CrossFit: una passione che non acquisisci, ma che puoi acquistare

Il CrossFit: considerazioni e critiche al metodo di allenamento divenuto più famoso

CrossFit: una passione che non acquisisci, ma che puoi acquistare
Cosa ne pensi del CrossFit? Un metodo fantastico per lo sviluppo della massa muscolare e le performance fisiche, o un miscuglio di metodiche eseguite in maniera superficiale? Ecco le considerazioni di un Ouksider, che si occupa di nutrizione e integrazione in questa disciplina.

Anni fa tiravo su un bilanciere e poi subito a fare Rope Climbing, o Trazioni, o Dip. Spingevo una "slitta" (un aggeggio di metallo su cui poggiavo i pesi) o la tiravo tramite delle corde.

Andavo in campagna, azionavo il freno a mano dell'auto a due scatti, poi tre, poi 4, e scendevo a spingerla, di schiena o di petto. Andavo nei cantieri e facevo Squat con assi di legno pesanti. Prendevo un martello pesante e martellavo su una gomma di trattore.

Questo lo avevo imparato dai bestioni del Westside Barbell, la squadra di Powerlifting Statunitense di Louis Simmons. “GPP” - la chiamavano -, General Phisical Preparadeness, o preparazione fisica generale. Tutto ciò che adatta il tuo corpo a ciò che farai in competizione senza ripetere i gesti che farai in competizione (questi fanno parte della SPP, preparazione specifica).

Quei bestioni dedicavano 4 giorni a settimana a Squat, Distensioni su Panca e Stacco da Terra. Vedete, cambiano le tecnologie e cambiano i termini. Oggi non si fanno più Squat, Panca e Stacco, ma Back Squat, Bench Press e Deadlift.

Gli altri 2 giorni e 2 altre sere di giorni di allenamento, li dedicavano alla GPP. Allenamenti Power/Strenght e allenamenti Metabolic. Vi suona familiare?

CrossFit

C'è qualche differenza, lasciando stare gli allenamenti, nella filosofia di come questa "disciplina" venga diffusa. E come tra le mani di persone che "si buttano" a insegnarla possa essere la rovina di ciò che abbiamo sempre conosciuto come allenamento duro e serio.

Oggi un preparatore di CrossFit che si ritiene un buon preparatore, altro non sa che giocare (con arte, devo dire) con i numeri - serie, ripetizioni, esercizi, minuti -. Di come la Fisiologia permetta al corpo di rispondere a certi stimoli, è abbastanza ignaro.

Questo è chiaro non appena si entra in un box di CrossFit e si assiste a un WOD - Workout Of the Day. Perché nella stessa classe sono presenti un secco con la pancetta ed un ragazzo muscoloso e definito?

Perché nella stessa classe è presente lo studente universitario che la sera andrà a una festa e l'indomani dormirà fino a tardi e il dirigente che la sera sarà in riunione dopo essere passato a prendere i suoi figli dalle lezioni di piano e l'indomani si alzerà presto per portarli a scuola?

Mistero.

La “personalizzazione” secondo quel preparatore: "Certo che personalizziamo gli allenamenti; non vedi? Mica utilizzano gli stessi carichi". Oookay.

Torniamo a quei bestioni. Settimane, mesi, anni, per imparare una tecnica impeccabile degli esercizi da competizione. Tre. Soltanto tre esercizi (due, nel caso del Weight Lifting).

GPP, SPP, e non solo: catene, blocchi, elastici, fasce, bilancieri curvi/zigzagati/angolati, semi rack, alzate parziali, esercizi ausiliari, box, palle… Lavori di dettaglio per migliorare, attraverso un processo di sintesi, soltanto tre esercizi. Tutto era volto a quelli e confluiva in quelli.

E ritorniamo al CrossFit. Molti ragazzi iniziano CrossFit senza saper fare uno Squat degno di nota o uno Stacco con almeno - non dico molto - due volte il proprio peso corporeo. Iniziano CrossFit significa che iniziano a fare i WOD. E il Preparatore spera di insegnare loro a fare CrossFit facendo CrossFit.

Cogliete la differenza?

I bestioni lavorano al dettaglio per poi sintetizzare tutto in soli tre esercizi. Il preparatore di CrossFit non lavora nel dettaglio ma superficialmente per cercare di insegnare tanti esercizi.

Il risultato?

Ragioniamo: un atleta impara un esercizio di gara del Sollevamento Pesi (Powerlifting o Weight Lifting; per quest'ultimo occorre avere l'adatta struttura) ben fatto in 1-2 anni di allenamento. E ne avrà sempre per migliorare.

Con che qualità si possono imparare 10-20 esercizi in 3-6 mesi, partecipando a gare pensando di essere "arrivati"?

Piccolo dettaglio: ci sono professionisti che valutano se un atleta possa avere le caratteristiche biomeccaniche adatte a fare alzate olimpiche. Quelle caratteristiche non cambiano con l'allenamento. Quei professionisti a volte si trovano a dover dire a coach, atleti e genitori orgogliosi "Il vostro ragazzo non è adatto a questo tipo di sport".

Eppure: qualcuno è mai entrato in un box di CrossFit ed è stato valutato a livello motorio prima di iniziare? Forse a livello economico.

Mi dispiace essere così duro ma credo anche che nessuno al mondo possa essere “Appassionato di CrossFit”. La passione nasce per argomenti più generali. Passione per gli animali, l'ambiente, lo sport, il cibo.

E si accresce in molto tempo. La passione è dentro di noi da quando siamo piccoli. Quando eravamo piccoli non esisteva il CrossFit. E nessuno con la passione per la buona cucina se ne andava in giro con magliette con su scritto “Buona cucina”.

Nel CrossFit si fa perché è proprio qui che risiede la piccolezza di questa “disciplina”: è semplicemente un marchio. Come Motta, Apple, Ikea, Samsung, Nike. E come i grandi marchi, è una “passione” che acquisti e non che acquisisci.

Salviamo il salvabile

Nel CrossFit va avanti chi è geneticamente molto portato. O almeno così voglio ancora sperare.

La realtà è che la mia esperienza e razionalità professionali mi fanno dire: o si è giovani e benestanti e si ha poco da fare durante il giorno, o ci si bomba (doparsi, per chi non ama il gergo).

Quindi, la frase corretta e sempre vera è:

Nel CrossFit va avanti chi è geneticamente molto portato o vigliaccamente molto dopato.

La filosofia di allenamento non sarebbe male, prendendo un allenamento a sé potremmo dire che è ciò che l'essere umano dovrebbe fare. Essere bravo in tante cose e funzionale. Forza, metabolismo, fiato.

Il problema è che non è contestualizzato. Il carpentiere farebbe lo stesso allenamento dell'impiegato d'ufficio. E uno studente che sta a casa all day long senza pensieri farebbe ancora lo stesso. Devi fare quel WOD, devi fare almeno 6 allenamenti a settimana, devi fare quegli esercizi anche se non adatti al tuo corpo.

L'allenamento - o meglio, la personalizzazione dello stesso - non è solo numeri, ripetizioni da fare e minuti, ma è capire le risposte organiche e fisiologiche integrandole con tutto ciò che accade attorno al corpo ("vita": i pensieri, il lavoro, i soldi, la famiglia…). Così come dieta e il resto.

Il CrossFit per la maggior parte non rispetta ciò che si dovrebbe fare per avere equilibrio con il resto della propria vita e persona. Eppure io e noi crediamo ancora che qualcuno possa avere capito: il CrossFit è un punto di arrivo.

Così come i bestioni fanno confluire tutti quegli allenamenti su soli tre esercizi, allo stesso modo il CrossFit è il bacino degli affluenti Powerlifting, Weight Lifting, Calisthenics/Ginnastica e Atletica.

Facendo le due domande "Da quanto hai iniziato a fare CrossFit?" e "Da quanto ti alleni in generale?", la differenza non può essere un periodo inferiore ai 5 anni (anche di più, per chi aveva meno "intelligenza motoria"). Quello che ci poniamo è semplice.

Alcuni di noi si sono specializzati negli Sport di Potenza, in particolare quelli da fare in palestra. Ho avuto il piacere di far partire il progetto Ricomposizione Corporea per Power Sport. Lo abbiamo integrato in Oukside in modo da confluire quella semplicità e flessibilità di approccio (alla dieta e agli integratori, in questo caso) agli Atleti.

E porteremo avanti il progetto a modo nostro: sempre davanti agli occhi l'equilibrio e il risultato di chi si rivolge a noi. Gli allenamenti sono troppo intensi e frequenti per qualcuno? Le caratteristiche fisiche e motorie non permettono l’esecuzione di certi esercizi? Lo scarso sonno o una vita frenetica non si conciliano con il CrossFit?

Non lo terremo per noi: a differenza di chi guadagna vendendo CrossFit, l'unico nostro interesse è il benessere atletico e personale di chi si rivolge a noi. Vorremmo tanto che ci fossero solo Box di CrossFit con la stessa filosofia, disposti a non accogliere iscritti che non hanno voglia di aspettare 3-5 anni per imparare davvero.

Puoi aiutarci, lasciando un commento con il nome del box che ritieni serio e professionale come lo intendiamo noi. O, se non vuoi rischiare attriti, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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Sull'Autore

Vincenzo Tortora

Sono sempre alla ricerca della massima raffinatezza: la semplicità. Nel Fitness si traduce nell'analisi minuziosa del contesto che mi trovo di fronte, applicando ad esso approcci che puntino al massimo risultato in termini di Ricomposizione Corporea o Bodyrecomposition, col minor sforzo possibile.

Commenti (9)

  • Emiliano Morini

    Emiliano Morini

    16 Novembre 2017 at 12:28 | #

    Ciao Vincenzo,

    Non so se ti ricordi di me ma ci siamo conosciuti a Pisa quando iniziasti la carriera da nutrizionista.

    Concordo con quello che hai scritto, in particolare sul fatto che il Crossfit possa non essere per tutti e che spesso ci sia poca attenzione alle basi. E sicuramente la programmazione dei wod è troppo generica per poter andare bene per tutti gli "atleti", come vengono definiti gli iscritti ad un box. Quando ho fatto la Level2 di Crossfit ci dicevano che un errore classico di un membro del box è iniziare a saltare le classi per allenarsi individualmente. Questo penso sia più un discorso di marchio che di efficacia, ma una cosa la possiamo salvare: la classe è un ambiente in cui ti confronti con i tuoi amici, trovando quella motivazione che altrimenti a fine di una intensa giornata di lavoro potresti non trovare. Secondo me questo è il punto vincente del Crossfit, la mentalità di creare una comunità, dove le persone organizzano anche eventi al di fuori della palestra. Si può creare la stessa comunità anche senza il brand ovviamente, ma il marchio aiuta. Questo è quello che ho vissuto personalmente quando mi sono spostato da Lucca a Londra e da Londra a Cambridge. Secondo me questo è il motivo per cui nel box trovi l'uomo in carriera con famiglia, lo studente secco e il fitness addicted.

    Emiliano

    Rispondi

    • Vincenzo Tortora

      Vincenzo Tortora

      16 Novembre 2017 at 12:38 | #

      Ciao Emiliano e grazie per il tuo input

      Be', certamente il marchio aiuta. Anzi, è proprio quello che aiuta; crea il senso di comunità che altrimenti non si sarebbe creato.

      Il punto è che, come detto da te, potresti avere sia il brand che l'individualizzazione dell'allenamento; basterebbe pensare che la via non sia solo quella (e in molti casi è tutt'altro).

      Il fatto che sia forte come senso di fratellanza, non dovrebbe indurre a pensare che o fai quello o non sei nessuno. :-)

      Cosa che spesso si vede nel CrossFit... Così come in tanti altri sport (vedere buono solo il proprio).

      Grazie per il confronto.

      Rispondi

  • Ale

    Ale

    16 Novembre 2017 at 16:29 | #

    Diretto, conciso, e senza peli sulla lingua.
    Come sempre.
    Io ogni volta che entro nello spogliatoio del mio box, ancora non capisco i discorsi che sento. Li vedi esausti che si lamentano, “eh…pure domani mi alleno!”, dopo che li vedi aver fatto ventimila pushup e pullup e chi più ne ha più ne metta.
    Non mi riferisco a chi gareggia ovviamente, ma al neofita tutto gasato.
    Ansimanti e sfiniti, li guardo attonito e penso:
    Ma chi vi costringe?!
    Ma perchè lo fate?!
    Giuro che ancora non ho capito.

    Per non parlare di quelli che trovo a tutte le ore di tutti i giorni, oh li trovo sempre!

    Sai che penso? Che ci vorrebbe un box attrezzato per il crossfit, ma senza crossfit.
    Almeno non quello esasperato.
    Un ghetto con tutti quei giocattoli, ma senza scalmanati.
    E per me è una nota dolente, perchè è grazie al crossfit, che non ci penso due volte se caricarmi 20Kg di valigione sulla spalla come se fosse una madball per 4 piani di scale, o portare 3 casse d'acqua a piedi come in una farmer walk.

    Purtroppo però passa un messaggio sbagliato.
    Ciò che è stato concepito come un protocollo per divertire le persone e diffondere uno stato di wellness più fruibile e rendere le persone più efficienti, diventa un dovere senza colore.

    Sarebbe bello se lo spirito generale ritorni più verso la curiosità e il divertimento del crossfit di qualche anno fa.

    Rispondi

    • Vincenzo Tortora

      Vincenzo Tortora

      20 Novembre 2017 at 12:05 | #

      Ciao Nicola

      è un piacere leggere la *risposta* a un mio articolo.

      Io vedo due punti di focus dell'attenzione: il mio sui "presunti coach" di CrossFit; il tuo sul CrossFit.

      Non disdegno, non disprezzo il CrossFit (anzi, come detto è IL tipo di disciplina per l'essere umano), ma il contorno di personaggi, direi quasi burloni, che costituiscono la maggior parte dell'ambiente.

      Non è - come sai - il tuo / vostro caso, dove PRIMA c'è lo sport e l'aver imparato certe cose, POI c'è il mettere insieme i pezzi (WL, PL, ginnastica) per fare CrossFit.

      Nella maggior parte dei casi purtroppo non viene posto così.

      Rispondi

  • Vincenzo Tortora

    Vincenzo Tortora

    21 Novembre 2017 at 16:53 | #

    Risposta ad un utente che ha commentato direttamente su Facebook (non riporto il nome per privacy; se vorrà ricommenterà lui).

    Ho pensato di inserirlo qui per completezza informativa. ;)

    "Ringrazio Vincenzo Tortora per la sua interessante analisi sul CrossFit, e, visto che è uno degli ambiti in cui esercito la mia professione, mi permetto di intervenire nella discussione, anche se in un profilo in cui forse sono abusivo, per stimolare il dibattito con alcune considerazioni. Procederò per mini argomenti, seguendo il filo cronologico dell’articolo."

    ***

    Grazie a te per il confronto. Risposto punto per punto in maniera cronologica; spero sia più chiaro così. Metto tra asterischi le mie risposte. ;)

    ***

    "Allenatori giocano con arte ma non conoscono fisiologia. La critica agli allenatori di CrossFit non è nuova e, ad onore del vero, non è esente da verità. Già tante volte si è detto come un semplice corso di 2 giorni, il famoso “livello 1”, che certifica l’ufficialità di poter allenare, è poco più che una infarinatura ed una chiacchierata. Quindi il discrimine tra gli allenatori lo fanno i trascorsi sportivi e formativi, e l’attitudine ad esercitare la propria curiosità informandosi e formandosi continuamente. E queste caratteristiche, purtroppo, attengono più alla volontà e capacità del singolo allenatore, che ad una impostazione generale di CrossFit. E di certo non è una scusante che queste politiche “generose” sono comuni ad anche ad altre federazioni e ad altri sport."

    ***

    Tutto vero quello che dici ma ci manca un livello, quello commerciale.

    Quindi, dovremmo avere:

    - Incompetenti: quelli che prima vendevano banane, poi prendono il CFL1 e continuano a vendere banane.
    - Competenti: quelli che prima studiavano e applicavano in allenamento, poi prendono il CFL1 e continuano a studiare e applicarsi in allenamento.
    - Venditori incompetenti: quelli che prima vendevano banane, poi prendono il CFL1 e iniziano a insegnare in un box.
    - Venditori competenti: quelli che prima studiavano e applicavano in allenamento, poi prendono il CFL1 e continuano a studiare e applicarsi in allenamento ma volto al CrossFit.

    C'è differenza tra prendermi un diploma/attestato, e prendermi quel diploma/attestato vendendo poi un servizio. Dal momento che vendi un servizio, sei di fatto visto come un "professionista" e dal momento che ti fai pagare hai il DOVERE PROFESSIONALE di essere COMPETENTE.

    ***

    "Non esiste vera personalizzazione. Questa argomentazione, che contiene un fondo di verità, a mio avviso confronta idealmente il CrossFit, quindi un allenamento che nella sua versione amatoriale si svolge in gruppo, con dinamiche di allenamento totalmente personalizzato (PT), che per loro stessa natura sono il massimo della personalizzazione. Anche l’argomento personalizzazione, che nella neolingua del CrossFit si traduce in “scalabilità”, apre ad un mare di polemiche soprattutto quando si verifica uno dei due casi: o l’allenatore impone all’atleta di lavorare con un movimento e/o con un peso palesemente non adatto al soggetto, o quando l’atleta stesso si ostina a farlo senza che nessuno lo faccia desistere. Tuttavia, pur non raggiungendo la personalizzazione che avviene quando si ha a disposizione un allenatore solo per sé, che oltre a stabilire movimenti e carichi, agisca anche sulle variabili volume ed intensità programmandole in funzione del soggetto, il modello CrossFit permette di raggiungere buoni risultati con l’amatore. Dosaggio il più saggiamente possibile quel concetto di scalabilità prima evocato, magari con un tempo più lungo rispetto al PT, (ma questo potrebbe anche essere un problema secondario per l’amatore), ma di certo con un notevole incremento della sua componente di socialità. E molte volte, sappiamo quando l’atomizzazione della nostra società, distrugga le componenti comunitarie e sociali dell’esistenza."

    ***

    Questo tocca qualcosa di più profondo che non ho mai negato: esiste poca personalizzazione in moltissimi altri ambiti; direi la maggior parte dei PT non fa davvero il PT ma tende semplicemente ad applicare metodologie sulla base di ciò che reputa esser idoneo per la persona, senza de facto studiare la persona.

    Il mio esempio spiega questa cosa: "Perché nella stessa classe è presente lo studente universitario che la sera andrà a una festa e l'indomani dormirà fino a tardi e il dirigente che la sera sarà in riunione dopo essere passato a prendere i suoi figli dalle lezioni di piano e l'indomani si alzerà presto per portarli a scuola?"

    Ma non è "colpa" del CrossFit, bensì di chi lo applica (filo conduttore di tutto l'articolo): non sa capire che la "vita" di un soggetto si ripercuote sulla sua risposta all'allenamento.

    E ciò che tu affermi dà ancora più enfasi proprio a questo punto.

    ***

    "Imparano CrossFit facendo CrossFit. Questa critica è vera, ma. Ed il “ma” è rappresentato dalla differenziazione tra l’amatore e l’agonista, che oramai anche nel CrossFit è necessario fare. In origine il CrossFit doveva essere un nuovo sport che migliorasse salute e livelli atletici generali (il famoso “fitness”). Non era nulla di nuovo in realtà, ma va dato atto, fedeli alla tenace attitudine statunitense alla standardizzazione commerciale, di aver creato un pacchetto (come un “happy meal” sportivo) in cui era contenuto il buono di diversi sport, come l’atletica, la pesistica olimpica e non olimpica, la ginnastica. Ovviamente, per evitare eccessive specializzazioni ma garantendo comunque un crescita globale, gli allenamenti (intensi come macro aree monostrutturale, ginnastica e pesistica) erano ruotati seguendo un semplice e semplicistico criterio di alternanza e unione. Però ad un certo punto, questo sport ha disvelato anche la sua anima competitiva, che ha significato, tra le altre cose, programmazioni scientifiche degli allenamenti. Quindi allo stato attuale abbiamo due strade nel CrossFit, che condividono l’idea di base ma differiscono in moltissimi aspetti: amatoriale ed agonistica. Voler analizzare l’una strada con le lenti interpretative dell’altra potrebbe non essere corretto oltre che quantomeno fuorviante, a mio avviso."

    ***

    Anche per le bocce son successe cose simili.

    Ma le bocce hanno un impatto sul corpo decisamente differente.

    Puoi fare il discorso "Happy Meal del Fitness" con qualcosa di diverso, sotto un certo break point.

    Appunto, guarda l'Happy Meal: con cosa è fatto? Pane morbido, carne tenera e grassa, salse sapide. Cose che piacciono a tutti e facilmente accessibili a tutti.

    Il McDonald's non si è messo in testa di creare una linea di Fast Food a base di caviale beluga e aragosta scozzese. Ha detto "Facciamo spendere poco, e usiamo roba che tira, per grandi e piccini".

    ***

    "Nessuna valutazione motoria. Ci sono persone che non possono compiere determinati movimenti presenti nel CrossFit? Verissimo. Qualcuno li valuta analiticamente prima di iniziare? No, o perlomeno mai mi è capitato. Semmai questa valutazione dovrebbe avvenire “in medias res”, rimandando al concetto di scalabilità e come esso venga utilizzato dagli allenatori."

    ***

    Ho un dubbio qui: "scalabilità" la intendi commercialmente? Perché dal lato commerciale il CrossFit è a dir poco *PERFETTO*. Ma lo stiamo valutando per altro.

    "CrossFit come solo marchio. Aspetto assolutamente innegabile. Magari si potrebbe sostituire quel “solo” con “anche”, ma cambierebbe di poco la natura molto commerciale di tutta l’opera. È indubbio che la sua crescita ed il suo espandersi sia dovuto anche alla sponsorizzazione massiccia e alla promozione martellante che è stata fatta. È altresì probabile che quando l’onda si sarà attenuata il movimento si ridurrà. Anche se io credo che il CrossFit, pur non avendo inventato nulla, abbia dalla sua la riscoperta di un idea di allenamento che, pur non sostituendosi del tutto al fitness tradizione, possa essere davvero qualcosa di positivo nel mondo sportivo e soprattutto nella cultura sportiva. E comunque cosa succederà davvero “lo scopriremo solo vivendo”."

    ***

    Non è stato detto sia *SOLO* un marchio; il marchio non è cosa negativa; anzi. Un marchio che sia volto a fin di bene aiuta nello sviluppo di quella cosa a fin di bene.

    Il punto da sottolineare è quello che tramite il CrossFit si sbaglia (da parte di chi insegna, soprattutto, e di chi insegna in modalità "venditore incompetente") spesso approccio allo sport/allenamento. Chi ha spirito critico comprende che ci vuole una certa preparazione e competenza, prima di arrivare a fare certe cose; c'è chi invece come lo vede la soluzione ai problemi finanziari e commerciali della sua palestra, quindi...

    ***

    "Genetica e/o doping. Altra considerazione interessante ma forse riduttiva. Far finta che non esista il doping nella versione agonistica del CrossFit è offensivo dell’intelligenza umana. Fin dalle gare più piccole ai Games, che sono le finali mondiali, complice anche una (voluta?) lascività nei controlli, il doping di certo è presente. Prova ne è che nell’ultimo anno, quando in qualche evento timidamente si sono fatti avanti dei controlli, si è assistito a scene di fuggi fuggi generale, e la stessa medaglia di bronzo maschile ai games è stato squalificato. Stesso discorso vale per la genetica, ma ovviamente si estende a tutti gli sport; colui più dotato geneticamente sarà di certo avvantaggiato. Ma, e qui torniamo al discorso amatore – agonista, negli ultimi anni si è assistito ad una crescita esponenziale del livello degli atleti, anche in Italia. Imputare ciò solo all’aumento del doping, o a selezioni genetiche, mi sembra riduttivo. Io credo invece che genetica e doping siano 2 dei 5 vertici del pentagono di abilità per poter eccellere nello sport. In cui, negli altri vertici, troviamo motivazione, programmazione degli allenamenti e regime nutrizionale. Soprattutto negli ultimi due ambiti, teoria e pratica negli ultimi anni hanno fatto continui passi da gigante, ed i risultati lo dimostrano (ed anche l’impegno di Vincento Tortora in questo senso con i suoi libri e corsi lo testimonia).

    ***

    Prima parte: non si può sapere...

    Non ho detto che ci sia "solo" doping; se proprio devo dirla tutta, non sono neanche un attivista anti doping (so che c'è, non lo combatto, ma non lo promuovo). Farei due categorie nel CrossFit (e in altri sport): doping vs non doping.

    Sul pentagono sportivo, vedo il doping/i farmaci come un imponente fattore che cambia la biochimica e l'endocrinologia (quindi anche la psicologia) della persona.

    Motivo per cui, non so quanto sapremo mai in che direzione va il nesso causa-conseguenza.

    Sono fortemente motivato, voglio vincere, quindi mi dopo? Il doping incrementa ulteriormente la mia motivazione e grinta?

    Oppure sono fortemente DEmotivato, voglio comunque vincere, mi dopo per stare un po' più su?


    --


    Come si discuteva Sabato scorso al nostro workshop, comunque, questo articolo è stato letto dalla "parte buona" del CrossFit. I commenti fatti finora sono da chi giustamente lo difende, perché lo applica in maniera onesta.

    Tu stesso lo fai in maniera onesta, e con passione.

    L'articolo NON È una critica al CrossFit, ma al "contorno".
    Cosa che è presente anche in altri contesti; ma che il CrossFit ha esaltato essendo qualcosa che si è sviluppato molto negli ultimi tempi e che è "sotto i riflettori" oggi (magari in futuro sarà qualcos'altro).

    --

    Grazie del confronto.

    Rispondi

  • Lorenzo Mosca

    Lorenzo Mosca

    22 Novembre 2017 at 14:32 | #

    Ringraziandoti per la possibilità, continuo qui la discussione, citando i tuoi passi.

    ***
    Tutto vero quello che dici ma ci manca un livello, quello commerciale.
    Quindi, dovremmo avere:
    - Incompetenti: quelli che prima vendevano banane, poi prendono il CFL1 e continuano a vendere banane.
    - Competenti: quelli che prima studiavano e applicavano in allenamento, poi prendono il CFL1 e continuano a studiare e applicarsi in allenamento.
    - Venditori incompetenti: quelli che prima vendevano banane, poi prendono il CFL1 e iniziano a insegnare in un box.
    - Venditori competenti: quelli che prima studiavano e applicavano in allenamento, poi prendono il CFL1 e continuano a studiare e applicarsi in allenamento ma volto al CrossFit.
    C'è differenza tra prendermi un diploma/attestato, e prendermi quel diploma/attestato vendendo poi un servizio. Dal momento che vendi un servizio, sei di fatto visto come un "professionista" e dal momento che ti fai pagare hai il DOVERE PROFESSIONALE di essere COMPETENTE.
    ***
    Concordo con la tua schematizzazione, meno con il dovere professionale. O meglio, concordo nell’etica che ne sottende, ma non nell’imposizione di questa attitudine degli allenatori. Un dovere o è legato ad un etica, quindi ad una regola morale o spirituale superiore al singolo, o deve essere legato ad una norma giuridica, con susseguente pena nel caso non venisse rispettata. Mancando la seconda condizione, continueremo ad affidarci alla coscienza del singolo.

    ***
    Anche per le bocce son successe cose simili. Ma le bocce hanno un impatto sul corpo decisamente differente. Puoi fare il discorso "Happy Meal del Fitness" con qualcosa di diverso, sotto un certo break point. Appunto, guarda l'Happy Meal: con cosa è fatto? Pane morbido, carne tenera e grassa, salse sapide. Cose che piacciono a tutti e facilmente accessibili a tutti. Il McDonald's non si è messo in testa di creare una linea di Fast Food a base di caviale beluga e aragosta scozzese. Ha detto "Facciamo spendere poco, e usiamo roba che tira, per grandi e piccini".
    ***
    Concordo con la gerarchia delle priorità, il CrossFit, come tutte le attività sportive, ancora di più quelle ad alta intensità, hanno un innegabile impatto sull’atleta. Però, continuo a ritenere la filosofia del CrossFit, come un’attività che potesse migliorare il livello prestativo, e quindi salutistico, ancora valida. Per l’amatore, quella stessa metodologia, risponde in maniera ottimale alle sue richieste, ai suoi obiettivi, alla sua resilienza, alle sue disponibilità di tempo e denaro. Ecco perché le classi, ecco perché l’alternanza semplicistica di MWG. Perché per un amatore, che si allena 2-3 volte a settimana, con una costanza ed una determinazione variabile, e con un’importanza data al CrossFit in quanto sport della sua vita meno basilare di quella che dà il suo allenatore al CrossFit, i risultati che ottiene, perché con il CrossFit i risultati si vedono e all’amatore va bene (merito di certo non del pacchetto in sé ma forte del concetto di attività ad alta intensità ed alto impatto metabolico). E prima che raggiunga il famigerato stallo, ce ne passa di tempo, ed è probabile anzi che non ci arrivi mai. Discorso completamente diverso deve essere fatto per gli agonisti, ovviamente.
    ***

    ***
    Ho un dubbio qui: "scalabilità" la intendi commercialmente? Perché dal lato commerciale il CrossFit è a dir poco *PERFETTO*. Ma lo stiamo valutando per altro.
    ***
    La scalabilità la intendo non commercialmente. In questo caso il CrossFit si pone come attività potenzialmente universalistica, ossia si rivolge a tutti. Intendo il concetto come scalabilità tecnica. Nessuno vuole negare che non venga svolta nessuna valutazione motoria pregressa, almeno non ne sono mai stato testimone. Ciò che avviene è una valutazione sommaria nel mentre che il novizio è inserito nella classe, di certo con molta gradualità tecnica e metabolica. Alcune palestre inoltre prevedono una serie di lezioni introduttive focalizzate su alcuni movimenti e tecniche di base. Si potrebbe fare di più? Certamente, ma in quel caso entriamo nel campo dell’allenamento personale e personalizzato. E non di un allenamento di gruppo.
    ***

    ***
    Non è stato detto sia *SOLO* un marchio; il marchio non è cosa negativa; anzi. Un marchio che sia volto a fin di bene aiuta nello sviluppo di quella cosa a fin di bene.
    Il punto da sottolineare è quello che tramite il CrossFit si sbaglia (da parte di chi insegna, soprattutto, e di chi insegna in modalità "venditore incompetente") spesso approccio allo sport/allenamento. Chi ha spirito critico comprende che ci vuole una certa preparazione e competenza, prima di arrivare a fare certe cose; c'è chi invece come lo vede la soluzione ai problemi finanziari e commerciali della sua palestra, quindi...
    ***
    Non posso che essere d’accordo con te. Potremo addirittura amplificare il concetto sostenendo che per tutte le cose della vita ci vuole curiosità, spirito critico e attitudine all’umiltà ed al sacrificio (come anche fortuna ed audacia). Fedeli alle perverse dinamiche liberiste della teologia del mercato, la politica di CrossFit segue la massimizzazione del proprio profitto e la concorrenza sfrenata dei propri membri. Sfornando nuovi allenatori (che in Italia, visto che ringraziando Iddio ancora la lingua ufficiale è l’italiano, potremo anche chiamare “allenatori” senza ammantarci di insensata esterofilia con i “coach” ed i “trainer”), e garantendo libertà totale all’apertura di nuove palestre affiliate. In questo modo, secondo la più ancestrale legge della giungla, solo i migliori sopravvivranno e gli altri soccomberanno, ossia andranno via dal mercato. La domanda vera è “i migliori saranno i più competenti oppure coloro che stanno meglio sul mercato, figure che potrebbero anche non essere coincidenti”? Lo scopriremo solo vivendo, e combattendo.

    Rispondi

    • Vincenzo Tortora

      Vincenzo Tortora

      22 Novembre 2017 at 18:42 | #

      Grazie ancora per la risposta.

      Questa volta son più veloce in quanto mi hai chiarito diversi punti (ancora grazie).



      Su etica & co.

      Eh, questione delicata.

      *PER ME* un servizio = utente paga per ottenere qualcosa di cui sa o capisce di avere bisogno e di non essere in grado di ottenerlo se non con l’aiuto di colui al quale si rivolge.

      Quest’ultimo è professionista in quel settore in cui quel servizio viene erogato.

      Per me l’etica professionale “nasce” ogni qual volta viene fornito un servizio per cui si paga (non per forza con una transazione economica).

      Ovvero quando si instaura una relazione “professionista-cliente”.



      Chiaro il concetto di scalabilità e la spiegazione nelle due risposte successive.

      D’accordo: il CrossFit (parliamo sempre di “ben usato”) è scalabile nel modo in cui hai indicato.



      Ahimè, ho paura che non rimarranno solo i migliori, perché...

      Ma effettivamente è da vedere.

      Dovrebbe cambiare il modo di concepire l’allenamento, incrementare la consapevolezza che le persone hanno dello stesso, perché se è vero che il mercato è fatto di persone, se queste capiscono il valore profondo di una cosa scremando da tutto ciò che è “moda / marchio / pubblicità”, allora verrà premiato chi promuove quel valore.

      — Grazie ancora del confronto

      Rispondi

      • Lorenzo Mosca

        Lorenzo Mosca

        22 Novembre 2017 at 19:30 | #

        D'accordo con le tue riflessioni. Grazie a te

        Rispondi

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