paracetamolo (30).

Ribes nigrum

Ribes nigrum

Il Ribes nigrum, detto anche comunemente ribes nero, è una pianta alta circa due metri e ben diffusa in tutta Europa. Appartenente alla famiglia delle grossulariaceae e dal tipico frutto a bacche, è ricco di proprietà curative.

Parti usate: foglie, frutti

Principi attivi: acidi organici e vitamine (nei frutti), tannini e flavonoidi (proantocianosidi) come la sacuranetina (nelle foglie), resine; frazioni di acidi grassi polinsaturi che da un lato bloccano la liberazione di istamina, dall’altro hanno una azione cortisono-simile dovuto allo stimolo diretto della corteccia surrenalica con conseguente aumentata produzione di corticosteroidi.

Proprietà: antireumatica, antiossidante, antiflogistica, analgesica, angioprotettiva, antimicotica, cortisono-simile.

Effetti collaterali: può aumentare la pressione arteriosa a causa della sua azione cortison-like, l’effetto tutt’altro che sedativo sul sistema nervoso potrebbe aumentare gli stati ansiosi, di stress, di nervosismo.

Controindicazioni: sconsigliato in soggetti con ipertensione arteriosa, in chi ha patologie renali per la sua forte azione diuretica, e nei soggetti epilettici in via precauzionale. L’acido gamma-linolenico contenuto nella pianta e nel frutto, inoltre, aumenta gli effetti degli anticoagulanti.

Dosaggio medio consigliato: macerato glicerico 1 DH, 30-50 gocce tre volte al giorno.

Per la sua azione di tipo infiammatorio è usato soprattutto nella formulazione di Macerato glicerico, da assumere preferibilmente alle prime ore del mattino, quando il surrene è al suo massimo di attività.

Alcuni studi hanno messo in evidenza come i polifenili del Ribes Nigrum inibiscano l’attività delle cicloossigenasi, della fosfolipasi A2α e il rilascio di Ossido Nitrico (40,41,42).

Salice bianco

Salice bianco

Il salice è la corteccia di Salix alba (salice bianco o salice comune), S. purpurea (salice rosso), S. fragilis, e di altre specie di Salix (Salicaceae). Il più comune è il salice bianco, alto fino a 15 m, con chioma larga e tronco robusto.

Le proprietà antinfiammatorie del salice sono note sin dai tempi antichi, e il suo percorso di studio ha condotto alla sintesi dei moderni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Parti usate: corteccia dei rami

Principi attivi: tannini condensati (8-20%), flavonoidi (flavoni, calcone, catechine), glicosidi fenolici (salicina 0,1-2%, salicortina 0,01-0,11%, tremulacina, salireposide, piceina, ecc.) che per idrolisi liberano acido salicilico. I salicilati (calcolati come salicina) variano da specie a specie (S. alba 0,5%, S. fragilis 1-10%, S. purpurea 3-9%).

Proprietà: antireumatico, febbrifugo, sedativo, antinevralgico, analgesico, antinfiammatorio, antiacido.

Effetti collaterali: il salice è reputato una droga vegetale sicura. Sono stati riportati rari casi di disturbi gastrici (per la presenza di tannini), quali irritazione gastrica, nausea, vomito, mal di testa e disturbi della digestione.

Controindicazioni: i farmaci che interagiscono con i FANS possono, potenzialmente, interagire con il salice; tuttavia queste interazioni non sono state descritte in letteratura. D’altra parte la salicina non inibisce l’aggregazione piastrinica e pertanto il salice è più sicuro dell’aspirina per quanto concerne interferenze con la coagulazione. Il salice è comunque controindicato nei pazienti con ipersensibilità ai salicilati.

Dosaggio medio consigliato:

  • corteccia secca in polvere: 1,5-3 g/die
  • estratto secco di salicina: 120-240 mg/die.

Le proprietà antinfiammatorie del salice sono dovute non solo alla salicina (che rappresenta tuttavia il componente più attivo), ma anche agli altri glicosidi fenolici (salicortina, tremulina, tremulacina). Questi composti hanno dimostrato attività antinfiammatoria in diversi modelli sperimentali.

Gli studi e le review affermano che l’acido salicilico è efficace quanto il rofecoxib nel ridurre il dolore Inibisce la formazione di prostaglandine e fattori proinfiammatori come il TNF-α e il fattore di trascrizione NF-kB. Anche la tollerabilità è ottima, salvo allergie individuali ai salicilati (43, 44, 45, 46, 47).

Zenzero

zenzero

Lo zenzero è stato coltivato per la prima volta nell’Asia sud-orientale. Il suo nome scientifico Zingiber officinale, gli venne dato dal famoso botanico svedese Linneo. Appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, che include anche la curcuma e il cardamomo. La parte commestibile dello zenzero è il rizoma. I rizomi differiscono dalle radici in quanto sono in grado di germogliare e ricrescere, se vengono tagliati e piantati.

Parti usate: rizoma

Principi attivi: olio essenziale volatile (zingiberene, zingiberolo, sesquifellandrene, beta-bisabolene), sostanze piccanti (oleoresine 5-8% tra cui gingeroli e shogaoli), essenze (sequiterpeni tra cui curcumene, monoterpeni tra cui terpineolo, geraniale).

Proprietà: stomachico, colagogo, stimolatore del tono e della peristalsi intestinale, antiemetico, carminativo, spasmolitico, antinfiammatorio, diaforetico.

Effetti collaterali: può causare mal di stomaco, gonfiore, produzione di gas, specialmente se assunto sotto forma di polvere. Gli individui che hanno manifestato ulcere, infiammazioni all'intestino, o blocchi intestinali, potrebbero reagire male a quantità considerevoli di zenzero fresco. Ci sono anche indicazioni che lo zenzero possa influenzare la pressione del sangue, la coagulazione, e il ritmo cardiaco, a causa della sua proprietà di inibire l’aggregazione piastrinica.

Controindicazioni: colelitiasi.

Dosaggio medio consigliato:

  • radice secca in polvere: 2-4 g/die;
  • radice fresca: 20 g/die.

Da secoli viene usato per lenire il dolore. Tuttavia, solo le ricerche del dott. Srivastava (59), negli anni Ottanta, hanno fornito la spiegazione scientifica degli effetti analgesici e antinfiammatori dello zenzero. Infatti inibisce la sintesi delle prostaglandine, dei trombossani e dei leucotrieni soprattutto grazie ai principi attivi piccanti, insieme ad una potente azione antiossidante. Gli stessi principi sono anche i responsabili delle sue proprietà antitumorali e neuro-antinfiammatorie (48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55).

Come per la curcuma, anche lo zenzero vanta centinaia di pubblicazioni di rilievo.

Conclusioni

Al fine di ridurre il dolore, molecole antinfiammatorie come i FANS agiscono efficacemente, ma possono avere effetti collaterali molto seri.

Per secoli, composti antinfiammatori naturali sono stati largamente utilizzati per mediare il processo flogistico e spesso con effetti collaterali di gran lunga inferiori ai farmaci odierni. Abbiamo esaminato alcune piante medicinali comunemente usate, dall’efficacia non molto dissimile dai farmaci antinfiammatori, citando alcune ricerche scientifiche più significative.

Poiché anche le piante medicinali hanno azione farmacologica, non è consigliabile il “fai da te”. Seppure la maggior parte dei fitoterapici in vendita in Italia siano considerati semplicemente alla stregua di “integratori alimentari”, è sempre preferibile rivolgersi a un medico o farmacista esperto in fitoterapia, oppure seguire il consiglio di un naturopata o erborista.

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Riferimenti

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Sull'Autore

Gianluca Pirro

Appassionato di tutto ciò che è alternativo, naturale, nella sfera del benessere, in particolare delle proprietà terapeutiche degli alimenti, delle piante e dei funghi medicinali. Operatore in Discipline Bio-Naturali di area orientale, da sempre attratto dalla Medicina Tradizionale Cinese e dalla sua visione di salute e malattia. Ogni tanto divago anche... per esempio sulla vitamina D.

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