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Carico allostatico: il fattore scatenante di tutti i disturbi

Risposta immunitaria, allostasi, entropia e risposta allo stress
Di Stefano Fiocchetti , 13 Luglio 2016

Carico allostatico: il fattore scatenante di tutti i disturbi

“Un giovane e brillante studente di medicina sta passeggiando in riva al fiume con il suo professore, quando i due sentono le grida di un uomo che sta annegando. Giovane e in forma, lo studente si lancia in acqua e porta l’uomo al sicuro a riva. Pochi metri più avanti studente e professore vedono un altro uomo in balia della corrente, che chiede aiuto urlando a squarciagola.

Di nuovo lo studente si tuffa e lo salva. Solo pochi minuti dopo la scena si ripete una terza volta. Fradicio, esausto, lo studente porta a riva il poveretto, e poi dichiara “non so quanto a lungo sono ancora in grado di continuare”. Il professore riflette un attimo e poi, gentilmente, dice “forse dovresti anticipare gli eventi e fermare quello che butta la gente in acqua.”

Dal 50% al 75% dei pazienti che si presentano a visita dal Medico presentano sintomi non collegati a una causa patologia identificabile. probabilmente è il caso che l’approccio dei professionisti che si occupano di “salute” vada (l’approccio?) a monte del problema e guardi da altri punti di vista queste situazioni e i fattori scatenanti che li accomunano.

Lo stress

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che lo stress rappresenta una sorta di pandemia mondiale, questo in base a studi che analizzano e mostrano come esso sia capace d’influenzare fisiologia e funzione di organi e sistemi del corpo, e come sia implicato sotto diversi aspetti in tutti gli squilibri di natura somato-emozionale e cognitiva.

Eppure, nonostante tutte le prove presenti riguardo il ruolo dello stress nello squilibrio organico e successivamente nella malattia, non esistono modelli, approcci o linee guida valide ed efficaci che forniscano ai professionisti della salute elementi per prenderli in considerazione e quindi limitarne o eliminarne gli effetti.

L’approccio riduzionista incentrato sulla malattia ha portato l’organizzazione dei sintomi presenti in sindromi arbitrarie, cosa che crea l’illusione di malattia distinte e specifiche, ciascuna con la sua (più o meno ipotetica) causa. In questi casi il trattamento tende ad essere mirato prevalentemente all’eliminazione dei sintomi, solitamente tramite farmaci.

Cerchiamo con questo articolo di rivisitare il tema estremamente complesso e controverso dello stress, cercando di ridefinirne lo scopo e la funzione. Di certo con questo non voglio assolutamente suggerire che tutte le patologie possano essere “trattate” o “curate” semplicemente “lavorando” sullo stress. Ciò che, però, si può affermare con certezza, è che rendere consapevole una persona su come controllare e gestire lo stress, può realmente favorire la riduzione o l’eliminazione dei sintomi di molti disturbi cronici.

Cos’è e perché esiste lo stress?

In termini di evoluzione, è facile comprendere e valutare come la reazione di attacco o fuga sia una risposta adattativa. Che stiate entrando in bagno al mattino per lavarvi i denti, guidando nel traffico nell’ora di punta per andare a un appuntamento, o combattendo con un leone scappato da un circo, il vostro cervello elabora e opera a velocità elevatissime per monitorare potenziali minacce, attivare le vostre risorse e spingervi all’azione.


In risposta a milioni di anni di selezione naturale, il nostro sistema nervoso centrale “ricorda” i pericoli insiti nell’affrontare un predatore senza un’adeguata preparazione. Le aree del cervello preposte all’autoconservazione sono antiche e impulsive: non hanno “fiducia” nelle più lente capacità di valutazione della “più ragionevole” porzione frontale della corteccia. La frazione di secondo necessaria per giudicare una situazione razionalmente potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte, e quindi, se i segnali di allarme sono abbastanza intensi, le attività della mente vengono dirottate piuttosto verso risposte primordiali, completamente automatiche.


In poche parole, l’ipotalamo attiva la reazione inviando un segnale di allarme alle ghiandole surrenali, causando moltissime reazioni simultanee. I surreni caricano l’organismo di epinefrina (adrenalina), la frequenza cardiaca aumenta, un maggior volume di sangue raggiunge i muscoli e gli organi, mentre polmoni e cervello vengono riempiti di ossigeno. Vi è un rilascio di glucosio e una mobilizzazione di acidi grassi come fonte rapida di energia. Vi è un rilascio di fibrina con la contrazione dei vasi più vicini alla pelle, azioni mirate a ridurre il sanguinamento e ad aumentare la capacità di coagulazione in caso di ferimento. Le endorfine si legano ai recettori, bloccando le sensazioni di dolore. La natura non vuole che ci feriamo, ma non ha neanche intenzione di lasciarci arrendere facilmente se lo “scontro” diventa inevitabile.

Questa è la classica reazione di attacco o fuga: si è reattivi per muoversi rapidamente, per attaccare o sfuggire a un “predatore”. È uno stato sovraeccitato di allerta e di iper-responsività. Durante il sovraccarico delle sinapsi il tempo sembra rallentare. È una reazione pressochè istantanea, progettata per metterci in azione allo scopo di sopravvivere.

Passata la minaccia, il sistema mente-corpo entra in una seconda fase. Dopo essere stato sottoposto a intense sollecitazioni chimiche, l’organismo comincia a produrre altre sostanze per neutralizzarne gli effetti e procedere alle dovute riparazioni. Una delle sostanze chiave in questa fase è il cortisolo. Questo ormone steroideo, derivato dal cortisone, ha diverse funzioni:

  • Effetto antinfiammatorio.
  • Aiuta l’organismo a ricostituire le fonti energetiche esaurite.
  • Stimola la formazione di globuli bianchi nelle eventuali aree danneggiate.
  • Contribuisce a fissare nella memoria a lungo termine il trauma appena superato.

Questo effetto, riproducibile in laboratorio, è conosciuto come memoria intensificata da stress, e descrive la capacità di specifici centri cerebrali (aree della memoria) di paragonare la struttura della minaccia superata alle situazioni che incontrerà in futuro. Per questo tendiamo a ricordare esattamente dove eravamo e cosa stavamo facendo quando abbiamo ricevuto forti shock.

Il problema ai giorni nostri

Il problema attuale è duplice, le nostre reazioni di attacco o fuga sono ancora attive, e rispondono alle minacce percepite. Il sistema, però, non riesce a distinguere tra le normali sollecitazioni della vita moderna e le situazioni reali di vita o di morte che erano all’ordine del giorno nelle savane del nostro passato, nei continui incontri tra predatore e preda.

La reazione allo stress è bifase, il sistema fa fronte alle sollecitazioni incrementando a breve termine certe reazioni, tra cui le funzioni immunitarie. Stress prolungato, traumi non risolti e mancato adattamento alle situazioni possono tuttavia portare a un consistente deterioramento delle funzioni cognitive e delle risposte immunitarie, arrivando in ultima analisi persino a creare danni a livello cellulare e metabolico. In altre parole, proprio i processi progettati per salvarci la vita sul breve termine, a lungo andare diventano logoranti e dannosi per mente e corpo.

Collegamenti con il nostro passato animale

Gli studi sugli animali mostrano che in natura gli incontri con un predatore scatenano pressoché le stesse reazioni fisiologiche osservate negli esseri umani in condizioni di stress acuto: un rilascio improvviso di sostanze chimiche e di endorfine, probabilmente aggiunte per lenire il dolore se si viene divorati. La reazione successiva è l’immobilità - alternativa ai due poli di attacco o fuga.

Se tuttavia l’attacco del predatore non è portato a termine e la preda riesce a salvarsi/scamparla, succede una cosa alquanto interessante. Evitata una morte prematura, l’animale rimane immobile ancora qualche istante, per poi essere colpito da una serie di tremori, che alcune volte ricordano l’atto di fuggire, mentre altre volte sono più simili a spasmi muscolari incontrollabili.

L’importanza della fase di dissipazione come fattore nell’allostasi è evidenziata anche dai lavori di Ilya Prigogine, premo Nobel di origine russa, che ha sostenuto la non applicabilità della seconda legge della termodinamica, che vede entropia e disordine come gli inevitabili risultati di consumo di energia. Anziché sprofondare in uno stato di disordine, molti sistemi si orientano verso un “incremento” dell’ordine. Prigogine ha sottolineato come la scienza finora si sia concentrata perlopiù su sistemi chiusi, che tendono tutti a uno stato di equilibrio di massima entropia.

I sistemi aperti (quelli che assumono energia in una qualsiasi forma dall’ambiente esterno) mantengono invece il proprio equilibrio quando riescono a dissipare la propria entropia in modo efficace. Si potrebbe dunque vedere l’allostasi non come una condizione conservata ? l’entropia, ma come un equilibrio mantenuto grazie a essa. La mancata dissipazione porta quindi inevitabilmente a un aumento del caos e a un deterioramento nel funzionamento del sistema.

Ciò che è importante tenere a mente è che noi umani, in qualità di “strutture aperte, adattative e dissipative”, funzioniamo bene in ambienti instabili che ci mettono alla prova fintanto che:

  1. Continuiamo ad avere la flessibilità necessaria per reagire;
  2. Abbiamo la capacità di dissipare l’entropia;

Stress, risposta immunitaria e carico allostatico

In questo schema possiamo notare la natura bifasica dello stress, punto di biforcazione e balzo a un nuovo “ordine”. La risposta immunitaria migliora di fronte a una sfida di natura immediata, ma quando lo stress cronico si avvicina al punto di biforcazione, il sistema sprofonda in uno stato crescente di caos, oppure compie un “balzo” verso un nuovo e più elevato ordine di organizzazione neurologica. Il balzo è correlato e dipendente dalla capacità di dissipare con efficacia l’input energetico in eccesso.

La maggior parte dei pazienti che ricorrono all’aiuto di un Medico lo fa in prossimità del “punto di biforcazione” (squilibrio/disfunzione) o dopo averlo superato (patologia/dismorfismo). I sintomi sono indicazioni del fatto che il sistema stia combattendo per dissipare entropia e attuare la transizione a un nuovo ordine più flessibile o resistente sul piano dell’organizzazione.

La sfida attuale per i professionisti della salute è quella di andare a trattare sintomi, squilibri e patologie del “nuovo millennio” prendendo in cura la persona, analizzando tutti gli aspetti che possano influire sulla sua condizione patologica in atto. In particolare, è fondamentale prendere in considerazione tutti i livelli (biomeccanico/posturale, biochimico/viscerale, psico/emozionale) e individuare quello che possa aver accumulato il maggiore carico di entropia (che può derivare essa stessa da fattori non solo emotivi, ma posturali, viscerali, etc..) senza avere la capacità di dissiparla in autonomo. Solo a quel punto sarà possibile aiutare la persona a “scaricare il sistema”, attraverso un percorso biunivoco di crescita che gli permetta di riuscire a fare quel “balzo” al nuovo ordine.

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Commenti (3)

  • Ruggero

    Ruggero

    16 Luglio 2016 at 16:34 | #

    Salve,complimenti per l'articolo molto suggestivo,volevo chiedere quali riferimenti bibliografici ha usato o quali testi si consiglierebbe di suggerire sull'argomento,inoltre su quali metodi si concentrano le terapie e con quali modlità è possibile ravvisare una condizione simile che pare difficile da definire tramite parametri oggettivamente misurati,grazie

    Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    19 Luglio 2016 at 21:27 | #

    Ciao Ruggero e grazie per il tuo commento.
    Ti rispondo io riportando quanto comunicato da Stefano in merito al suo articolo (è impossibilitato in questi giorni ad accedere e scrivere).

    Il principale riferimento utilizzato è stato il libro PNL per i Medici, di Thomson e Khan ( http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pnl-per-i-medici.php).

    Spero, nel mio piccolo, di esserti stato utile e d'aiuto. Aspettando Stefano per una risposta più completa.

    Cordialmente,
    Vincenzo.

    Rispondi

  • Ruggero

    Ruggero

    20 Luglio 2016 at 13:09 | #

    Grazie dell'input in attesa di un ulteriore approfondimento e grazie soprattutto per tutto quello che fate!

    Rispondi

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